- Si ricomincia: il Viminale invia 90 stranieri appena sbarcati in Umbria, Marche e Campania. Ecco il risultato dei porti aperti.
- Il capo della polizia Franco Gabrielli ha lanciato l’allarme venerdì, ma la dura verità sui reati degli irregolari (e non solo) era già nota. Come dimostra un autorevole studio del 2016.
Lo speciale contiene due articoli.
«Non urla ma fatti», ha gongolato l’altro giorno il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, presentando il mirabolante decreto rimpatri del nuovo governo. «Se un migrante può stare in Italia si deciderà in 4 mesi e non in due anni», ha aggiunto, con il tono di quello che ha la soluzione in tasca. Tutto vero: i giallorossi non hanno urlato, e ci hanno fornito alcuni fatti in base ai quali possiamo giudicare il loro operato. È un fatto, ad esempio, la circolare del ministero dell’Interno – dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione – datata 24 settembre 2019 che ieri Matteo Salvini ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Si tratta di un provvedimento del suo successore, ovvero il ministro Luciana Lamorgese.
L’oggetto è il «trasferimento di numero 90 migranti da Agrigento ad Ancona, Avellino e Terni». Con quel foglio, il Viminale spiega che «in relazione alle esigenze rappresentate dalla Prefettura di Agrigento, si dispone il trasferimento di numero 90 migranti dal centro di accoglienza di Villa Sikania (Agrigento)».
È un atto piuttosto interessante. Vista la provenienza agrigentina, è molto probabile che gli stranieri in questione siano clandestini approdati a Lampedusa e dintorni grazie agli ormai famosi barchini. Di questi, 30 finiranno – per decisione della Lamorgese – nelle strutture di accoglienza di Ancona, 30 in quelle di Avellino e altri 30 nei centri per migranti di Terni.
Ecco qui i «fatti» di cui parlava Di Maio. I rimpatri del governo giallorosso avvengono eccome, solo che gli stranieri vengono rimpatriati… in Italia. Mentre il ministro degli Esteri si vantava delle sue straordinarie trovate per risolvere il grosso guaio chiamato invasione, non solo gli sbarchi si intensificavano, ma il ministero dell’Interno provvedeva a ripartire gli aspiranti profughi freschi di approdo nelle strutture ricettive del Centro Sud.
C’è un altro particolare che merita di essere notato. La circolare risale al 24 settembre. Il giorno prima, Luciana Lamorgese si trovava a Malta per il vertice sull’immigrazione che ha partorito l’accordo farlocco di cui abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Parlando con la stampa, il ministro si è mostrato estremamente soddisfatto: «Da oggi – Italia e Malta non sono più sole», ha detto. «C’è la consapevolezza che i due Paesi rappresentano la porta d’Europa». Poi ha precisato: «Il testo predisposto va nella giusta direzione, ci sono contenuti concreti e abbiamo sciolto dei nodi politici complicati».
La Lamorgese ha esplicitamente fatto riferimento alla «redistribuzione dei migranti su base obbligatoria» e, come riportava l’Ansa, ha accennato a «tempi molto rapidi (4 settimane) per i ricollocamenti e, soprattutto, la redistribuzione di tutti i richiedenti asilo e non solo di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato». Come no. Tempo 24 ore ed ecco la «redistribuzione» alla prova: i migranti sono stati «redistribuiti» in Italia.
Anche perché – se come probabile i migranti di Agrigento sono irregolari giunti su mezzi di fortuna – gli altri Stati membri dell’Ue non sono tenuti a farsene carico. Dunque tocca a noi gestirli, accoglierli, mantenerli e accendere un cero a qualche santo sperando che i Paesi di provenienza, prima o poi, se li riprendano.
Forse è anche per questo motivo che, nelle ultime ore, la Lamorgese sta cercando in ogni modo di smorzare i toni. Dopo le sparate di Di Maio sui rimpatri alla velocità della luce, infatti, il ministro dell’Interno ci ha tenuto a precisare che «l’immigrazione è un problema strutturale, nessuno ha la bacchetta magica». E ancora: «Sicuramente il decreto può essere utile a diminuire i tempi medi, ma è difficile ora dire se saranno di un mese o due mesi». In pratica, è una mezza ammissione di impotenza. Il capo dimezzato dei 5 stelle si vantava, e subito la collega del Viminale ha fatto capire che c’è poco da festeggiare, perché gli arrivi di stranieri proseguono, e la gestione rimane in capo a noi.
Ovviamente il governo giallorosso sta bene attento a non citare le spartizioni di presunti profughi nel nostro Paese. Continuano a ragionare di strategie europee (anche piuttosto fumose) e a parlare di «discontinuità con la precedente gestione». Intanto, però, il meccanismo di Profugopoli sta ricominciando a funzionare a pieno regime.
Dipende anche da questo, con tutta probabilità, la scelta delle destinazioni finali dei 90 migranti provenienti da Agrigento. Le Marche sono governate dal Partito democratico (e Ancona è amministrata dal medesimo Pd). Avellino ha un sindaco di centrosinistra in una Regione a guida Pd. Unico piccolo ostacolo potrebbe essere l’Umbria. Ancora per qualche tempo è una Regione rossa, ma il sindaco di Terni è della Lega. E infatti si è risentito non poco. «Apprendo con stupore e preoccupazione la notizia dell’arrivo presso le strutture di accoglienza della Prefettura di Terni di 30 immigrati», ha detto ieri il primo cittadino Leonardo Latini. «Dopo un periodo di relativa calma, dispiace notare che gli sbarchi sulle coste italiane sono nuovamente ripresi e che a pagarne il prezzo sia solo l’Italia e in particolare i Comuni e i cittadini. Chiederò un incontro alla Prefettura di Terni al fine di evitare che la città paghi un peso sociale eccessivo rispetto alle sue reali capacità, tenuto conto anche del significativo contributo offerto già negli ultimi anni in tema di accoglienza».
Tutto come prima, compreso il sindaco che viene a conoscenza dell’arrivo degli stranieri dal suo capo partito. Segno che il ministero dell’Interno ha taciuto e la Prefettura non lo ha informato. Sembra proprio che, rispetto ai bei tempi del 2016 e del 2017, non sia cambiato proprio nulla nell’atteggiamento dei progressisti. Si vede che anche la sinistra, a modo suo, ci tiene alle tradizioni…
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