- Una società di intelligence ha mappato i flussi di clandestini ed estremisti lungo la rotta balcanica. Un mercato in cui si vendono documenti falsi, mappe e passaggi in nave.
- Tra la comunità musulmana in Friuli Venezia Giulia, molti mantengono contatti con la Siria e altri teatri caldi. Grazie ai social si scambiano ricette per produrre bombe e diffondono ai loro correligionari il credo islamista.
- Gli analisti: rischio alto di infiltrazioni tra i migranti. «Messaggi video contro l’Italia».
Lo speciale contiene tre articoli.
Un documento inedito, realizzato dalla società israeliana Wip accelerate intelligence (che collabora con Mossad e Shin bet) per monitorare e dimostrare l’esistenza di alcuni flussi migratori anomali e pericolosi ormai penetrati in Italia, permette di raccontare per la prima volta il mercato dei viaggi della disperazione. Un mercato che viaggia in rete, con tanto di annunci pubblicitari. L’incipit del documento, che La Verità ha potuto visionare, permette già di farsi un’idea chiara: «Gli immigrati clandestini sono tradizionalmente introdotti clandestinamente in Europa via mare, attraverso il Mediterraneo. Tuttavia, i recenti sviluppi della situazione geopolitica in alcuni Paesi, tra cui Siria, Iraq, Pakistan e Afghanistan, hanno portato alla nascita di un nuovo corridoio per l’immigrazione via terra, noto come la Rotta balcanica. In questo nuovo scenario, i trafficanti di esseri umani stanno indirizzando i migranti da questi Paesi asiatici verso i Paesi dell’Europa centrale e settentrionale. Questo sta avendo un impatto particolare sulle regioni di confine come il Friuli-Venezia Giulia che, per la loro posizione geografica, sono punti naturali di accesso all’Europa centrale e settentrionale».
La relazione annuale del Dis al Parlamento sull’attività dei nostri servizi di intelligence aveva già evidenziato le criticità di una rotta finora passata quasi sotto silenzio, quella balcanica, usata dai clandestini per entrare nel nostro Paese. Grazie al report israeliano è possibile entrare nel vivo delle nuove modalità di organizzazione dei viaggi degli scafisti: «I social network e le applicazioni mobili hanno portato a un cambiamento nella gestione della tratta e nelle modalità pubblicitarie dei trafficanti di migranti, contribuendo forse anche all’aumento del numero di immigrati clandestini che arrivano in Friuli-Venezia Giulia. Poiché si pensa che le normali conversazioni con i cellulari possano essere intercettate, i social media e le applicazioni mobili permettono ai trafficanti di pubblicizzare i propri “servizi”, di gestire le comunicazioni con i potenziali clienti, ossia gli immigrati, e di reclutare più favoreggiatori. Anche potenziali terroristi e criminali potrebbero sfruttare questi servizi».
I testi degli annunci sembrano quelli del catalogo di un tour operator: «Un percorso dalla Bosnia all’Italia, una camminata di 6 ore per attraversare il confine dalla Croazia, poi in auto fino al confine sloveno, poi ancora a piedi meno di un’ora e ancora in auto fino a Trieste, Italia», si legge ad esempio in un annuncio pubblicato su un canale Telegram, corredato da un numero di telefono con prefisso del Lussemburgo. L’utenza telefonica dell’annuncio viaggia veloce sui social. Un monitoraggio di Facebook con un software di ultima generazione permette ai tecnici di ricostruirne i flussi e di individuare almeno una decina di scambi.
Ma ci sono anche le recensioni, che permettono ai trafficanti di uomini di guadagnare credibilità sul mercato nero: «I migranti pubblicano su Facebook informazioni sul loro viaggio, le condizioni, il pagamento e il livello di successo. I gruppi di Facebook sono importanti spazi virtuali nei quali i migranti condividono le proprie esperienze positive e negative, le sfide che hanno affrontato sul percorso e i dettagli sull’accoglienza e l’assistenza offerta nei Paesi europei di destinazione, immagini di documenti di viaggio falsi, mappe dei percorsi, informazioni sui tempi e i luoghi dei viaggi, nonché i numeri di telefono dei trafficanti e degli intermediari nei diversi Paesi. Coloro che hanno raggiunto la propria destinazione in modo sicuro e sono stati trattati bene, mettono tali informazioni a disposizione di coloro che stanno pianificando il proprio viaggi». Un altro post in arabo, individuato con l’uso della parola chiave «Trieste», intitolato «viaggi continui» offre trasferimenti «dalla Turchia all’Italia, con una nave mercantile, che trasporta merci da un porto all’altro, arrivando al porto italiano di Trieste, vicino al confine sloveno. Ad ogni viaggio, mandiamo solo 4 persone a bordo della nave. Partenza dal porto di Smirne verso il Porto italiano di Trieste». Il mercante di clandestini chiede di essere contattato tramite Whatsapp su un numero di cellulare siriano, che, annota il report, «è stato identificato come appartenente a un trafficante di nome F. La sua immagine Whatsapp chiede ai potenziali clienti di contattarlo tramite messaggi scritti, probabilmente come precauzione di sicurezza».
