L’unico lavoro difeso dalla sinistra è quello sulla pelle degli immigrati
  • Repubblica affranta per gli operatori dei centri profughi finiti a spasso dopo che Matteo Salvini ha chiuso i porti. E per trovare loro un nuovo impiego, l’esecutivo studia un’altra sanatoria, ispirata alle idee di Emma Bonino.
  • Mise assediato da crisi aziendali che rischiano di lasciare in strada migliaia di operai. Tavoli fissati a regionali avvenute: i giallorossi non vogliono rischiare di perdere voti.

Lo speciale contiene due articoli.

Si dice che, ormai da tempo, la sinistra italiana non si occupi più di lavoro. E in effetti, se guardiamo i cinque punti proposti da Nicola Zingaretti giorni fa per rilanciare il Pd, viene da pensare che sia vero.

L’illustre segretario ha parlato di ambiente, di differenze di genere, di salute, educazione, semplificazione. Ma quell’antica è bistrattata parola – lavoro – proprio ha evitato di citarla. Tuttavia non dobbiamo essere ingiusti. Bisogna anzi riconoscere che ai puri di cuore del progressismo italico alcune forme di lavoro interessano parecchio: tutte quelle riguardanti i migranti.

Da giorni, infatti, sale da sinistra uno straziante lamento: gli operatori dei centri di accoglienza, a causa dei decreti Sicurezza voluti dall’orrendo Salvini (e che l’attuale governo non ha ancora cancellato), rischiano di perdere il posto. Ieri, a leggere Repubblica, c’era da farsi spezzare il cuore: poiché il numero di stranieri inseriti nel sistema dell’accoglienza è passato da circa 168.000 a 90.000, si stima che «15.000 operatori del terzo settore, quasi tutti giovani under 35 italiani» saranno lasciati a casa a causa della chiusura dei centri di accoglienza. In aggiunta, il giornale proponeva la storia strappalacrime di Federica, 35 anni, mediatrice culturale, licenziata per via della chiusura dei progetti Sprar.

Insomma, chi si oppone all’immigrazione di massa non soltanto è razzista-fascista-xenofobo, ma pure nemico dei giovani e del lavoro. Quale dovrebbe essere la soluzione secondo gli illuminati amici progressisti? Ovvio: cancellare i decreti salviniani e far ricominciare daccapo la girandola dell’accoglienza indiscriminata.

Forse a sinistra non si rendono conto di quanto cinismo trasudi da ragionamenti di questo tipo. Cercano di far passare l’idea che i sovranisti cattivi danneggino una marea di persone, ma trascurano alcuni particolari non del tutto irrilevanti. Già il fatto che il settore dell’accoglienza in questi anni abbia impiegato migliaia di persone è semplicemente folle. Significa che qualcuno ha voluto edificare un intero sistema basato sullo sfruttamento della sofferenza per creare qualche impiego (e così addolcire una pillola altrimenti fetida). Negli anni di Renzi e Gentiloni, quando gli sbarchi erano alle stelle, da ogni parte proliferavano corsi di formazione, corsi universitari, master, progetti regionali tutti dedicati alla creazione di professionisti dell’accoglienza. Il piano era chiaro: trasformare l’Italia in un campo profughi a cielo aperto e spingere un bel po’ di disoccupati a diventare guardiani del campo. E non stiamo nemmeno parlando di persone assunte dallo Stato, ma di gente impiegata da associazioni e cooperative, la cui unica qualifica, talvolta, era quella di conoscere una lingua africana. Chi scrive ha partecipato a un paio di corsi di formazione di quel tipo, e ha avuto occasione di parlare a lungo con alcuni giovani professionisti dell’accoglienza contrattualizzati da cooperative. A parte lo stipendio ridicolo, le condizioni di lavoro in cui parte di loro si trovava immersa erano al limite del degrado.

Vi sembra questo un modo di creare occupazione? Semmai oggi bisognerebbe prendersela con chi ha pensato di mettere in piedi questo meccanismo vergognoso, non con chi ha cercato di abbatterlo. Dobbiamo considerare, per altro, che il numero di impieghi dell’accoglienza dipende dal numero di migranti irregolari che entrano. Per avere tanti impieghi servono tanti sbarchi. Quindi tanti morti, tanti clandestini, tante coop pronte a fare affari, e tutto il restante indotto a cui siamo da tempo assuefatti. Vogliamo davvero far ripartire il moloch immigrazionista perché i centri di accoglienza chiudono e le coop (o la Caritas) si lamentano? È così che si vuole combattere il business dell’accoglienza? Semmai bisognerebbe pensare a come trovare nuovi posti per gli italiani che dovessero essere lasciati a casa da coop e simili. Ma su questi temi, dicevamo, la sinistra appare freddina. E mentre si lagna per i poveri professionisti dell’immigrazione a spasso, contemporaneamente escogita nuovi modi per danneggiare ulteriormente il mercato del lavoro. Il ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, ha fatto sapere giorni fa di essere all’opera per approntare un provvedimento di regolarizzazione dei clandestini. Una bella sanatoria che potrebbe toccare potenzialmente 400.000 persone. Dite un po’: secondo voi che cosa andranno a fare tutti costoro una volta che saranno regolarizzati? Una metà è composta di colf e badanti, e l’altra? Beh, è ovvio: è gente che dovrà occupare posti di lavoro, un vero e proprio esercito industriale di riserva che farà la sua parte per abbassare i salari di tutti. Niente male come piano…

Se non bastasse la trovata della Lamorgese riguardante la regolarizzazione, ecco l’altra splendida proposta: la campagna «Ero straniero» sostenuta da alcuni esponenti del Pd e lanciata dai radicali (noti per apprezzare parecchio il potenziale sfruttamento dei lavoratori importati). Ieri Avvenire ha offerto il suo contributo alla causa con una commovente intervista a don Virginio Colmegna della Casa della carità di Milano. Il don ovviamente tifa perché la legge di iniziativa popolare che la campagna ha prodotto venga approvata. Non è il solo, del resto sappiamo bene che per la Caritas e altre organizzazioni di ambito cattolico l’accoglienza per anni è stata una manna.

In sostanza, anche con «Ero straniero» si parla di una gigantesca regolarizzazione, con una aggiunta: la possibilità di concedere permessi temporanei di lavoro agli stranieri irregolari. Tradotto: un’altra bella infornata di lavoratori a basso costo. Per 15.000 (ammesso che siano davvero così tanti) operatori dell’accoglienza a rischio licenziamento si versano lacrime di sangue. Con le sanatorie, invece, parliamo di 400.000 o 500.000 impieghi da occupare, ma nessuno sembra preoccuparsi. È il motivo è sempre lo stesso: alla sinistra interessa il lavoro a patto che favorisca i migranti.


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