Premier belga al palazzo reale
Il premier belga arrivato al palazzo reale per presentare le sue dimissioni al re (Ansa)

Il governo del Belgio è sull’orlo della crisi. Dopo giorni di stallo senza un accordo sul bilancio federale per il 2027 e sul risanamento da 10 miliardi di euro entro il 2029, il premier Bart De Wever, si è recato questa mattina da re Filippo I per presentare le sue dimissioni.

Secondo i media del Paese, potrebbe essere l’ultima mossa del primo ministro per uscire dallo stallo entro domani a mezzogiorno, il termine ultimo per trovare una convergenza sulla manovra.

Le discussioni sul budget hanno impegnato la coalizione di centrodestra nelle ultime settimane, senza successo. Il Belgio ha un deficit pari al 5% e un debito che arriva quasi al 110% del Pil. Per questo, è costretto a una procedura severa di rientro secondo le regole del Patto di stabilità europeo.

L’opposizione ha criticato duramente il governo per il suo fallimento, mentre il secondo partito di maggioranza MR (Mouvement Réformateur), di orientamento liberale e parte della «famiglia» di Renew, ha affermato per voce del vicepremier David Clarinval che «il volume di tasse sul tavolo resta decisamente troppo elevato» e che « rifiutarsi di attuare riforme concrete per ridurre la spesa pubblica condanna il Paese ad accumulare un deficit sempre maggiore, che le imposte non sono più in grado di colmare».

La coalizione di governo divisa tra meno tasse e più contributi dai ricchi

Il Paese è governato dalla cosiddetta coalizione «Arizona», composta autonomisti fiamminghi dell’N-Va, socialisti fiamminghi del Vooruit, liberali francofoni dell’MR, cristianodemocratici fiamminghi del Cd&V e centristi francofoni di Les Engagés.

Se l’ala destra di questo campo largo si lamenta delle troppe tasse, dalle frange più a sinistra si spinge per un contributo maggiore da parte delle classi più abbienti che hanno «le spalle più larghe».

Posizione più conciliatoria quella dei cristiano-democratici fiamminghi, che hanno esortato a non gettare la spugna perché «il nostro Paese non ha tempo da perdere. Tutti i partner devono rendersi conto della gravità della situazione e riprendere le discussioni al più presto» e «un’eventuale crisi di governo non risolverebbe alcun problema; al contrario, rischierebbe di crearne di nuovi».

Il re «congela» la crisi: «Avviata una serie di consultazioni con i leader della maggioranza»

Il monarca ha, per il momento, deciso di prendere tempo. «Il primo ministro ha rassegnato le dimissioni a seguito del fallimento dei negoziati sul bilancio. Il re si riserva di prendere una decisione e, a partire da domani, avvierà una serie di consultazioni con i leader dei partiti di maggioranza», ha fatto sapere il palazzo in una nota. «Il re si rammarica che non sia stato raggiunto alcun accordo su un bilancio credibile e adeguato alle sfide attuali. In un contesto caratterizzato da grande incertezza geopolitica e da notevoli difficoltà economiche, il Paese non può permettersi una crisi politica prolungata».

Un congelamento della crisi, dunque. Nei prossimi giorni vi saranno una serie di consultazioni, un modo per prendere tempo e permettere ai partiti di raggiungere un eventuale accordo dell’ultimo secondo, evitando di far tornare il Paese alle urne.

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