- Sono ben tre i reparti coinvolti. E per loro i test scarseggiano. I sindacati protestano: «Sbarchi e Covid, miscela esplosiva».
- Malgrado il supporto della nave Aurelia, l’hotspot di Lampedusa resta strapieno. In 115 arrivano a Crotone dalla Turchia. E anche le coste sarde sono prese di mira.
Lo speciale contiene due articoli.
Nelle caserme l’innesco della bomba al Covid potrebbe già essere stato acceso. Un poliziotto del reparto mobile di Roma di servizio nei centri di accoglienza per immigrati in Sicilia al suo rientro è stato contagiato. Lo ha scoperto al suo rientro a Roma. E i suoi colleghi sono finiti in quarantena. Come gli agenti del quarto reparto mobile di Napoli che hanno effettuato lo stesso servizio del collega romano e condiviso la stessa struttura alberghiera e gli stessi ristoranti. In attesa dei provvedimenti delle Asl di competenza, i poliziotti che sono entrati in contatto con il positivo hanno scelto la quarantena fiduciaria. C’è preoccupazione anche nelle Marche: i celerini del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia sono stati mandati a gestire l’emergenza immigrazione nei centri di Crotone e Campobasso. Alcuni operatori sono entrati in contatto con immigrati risultati positivi al Covid.
Il Siulp di Ancona due giorni fa ha denunciato che «neanche questi delicati servizi e i casi di positività emersi hanno permesso per il personale del quattordicesimo reparto mobile di velocizzare le procedure per il test sierologico, tant’è che alcuni colleghi, prima di ritornare in servizio, hanno deciso di effettuarlo autonomamente». Il segretario Alessandro Bufarini ha sottolineato che «lo screening sanitario sul personale della questura è stato completato. Il personale del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia, invece, non ha ancora iniziato i test e non sa neanche quando verranno effettuati. Un inaccettabile ritardo. Il connubio tra gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e l’emergenza Covid-19 può diventare una miscela esplosiva se non si tutelano gli operatori della sicurezza dal punto di vista sanitario». Il Siulp ha quindi formalmente interessato il ministero dell’Interno. Che resta passivo rispetto a ciò che sta accadendo.
Le caserme si stanno infettando e al Viminale la situazione sembra essere ormai sfuggita di mano. I provvedimenti di isolamento vengono presi in ritardo e si temono contagi a catena. A rischio, ovviamente, ci sono anche i familiari dei poliziotti. Il Viminale continua a spedire gli agenti sui fronti caldi dell’immigrazione, con il rischio, elevato, di farli ammalare. La casistica è già elevata: a fine luglio 15 poliziotti che avevano identificato tre bengalesi contagiati sono finiti in quarantena in Friuli Venezia Giulia; a Treviso nei primi giorni di agosto un poliziotto in servizio nella ex caserma Serena (quella che si è trasformata in un lazzaretto per immigrati contagiati) è risultato positivo al tampone e due suoi colleghi sono finiti in isolamento domiciliare; per gli sbarchi di inizio luglio in Calabria 25 agenti del commissariato di Siderno sono dovuti rimanere a casa; lo stesso è accaduto ai 14 agenti della questura e della polizia stradale di Udine, mandati a identificare i clandestini prima del risultato dei tamponi; dopo uno sbarco dei primi di luglio a Noto, in Sicilia, con otto immigrati contagiati, una decina di poliziotti della scientifica di Siracusa per precauzione sono finiti in isolamento domiciliare nelle proprie abitazioni.
Ai primi di agosto si contavano 520 poliziotti positivi su tutto il territorio nazionale dall’inizio dell’emergenza. In Lombardia si contavano 127 positivi, in Piemonte 41, nelle Marche 24, nel Lazio 48 e in Sicilia dieci. Erano 3.241, invece, gli operatori di polizia con manifestazioni cliniche sospette per Covid-19, 110 in più rispetto a luglio. Complici gli sbarchi a go go di luglio e agosto. Una denuncia arriva anche dal Coisp: «Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa sta scoppiando: in queste ore infatti, con l’aumento degli sbarchi, sì è arrivati a 1200 ospiti laddove la capienza massima del Centro è di 96. Vieppiù, sono tanti i casi di Covid accertati tra i migranti ospiti della struttura. La confusione ormai regna sovrana: i poliziotti, già costretti a turni massacranti, si trovano anche a dover fronteggiare le rivolte violente organizzate dai migranti e le loro fughe improvvise che inevitabilmente generano il panico tra i cittadini». Domenico Pianese, segretario generale del Coisp ci mette un carico da 90: «Chi avrebbe il dovere di governare questa situazione per garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini, anche dal punto di vista sanitario in questo caso, sembra aver gettato la spugna. L’esecutivo, infatti, altro non ha fatto che scaricare sui poliziotti tutto il peso della questione immigrazione, lasciandoli da soli, in prima linea e con pochi mezzi a disposizione a dover affrontare una situazione pericolosa e violenta. Tutto questo è intollerabile e ormai non si può più rimandare. È necessario derubricare una volta per tutte la propaganda politica e gli slogan elettorali e mettere immediatamente in campo soluzioni concrete nella gestione di questa emergenza senza precedenti». L’ultima del Viminale è stata quella di mandare la celere, l’altro giorno, a governare il trasferimento di 21 immigrati positivi che si rifiutavano di collaborare, opponendo resistenza allo spostamento dalla struttura d’accoglienza Mondo migliore di Rocca di Papa (che ospita 300 extracomunitari) all’ospedale militare del Celio. Ancora una volta il governo ha esposto dei poliziotti a rischi elevatissimi, fornendo loro come protezione, oltre alla mascherina, solo una goffa tuta di cellophane azzurra.
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