Un pomeriggio di caos in centro a Vicenza per una sfida social trasformata in un vero e proprio assalto e una nuova intimidazione in una delle periferie più difficili di Roma contro un sacerdote simbolo della lotta allo spaccio. È il bilancio di un agitato weekend in cui due città italiane sono state prese d’assalto dai maranza.
Don Coluccia accerchiato al Quarticciolo
Momenti di paura si sono vissuti a Roma, al Quarticciolo, borgata di estrema periferia est della Capitale. Protagonista, suo malgrado, è stato don Antonio Coluccia, il sacerdote antidroga da anni sotto scorta per il suo impegno contro lo spaccio nelle piazze più difficili. Don Coluccia stava partecipando a una passeggiata per la legalità quando è stato accerchiato e fatto oggetto di insulti in arabo e minacce da un gruppo di persone. I carabinieri sono intervenuti immediatamente e tre persone, di nazionalità tunisina, sono state denunciate.
Immediata la solidarietà delle istituzioni. Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso «solidarietà al grande don Antonio Coluccia, ancora una volta minacciato e insultato. Intimidazioni vergognose contro un prete coraggioso, da anni in prima linea». «Piena solidarietà per le minacce ricevute al Quarticciolo», ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ringraziando il sacerdote minacciato «per il coraggio con cui ogni giorno si batte contro lo spaccio. Roma sostiene il suo impegno ed è al fianco delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine».
La solidarietà delle istituzioni a don Coluccia
Messaggi di vicinanza sono arrivati da altri esponenti del governo e della maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di «vili minacce inaccettabili che non possono intimidire chi ogni giorno sceglie di stare dalla parte della legalità e dei più deboli». La deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ha definito «non tollerabile che un uomo di fede e simbolo della lotta alla criminalità debba subire simili intimidazioni da parte di chi pensa di poter trasformare i nostri quartieri in zone franche di illegalità».
Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha aggiunto: «La forza e il coraggio di don Coluccia sono il simbolo di un Paese che mai si arrenderà davanti alla violenza di pusher e spacciatori».
Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha espresso vicinanza al sacerdote: «Siamo costernati per le vili minacce a don Coluccia da parte di un gruppo di immigrati. La sua costante presenza sul territorio è motivo di conforto per tanta gente onesta che si sente abbandonata e soprattutto incompresa. Sacerdote di popolo che affianca le predicazioni alle azioni, alfiere contro lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione, il reclutamento dei ragazzi da parte della malavita organizzata e la loro dipendenza dalla droga e dall’illegalità».
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha sottolineato che «intimidire chi offre un’alternativa alla strada significa colpire la speranza di tante famiglie di vivere in un quartiere più sicuro».
A Vicenza la «aura battle» organizzata su TikTok
Dal Lazio al Veneto, il copione è simile. Sabato pomeriggio a Campo Marzo, a Vicenza, l’appuntamento era stato fissato da giorni su TikTok da Hamza Messaf, conosciuto come «Ilvucumpra», un influencer seguito da migliaia di giovanissimi per i suoi video sullo streetwear.
Il meccanismo del raduno, ribattezzato «aura battle», era semplice: una competizione a colpi di stile e personalità, mettendo in palio capi di abbigliamento da assegnare a chi avesse dimostrato più carisma. Questo il messaggio, lanciato in rete: «Chi ha più personalità e si presenta con l’outfit peggiore, vince i premi».
Nella piazza vicentina si sono radunate almeno mille persone, in gran parte adolescenti arrivati da tutta la regione, ma anche bambini di 10-11 anni accompagnati dai genitori. Molti di loro erano ragazzi di origine straniera e di seconda generazione.
La sfida degenera in una rissa
Secondo quanto raccontato dallo stesso influencer, Ilvucumpra aveva informato dell’evento le forze dell’ordine. Ma quando molti dei giovani hanno compreso che il numero di abiti non era disponibile per tutti, la delusione si è trasformata in rabbia. In base alle prime ricostruzioni, il gruppo avrebbe circondato Messaf e il suo staff, con spinte e colpi.
Per sottrarsi alla calca, il tiktoker si sarebbe rifugiato all’interno della biglietteria del parcheggio Verdi. All’esterno la tensione è esplosa: sbarre divelte e l’ascensore della struttura preso di mira e messo fuori uso. Dopo alcuni minuti di alta tensione, la folla si è poi dispersa e la situazione è tornata alla calma.
A caldo, lo stesso Messaf ha raccontato l’accaduto in un video: «Eravamo venuti per la gara, ma sono diventati aggressivi. Ci hanno attaccati, hanno distrutto l’auto convinti che dentro ci fosse la merce, mentre era in un altro furgone. Hanno provato a portarci via telefoni, portafogli, catenine, mi hanno sfilato anche l’orologio. Sono rimasto deluso da Vicenza. Non va bene così. Se non avessi avuto i bodyguard non so come sarebbe finita».
Il sindaco di Vicenza: «Fenomeni nati sui social»
Durissima la reazione del sindaco Giacomo Possamai: «Non ci sono alibi per quanto accaduto. Li abbiamo visti in molte città italiane: sono fenomeni nati sui social che portano in piazza centinaia di ragazzini e che poi degenerano in violenza. Sono dinamiche preoccupanti che impongono da un lato l’intervento e la repressione da parte delle forze dell’ordine; dall’altro una riflessione seria su come prevenire sul web queste derive prima che accadano. C’è innanzitutto un tema sociale».
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini con toni molto duri: «Balordi, sono solo dei balordi. A Vicenza caos, danneggiamenti, violenze e molestie. Oltre alle norme già operative contro le baby gang, che hanno già portato ad arresti ed espulsioni, presenterò personalmente tutte le denunce necessarie perché chi ha provocato i disordini di ieri venga punito».
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