Gli esperti israeliani hanno identificato anche una serie di gruppi Whatsapp, tra cui quello «dal titolo “Il nostro sogno è l’Italia”», creato attraverso un numero di cellulare francese e composto da 125 iscritti. Per gli autori del documento, si tratterebbe di «un gruppo di immigrati che aspirava ad arrivare in Italia». Il 25 gennaio 2020, «in un gruppo chiamato “La strada per l’Italia – dalla Turchia, attraverso Grecia, Croazia-Slovenia fino all’Italia”, un utente di nome A. A. ha pubblicato un link ad un gruppo WhatsApp chiamato “Oropa tonadi” – che in arabo significa “l’Europa ci chiama” Il gruppo è stato creato dal titolare del numero marocchino +21 […]».
Nelle chat «singoli e gruppi offrono documenti di viaggio in vendita. Si può prendere contatto privatamente e direttamente da applicazioni mobili come WhatsApp, Viber, imo, Telegram, Line e anche Facebook messenger». Veri propri annunci per la vendita di documenti di indentità falsi, come quello pubblicato da il 26 gennaio 2020, da un utente di nome Ali M. che «ha pubblicizzato i propri servizi di fornitura di documenti europei per gli immigrati di lingua araba. Ha pubblicato il suo numero turco WhatsApp». Il post non ha nessuna restrizione di visualizzazione e la traduzione del testo non lascia spazio a interpretazioni: «Fratelli espatriati nei paesi europei. Vi presentiamo: Documenti europei per tutte le nazionalità (carta d’identità o residenza), patente di guida europea per tutti i Paesi, per il passaporto europeo per tutte le cittadinanze europee». A completare il tutto, oltre all’immancabile numero da contattare via Whatsapp, una serie di foto di passaporti e permessi di soggiorno falsi.
Perfino la pandemia era considerata un’opportunità. In un annuncio dal titolo «viaggia nelle circostanze del coronavirus» era prevista perfino la consegna ai clandestini di una mascherina da usare una volta sbarcati: «Ti forniamo anche una mascherina mentre sei in mare». Poi l’inserzione prosegue così: «Naturalmente, la situazione del Coronavirus ha creato per noi una rara opportunità di viaggiare, quindi chiunque voglia viaggiare…». Nel post la foto di un gruppo di clandestini, sorridenti a bordo di una carretta del mare: «Si tratta di un gruppo di sudanesi arrivato ieri sulle coste italiane. Mille complimenti a loro Buona fortuna a tutti. Chi vuole viaggiare può contattarmi allo “Ufficio Immigrazione” o al WhatsApp…».
Le conclusioni sulla ricerca svolta sono allarmanti: «I migranti che cercano di arrivare in Friuli-Venezia Giulia parlano di specifiche modalità di trasporto sui social network. I social network forniscono informazioni vitali per la preparazione del viaggio, forniscono supporto finanziario ed emotivo e sono di aiuto nei processi di inserimento e di integrazione dopo l’arrivo. I migranti condividono tali informazioni e comunicano attraverso una vasta gamma di social media, tra cui Facebook, Skype, WhatsApp, Viber, Telegram e imo. In sintesi, i social network interagiscono con il traffico di migranti come impresa».
Un ruolo che prosegue anche dopo lo sbarco: «Gli immigrati siriani e nordafricani discutono le opzioni di viaggio disponibili sui social network informali e con i membri della famiglia e gli amici che si sono imbarcati in precedenza per raggiungere l’Europa. Una volta arrivati in Paesi di transito quali l’Egitto, la Turchia, la Grecia, l’Italia e la Spagna, si scambiano informazioni».
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