Si è rotto il giocattolo. Gestire i migranti (rispettando le leggi) non conviene più
  • Il business dell’accoglienza è inceppato, i bandi vanno deserti. Le cooperative chiedono più fondi, oppure si ritirano dal giro.
  • Emmanuel Macron abbassa i toni sull’Ocean per paura della beffa sull’energia. Roma, a differenza di Parigi, ha ottimi rapporti con l’Algeria, cruciale per le sue riserve.

Lo speciale contiene due articoli.

Tempi duri per le cooperative e le associazioni caritatevoli che si sono sempre prodigate per favorire l’accoglienza degli extracomunitari e grazie a questi hanno visto i loro bilanci lievitare.

Peccato che, da quando i bandi stilati dalle prefetture non sono dei bocconcini così invitanti, molte coop, da Nord a Sud dello stivale, abbiano deciso di non partecipare.

Cominciamo dal Veneto. Gli ultimi tre bandi della prefettura di Padova sono andati semi deserti. L’avviso del 18 marzo scorso che avviava una manifestazione di interesse per individuare qualche operatore che si facesse carico degli ucraini ha raccolto quattro offerte per 130 posti. Peccato che ne servissero 300. L’altro avviso del 14 maggio ha visto un’unica offerta per 8 posti. Da ridere. L’ultimo provvedimento ha raccolto quattro istanze per 62 posti. Nessuno insomma che voglia farsi carico del «carico» dei migranti.

«Molte cooperative», dicono fonti prefettizie alla Verità , «lamentano i costi dell’energia. È un momento particolare, difficile da dedicare all’accoglienza ed è complicato trovare posti». La prefettura lo sa, come sa che sono aumentati gli sbarchi, al punto che ha inserito un’apposita clausola di revisione dei prezzi e ha aumentato di 2,51 euro l’importo giornaliero a persona. Una decisione che però spetta al ministero. E che l’accoglienza non sia più un affare, lo si è visto già l’anno scorso, anzi da quando nel 2018 Matteo Salvini abbassò la quota giornaliera di spesa a migrante, da 35 euro di base d’asta a 21. Qui le cooperative, Caritas compresa, insorsero, perché, suvvia, non è possibile, così si riducono i servizi, non possiamo nemmeno fare i corsi di italiano per i profughi, etc. Li avessero mai fatti.

Anche a Belluno nel 2021 è andato deserto il bando. E nel veneziano «il sistema accoglienza è saltato». A dirlo è stato il prefetto della città lagunare, Vittorio Zappalorto. Qui, il 10 novembre scorso, ne sono arrivati cinquanta di stranieri, provenienti dalla Sicilia e sbarcati dalle navi Geo Barents e Humanity 1 e a gruppetti sono stati suddivisi nelle province. Ma le microstrutture sono poche, e i campi tipo Conetta e Bagnoli, che tanto piacevano alle cooperative dalle uova d’oro, sono stati chiusi. «Siamo sold out», ha detto il prefetto al Gazzettino, «i gestori non ce la fanno, i bandi vanno sempre deserti, ho chiesto più volte di cambiare i capitolati, di togliere un po’ di spese. Alcuni centri di accoglienza, gravati dal caro bollette, stanno pensando di non rinnovare le convenzioni con i profughi ancora dentro, perché non riescono più a stare dentro ai costi».

Alcune coop avrebbero chiesto, infatti, un aumento degli importi. Che è un po’ come dire: se mi dai più soldi prendo i «profughi», altrimenti no. Altre realtà invece, come Una casa per l’ uomo, di Montebelluna, nel trevigiano, non ne vogliono più sapere di avere a che fare con i bandi delle prefetture, e hanno aderito al sistema Sai (Sistema accoglienza e integrazione). Quello coordinato dal ministero dell’Interno con l’Anci. Il bando, molto più attraente, viene stilato dall’amministrazione comunale che riceve i fondi. Don Luca Facco, il vicario episcopale della diocesi di Padova, ci spiega come «la Caritas abbia scelto di non essere ente gestore, ma di fare un lavoro motivazionale con le parrocchie affinché ci sia il desiderio di accogliere». Amen.

Se ci spostiamo di Regione, non va meglio.

In Emilia Romagna già nel 2019 il bando Cas (Centri accoglienza straordinaria) della prefettura di Bologna andò deserto. Ci fu solo una offerta e quelle realtà che per anni avevano gestito l’«accoglienza» decisero di non partecipare. Il 12 agosto scorso la prefettura bolognese ha avviato una manifestazione di interesse per sapere se ci siano operatori interessati ad accogliere. «Le condizioni imposte dal nuovo capitolato sono complesse», ci dice il referente di una cooperativa che ha deciso di non partecipare, «e nel corso degli ultimi mesi i soggetti che si sono sfilati sono tanti». È andata meglio a Ferrara, dove, il 6 maggio 2021, «allo scopo di favorire la più ampia partecipazione alla procedura», con un decreto del prefetto, «vista la circolare ministeriale», ci fu una rettifica e si riuscì a elevare gli importi previsti per i cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale. Si passò dai 22,62 euro pro capite – pro die, ai 25,21. E dai 27,35 pro capite – pro die (nei centri collettivi) ai 29,79.

Va male nelle Marche dove a febbraio scorso la prefettura di Ascoli Piceno ha avviato una manifestazione di interesse, ma «finora non sono giunte offerte». Anche a Savona hanno prorogato varie volte il bando del 3 marzo scorso e a Firenze il 27 settembre la prefettura ha avviato un mandato esplorativo. L’importo base è di 22,77 (singole unità abitative) e 27,50 euro (centri collettivi) a migrante, a cui aggiungere un euro e 80 centesimi.

A Campobasso già due le manifestazioni di interesse avviate, una del 2 settembre scorso e una del 30, ma ne seguirà una terza perché nessuno si è fatto avanti. Anche in Puglia, nonostante l’emergenza che gravita su questa regione, la prefettura di Lecce il 23 agosto scorso ha dovuto prorogare il termine per la presentazione delle domande, in quanto «è pervenuta soltanto» una richiesta. In Basilicata ad agosto scorso è andato deserto il bando regionale per la gestione del centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio. Ossia nessuno si è fatto avanti.

Alla faccia della solidarietà. O forse dovremmo meglio chiamarla Accoglienza S.p.a.

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