Gabrielli conferma i numeri di Salvini. Stranieri coinvolti in un reato su tre
Il capo della polizia snocciola i dati sulla criminalità: «Il 32% dei denunciati e degli arrestati è non italiano. Il trend, che negli ultimi anni è in aumento, è inequivoco. Basta con l’approccio alla “volemose bene”…».

La buona notizia è che in Italia calano i reati, quella preoccupante è che a commetterli sono sempre di più cittadini di origine straniera. A snocciolare i dati non sono stati gli analisti della Lega, ma il capo della polizia Franco Gabrielli. Per dare un’idea del fenomeno: una persona su tre che delinque, tra arrestati e denunciati, non è italiano e questo a fronte di una popolazione immigrata che rappresenta, tra clandestini e regolari, il 12 per cento del totale (il dato è sempre di Gabrielli e, va detto, segna una presenza immigrata ben più alta delle statistiche che din solito vengono fornite) . L’alto funzionario che, a scoppio ritardato, ha confessato che mal sopportava le felpe delle forze dell’ordine indossate da Matteo Salvini e lo stesso che, ancora ieri, ha ribadito di essere contrario alle multe alle Ong e di non condividere «cose inutili» contenute nei decreti Sicurezza, anche se non tutto è da buttare via.

Comunque la fotografia scattata ieri da Gabrielli non ha colore politico ma rispecchia la realtà di quanto avviene nel Paese: «I dati sulla criminalità sono incontrovertibili, da dieci anni c’è un trend in calo complessivo dei reati. Ma c’è anche, negli ultimi anni, un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati, questo è inequivoco». Segue quindi la spiegazione del prefetto: «Nel 2016, su 893.000 persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2 per cento degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8 per cento, nel 2018 al 32 e in questo 2019 che sta quasi finendo il trend è lo stesso, siamo quasi al 32 per cento. Tenendo conto che gli stranieri nel nostro Paese, sono il 12 per cento, tra legali e non, questo dà la misura del problema».

E come si può risolvere il problema? Questa la sua disamina: «Fino a che il nostro Paese continuerà a gestire questo fenomeno con un approccio alla “volemose bene tengo famiglia” e non con un approccio che abbia una prospettiva strutturale», spiega, «io credo che noi continueremo ad alimentare una percezione di insicurezza nei nostri territori, perché quando tu non intraprendi un percorso di integrazione è ovvio che poi lasci un problema appeso».

Infatti, a suo giudizio, il tema dell’immigrazione poggia su tre pilastri: la gestione dei flussi, i rimpatri e l’integrazione. Secondo Gabrielli infatti, «per gli stranieri che restano in Italia è necessario costruire percorsi di integrazione altrimenti si creeranno condizioni favorevoli a illegalità, degrado, criminalità e terrorismo». E ancora: «In Italia non esiste una modalità di accesso lecito e a questo bisogna metterci mano». In particolare insiste sui rimpatri: «Bisogna uscire fuori dagli equivoci: al di là di ogni approccio buonista c’è un numero significativo di persone che devono essere rimpatriate». Ma per farlo servono «accordi forti e strutturati con i Paesi d’origine».

Durante il suo intervento al Festival delle Città di Roma, ha però avuto da ridire sui decreti Sicurezza varati dall’esecutivo gialloblù (non ricordiamo l’abbia fatto quando al Viminale sedeva ancora Salvini): «Dal mio punto di vista ci sono cose utili, che sono cose che abbiamo noi stessi concorso a realizzare», prosegue il prefetto. «e altre cose che ovviamente attengono a un’impostazione politica, che io personalmente non necessariamente condivido». In particolare non gli piace il pugno di ferro contro le Ong: «Ritengo che alcune questioni debbano essere affrontate in modo diverso ma io ho il grandissimo vantaggio di essere un funzionario dello Stato e di non dover dare patenti di correttezza a chi mi governa», conclude Gabrielli, «poi c’è un tema che riguarda le multe alle Ong, sulle quali io non sono d’accordo».

Una dichiarazione che ha provocato la reazione della Lega per bocca di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato: «Il capo della polizia ritiene che le navi private, anche straniere, possano infrangere impunemente le leggi italiane? Dichiarazione surreale, pensi a difendere i suoi uomini piuttosto».

Bisogna aggiungere che Gabrielli, aldilà della critica alle sanzioni alle Ong, non ha bocciato tout court l’intero contenuto dei decreti: «Liquidare in maniera negativa un impianto normativo per alcune norme credo però che non sia un approccio corretto», sostiene, «alcune cose sono positive: ad esempio, chi manifesta deve farlo pacificamente e non giudicare le forze dell’ordine come dei punching ball». Quest’ultima frase si riferisce agli attacchi degli ultimi giorni sull’operato della polizia durante la manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane, quando è rimasto ferito il deputato di Leu Stefano Fassina. E in merito Gabrielli ha assicurato che «L’operato della polizia è stato ineccepibile».

I numeri su reati e immigrazione non sono comunque una novità assoluta, ma ricalcano nella sostanza quelli del Viminale di qualche mese fa: anche allora il confronto sull’andamento della delittuosità del 2018 rispetto a quella del 2017 era stato giudicato «assai preoccupante». Le persone denunciate o arrestate erano state 464.784, di cui 127.264 stranieri (il 27,4 per cento), con un segno più del 4,5 per cento. E oggi è anche peggio con un trend che vola verso il 32 per cento e conferma la tendenza denunciata dal ministero dell’Interno.

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