Mentre Pedro Sánchez è a Bruxelles per affermare con numeri (smentiti dai dati ufficiali) il calo del problema migratorio in Spagna e tenere alto lo scontro diplomatico con l’Italia (non avrà un incontro bilaterale con il nostro premier), arriva la conferma che Giorgia Meloni ha fatto bene a sospendere Schengen con Madrid.
Il ministero dell’Interno, guidato da Fernando Grande-Marlaska Gómez ha comunicato che a Ceuta sono hanno arrestato 40 persone che intendevano imbarcarsi su traghetti diretti ad Algeciras, utilizzando documenti d’identità rubati per i quali avrebbero pagato fino a 6.000 euro.
La sortita dei migranti a Ceuta
«Gli agenti hanno constatato un aumento dei furti o dello smarrimento di documenti d’identità e di viaggio nella città autonoma di Ceuta. Tale documentazione, appartenente per lo più a cittadini di Paesi europei, verrebbe presumibilmente utilizzata da terzi per tentare di eludere i controlli al porto di Ceuta e imbarcarsi su traghetti diretti in Spagna continentale», si legge nella nota ufficiale.
Ben più inquietante il passaggio successivo: «L’indagine è stata condotta grazie al coordinamento delle diverse unità di polizia, dislocate lungo la costa andalusa e a livello centrale». Quindi, diversi migranti sono riusciti a raggiungere la Spagna continentale. Perciò anche l’Europa, malgrado le continue rassicurazioni del governo Sánchez che «nessuno aveva lasciato la costa africana». L’hanno fatto invece, sappiamo solo che ci sono stati degli arrestati ma se molti irregolari hanno rubato documenti d’identità di cittadini europei, la situazione è alquanto preoccupante.
Il premier al vertice dell’Ue vuol far credere che la situazione sia sotto controllo, che le rotte migratorie verso la Spagna siano «diminuite del 46%», in quanto « le rotte atlantiche e del Mediterraneo occidentale rappresentano il 17% degli arrivi irregolari nell’Ue, e Ceuta costituisce solo lo 0,7% del totale».
Le statistiche spagnole sull’immigrazione
Il miglioramento di queste statistiche si basa sulla riduzione degli arrivi alle Isole Canarie, dopo il numero record registrato due anni fa (più di 46.000 arrivi nel 2024), ma non viene detto che nel Mediterraneo occidentale (attualmente la rotta più sfruttata) il numero di migranti è aumentato del 20% nella prima metà dell’anno e del 13% nel 2025 rispetto all’anno precedente. L’arrivo a Ceuta di 70.000 persone ha poi battuto ogni record.
Non solo. Secondo i dati sull’immigrazione irregolare pubblicati ogni due settimane dal ministero dell’Interno, tra il 2019 e il 2025 sono entrate in modo illegale nel Paese iberico 305.371 persone, ma Sánchez nello stesso periodo ha espulso 20.682 immigrati irregolari, appena il 6,78%.
Nel 2018, anno del suo arrivo, la Spagna diventa la principale via d’ingresso illegale in Europa, superando Grecia e Italia. Basti pensare che dei 6,91 milioni di stranieri residenti in Spagna al 1° gennaio 2025, quasi 3,7 milioni erano arrivati tra il 2020 e il 2024. Ovvero, ben il 53,5%, più della metà.
Il premier spagnolo oggi chiede il sostegno operativo dei 27 Stati membri, sostiene che a Ceuta la situazione si è regolarizzata e si oppone a finanziamenti europei per i centri di detenzione in Paesi terzi. Giovedì, però, il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha dichiarato che sono ancora presenti nell’exclave circa 15.000 irregolari (il triplo del numero ammesso da Marlaska).
La politica migratoria di Sánchez
Sánchez non è affidabile nella sua politica migratoria, lo ha ribadito giovedì da Bruxelles il presidente del Pp, Alberto Núñez Feijóo, intervenuto alla riunione del Partito polare europeo. «La Spagna è un Paese che non è affidabile nella sua politica di sicurezza, nella sua difesa delle frontiere o nella sua politica migratoria», ha dichiarato, assicurando alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che in caso di vittoria alle elezioni di novembre potrà contare sul suo sostegno per rafforzare i controlli migratori, anche con l’espulsione immediata di chi entra illegalmente in Europa.
Il piano sull’immigrazione, presentato martedì dal Pp, prevede diverse restrizioni per le richieste di asilo, per avere la residenza se si è irregolari e per ottenere la cittadinanza spagnola, innalzando il livello di conoscenza della lingua spagnola richiesto e includendo un test «più rigoroso sulle conoscenze istituzionali, giuridiche, culturali e storiche».
I sondaggi di voto in Spagna
A Bruxelles, c’è anche il leader di Vox, Santiago Abascal, che ieri postava su X: «Fruttuosa riunione con la mia amica Giorgia Meloni. L’Occidente sta attraversando un momento decisivo e l’Europa non può continuare a governarsi dalla rassegnazione. L’Italia ha scelto un’altra strada e oggi è una nazione più forte e più rispettata. Anche la Spagna può sceglierla. Grazie per la tua amicizia».
Migranti e politica abitativa sono i temi principali della campagna elettorale in Spagna, in vista delle elezioni anticipate del 29 novembre. Nella settimana fino al 14 ottobre, i sondaggi realizzati da 11 istituti demoscopici danno il Psoe tra 25,3 e 34%; il Pp tra 22,2 e 34%; Vox tra 17,1 e 19,6%; Sumar tra 3,6% e 8%; Podemos tra 2,3 e 3,4%. Nella media ponderata, rispetto alle ultime politiche il Psoe perde il 5,2; il Pp è a -0,8; Vox a + 6,3. In base a queste percentuali, il governo in carica non avrebbe più la maggioranza perché l’alleanza tra Psoe e Sumar raggiungerebbe nel trend elettorale solo il 42,6% dei seggi.
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