- Bardonecchia è un caso diplomatico. La polizia transalpina irrompe in un centro di accoglienza e preleva campioni di urina da un nigeriano. La Farnesina convoca l’ambasciatore e chiede spiegazioni, ma da Parigi replicano: «Regole rispettate».
- Lasciamo che l’Ue ci tratti da campo profughi: gli «alleati» agiscono di conseguenza.
Lo speciale contiene due articoli
L’incapacità di controllare e difendere i confini, la pessima gestione dell’invasione migratoria, la sudditanza nei confronti degli ingombranti vicini europei: nella vicenda grottesca di Bardonecchia si concentrano tutte le storture dell’Italia così come l’hanno lasciata i governi a trazione progressista.
Tutto, in questa storia, gronda squallore: le meraviglie dell’Europa unita finiscono nel cesso di un centro per migranti, con i gendarmi francesi che costringono un uomo a sottoporsi al test dell’urina. Un’immagine più triste sarebbe difficile persino immaginarla.
E si possono chiamare in causa tutti i trattati fra nazioni del mondo, ma la questione centrale resta l’atteggiamento del Paese attualmente guidato da Emmanuel Macron. Ovvero l’uomo che, nel luglio 2017, dichiarava: «La Francia non ha sempre fatto la sua parte per quanto riguarda i rifugiati, stiamo accelerando i processi e lo faremo». Peccato che poi abbia fatto l’esatto contrario. La Francia, ormai da parecchio tempo, ha deciso di blindare le proprie frontiere, ma solo in un senso, a quanto pare.
Gli amichevoli cugini – così gonfi d’entusiasmo europeista – hanno sempre respinto tutti gli immigrati che tentavano di oltrepassare il confine. Prima lo hanno fatto a Ventimiglia, trasformando la città ligure in una specie di area di sosta per clandestini con ampio corredo di militanti antagonisti (i cosiddetti no borders): un bel guazzabuglio di cui è stata l’Italia a doversi far carico. Adesso la storia si ripete a Bardonecchia, dove – una settimana – è stata respinta una nigeriana di 31 anni, incinta e affetta da un linfoma – che è morta poco dopo il parto cesareo (effettuato all’ospedale Sant’Anna di Torino).
Poi, però, i doganieri d’Oltralpe si sentono in diritto di trascinare un uomo, nigeriano anche lui, nel bagno di un centro migranti perché sospettano che sia uno spacciatore. In pratica, ci usano come lo scarico di casa.
Di questo comportamento, la Francia deve rendere conto, senza il minimo dubbio. Tutto questo bailamme, però, deve far riflettere parecchio anche noi italiani. Anche il nostro Paese ha delle responsabilità. O, meglio, le hanno i politici che l’hanno guidato finora. Se attorno alla frontiera c’è caos, è perché ci siamo fatti carico di un numero abnorme di migranti, e abbiamo consentito agli altri Stati europei – Francia e Germania in primis – di trasformarci nel loro campo profughi. In sede comunitaria abbiamo sempre chinato la testa, accettando ogni imposizione. Anzi, talvolta ci siamo volontariamente prestati all’invasione. Mentre gli altri facevano di tutto per chiudersi, noi spalancavamo le frontiere.
Macron, invece, le frontiere le apre solo per far entrare qui i suoi agenti, e l’insulto appare ancora più grave nel quadro avvilente della crisi migratoria. Non siamo gli scendiletto dei francesi, e se qualcuno ha comunicato a Parigi questo messaggio, è ora di far sapere che la musica deve cambiare.
Francesco Borgonovo
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