Inizia la sfida all’Ue sul tema migranti. L’obiettivo è superare il Trattato di Dublino
ANSA
  • La linea dell’esecutivo: «O cambia l’Europa o altre strade». Scontro con Tunisi sull’uscita di Matteo Salvini: chiamato l’ambasciatore.
  • È polemica dopo la sparatoria di San Ferdinando e le dichiarazioni sulla «pacchia» del leader leghista Ma la verità è che lo sfruttamento è figlio dell’accoglienza indiscriminata e della mancanza di regole.
  • Alle urne trionfa Janez Janša, ma (pure lì) il presidente non vuole concedere l’incarico La stampa parla di un presunto finanziamento di Victor Orban al politico identitario.

Lo speciale contiene tre articoli

Se per l’approvazione di misure chiave come la flat tax e il reddito di cittadinanza si dovrà aspettare, è indubbio che sull’immigrazione il governo debba dare da subito dei segnali. Anche perché è in corso il vertice dei ministri dell’Interno europei nel Lussemburgo, dove si discuterà delle modifiche agli accordi di Dublino. Il nuovo titolare del dicastero, Matteo Salvini, sarà al Senato per il voto di fiducia all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ma, come ha annunciato domenica a Pozzallo, la delegazione italiana si schiererà contro la revisione del Trattato. Secondo Salvini, infatti, le proposte formulate dal Parlamento europeo sono peggiorative, poiché mirano ad «appesantire i Paesi del Mediterraneo, come Italia, Cipro, Malta, Spagna, dandoci migliaia di migranti per dieci anni».

La nuova versione dell’accordo prevede il superamento del principio per cui il Paese d’ingresso dei migranti è l’unico responsabile della gestione delle richieste d’asilo. Ma il punto dolente è che il sistema delle famose quote sarà reso permanente, cioè la redistribuzione degli arrivi non scatterà solo in caso di emergenze umanitarie come la guerra civile siriana. E se da un lato questo può significare che agli Stati nordeuropei non sarà più consentito voltarsi dall’altra parte, dall’altro un simile principio rischia di incoraggiare le partenze. Che come ben sappiamo, determinano problemi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale, visto il comprovato pericolo di infiltrazione dei terroristi dell’Isis sui barconi. Nonostante le lisciate di pelo della cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale ha riconosciuto che «l’Italia è stata lasciata sola ad accogliere i migranti dopo il crollo della Libia», il nostro Paese si schiera dunque con il gruppo di Visegrad, che aveva anticipato la propria opposizione alle modifiche di Dublino.

Per Salvini, si tratta di un approccio di «buon senso» a un tema, quello degli sbarchi e dell’accoglienza «di centinaia di migliaia di non profughi», che «non può continuare a essere solo un problema italiano». Ciò non necessariamente deve implicare una rottura con l’operato di Marco Minniti. L’ex titolare del Viminale, ha chiarito il neo-ministro, ha svolto «un discreto lavoro». Ragion per cui il governo gialloverde non smonterà «nulla di ciò che di positivo è stato realizzato», bensì lavorerà «per rendere ancora più efficaci le politiche di controllo, di allontanamento e di espulsione».

È proprio su questi aspetti che il numero uno del Carroccio potrebbe indurre gli ambienti Ue ad abbandonare il loro scetticismo verso la coalizione populista. Il Corriere della Sera, ad esempio, ha ipotizzato che per vari motivi il progetto di Salvini sui migranti potrebbe piacere all’Europa. Il contratto tra Lega e 5 Stelle, infatti, prevede una doppia corsia nell’esame delle richieste d’asilo: la precedenza dovrebbe essere accordata a chi evidentemente ha maggiore bisogno di essere accolto. Al contempo, l’Italia si impegnerebbe ad aumentare da tre a diciotto mesi il tempo massimo di detenzione degli immigrati nei Centri di permanenza, oltre ad accelerare le pratiche di rimpatrio: al ritmo attuale, impiegheremmo più di ottant’anni a mandare a casa gli oltre 600.000 migranti irregolari. Sono propose per mettere in atto le quali l’Unione europea sarebbe pronta a stanziare dei fondi, sulla falsariga di quanto fatto con i 3 miliardi di euro alla Turchia per tenere sotto controllo la rotta balcanica.

Certo, Salvini non ha abbandonato la verve polemica in virtù del ruolo istituzionale. Durante il tour in Sicilia, ha rivelato di voler incontrare Carmelo Zuccaro, il procuratore che aveva messo sotto inchiesta le Ong, definite dal ministro degli Interni «vicescafisti» e accusate di lucrare sulla pelle dei bambini. Il leader della Lega ne ha avute pure per la Tunisia: «È un Paese libero e democratico che non sta esportando galantuomini, ma spesso e volentieri esporta galeotti». La circostanza per cui, in quelle stesse ore, giusto al largo della Tunisia venissero ripescati 47 cadaveri, mentre nell’Egeo il naufragio di un barcone causava nove vittime, tra cui sei bambini, ha dato adito a maligne associazioni mediatiche tra le stragi in mare e le idee del ministro. Che risponde querelando Roberto Saviano, secondo cui Salvini sarebbe uno che «vuole far affogare le persone». Ieri, poi, è arrivata la reazione della Tunisia, che convocando l’ambasciatore italiano ha espresso «profondo stupore per le dichiarazioni» del Viminale.

Intanto, a Pescolanciano, cittadina del Molise, una Regione in cui l’impatto sociale dell’immigrazione sta assumendo contorni drammatici, un incendio ha danneggiato i locali di un centro d’accoglienza dove erano ospitati 15 richiedenti asilo. E se il sindaco parla di possibile movente xenofobo, c’è persino chi, su Twitter, accusa i seguaci «della dottrina Salvini» di aver assassinato a Rosarno Soumaila Sacko, un bracciante maliano che si batteva per i diritti sindacali degli altri contadini africani. Qui, però, casca l’asino: chi vuole più immigrati, vuole più manodopera a basso costo. Più schiavi da mettere al servizio del grande progetto europeo: la deflazione salariale come strumento di competitività sul mercato globale.

Alessandro Rico

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