Altri 1.000 clandestini verso l’Italia. La Lamorgese tace, l’Ue ce li lascerà
  • Due navi delle Ong attendono un porto, che difficilmente verrà negato visti i silenzi del governo. Lampedusa scoppia e nuove rotte, come quella calabrese, si gonfiano. Per l’Europa va benissimo così: la grana resta a noi
  • Arrestati due imprenditori e un funzionario della Protezione civile. I soldi infilati perfino nella carne: «Gli do una manzetta»

Lo speciale contiene due articoli

La Geo Barents, nave di Medici senza frontiere, si è avvicinata a Catania con i suoi 558 passeggeri tirati a bordo a largo della Libia. La Sea Watch 3, invece, ne ha caricati 444 in diverse operazioni ed è a poche miglia da Lampedusa. È come se le Ong avessero scelto già ognuna il proprio porto. Mentre il governo attende a dare il via libera, forse per riorganizzare le navi quarantena e tentare di svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola a Lampedusa. Di certo non si parla più di rotazione dei porti, né di ridistribuzioni. Segno del fallimento dell’accordo di Malta e delle strategie del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino», ricorda Matteo Salvini, citando l’articolo 52 della Costituzione e aggiungendo: «Io l’ho fatto, e vado a processo. Chi mi ha seguito che fa?». Il riferimento diretto è proprio a Lamorgese. Che da tempo su questo tema si è chiusa in un imbarazzante silenzio. I 65.000 sbarchi dell’ultimo anno, oltre sei volte quelli del 2019 e il doppio rispetto al 2020, d’altra parte, rendono improbabile qualsiasi intervento pubblico. Anche perché i numeri sono destinati a salire velocemente. Ovviamente per i 1.000 dell’ultimo assalto dei taxi del mare le Ong hanno già messo in campo la solita strategia. Dalla Geo Barents hanno fatto sapere che stanno curando «ustioni da carburante, infezioni respiratorie e lesioni per le violenze subite in Libia». La Ong ha affidato il proprio megafono a Kira Smith, ostetrica a bordo che si è occupata di una donna nigeriana incinta evacuata l’altro giorno dalla nave insieme alla figlia di due anni con la quale ha intrapreso il viaggio della speranza: «Tutti i nostri sopravvissuti hanno bisogno di ulteriori cure immediate e di un luogo sicuro il prima possibile». L’obiettivo è un porto italiano. Il secondo step del pressing è stato affidato, invece, a tale Francois, partito dal Camerun, che avrebbe subito violenze in Libia: «Ho visto morire molte persone in Libia. Erano talentuosi come me, laboriosi e intelligenti. Voglio denunciare ciò che sta accadendo in Libia e assicurarmi che le persone non perdano la vita in mare». Mentre dalla Sea Watch fanno leva sul più piccolo dei passeggeri, che ha due settimane di vita. Inoltre, in zona Sar maltese, ci sono 30 persone alla deriva. Viaggiavano su un gommone che ha cominciato a imbarcare acqua. La segnalazione è partita da Alarm Phone: «Siamo ancora in contatto con le 30 persone che rischiano la vita per fuggire dalla Libia. Proviamo a dargli forza e sostegno poiché i soccorsi non arrivano. Il Mediterraneo non dev’essere una fossa comune». Tutti sembrano aver dimenticato che con l’aumento delle partenze inevitabilmente aumenta il rischio di incidenti. E ai 1.500 morti nell’ultimo anno nel corso delle traversate del Mediterraneo centrale bisogna aggiungere i 28 morti recuperati ieri dalla Guardia costiera libica e sospinti dal mare sulle spiagge di Al Alous, a 90 chilometri da Tripoli. Ritrovato anche il corpo di un bambino. L’emittente televisiva libica 218 Tv ha aggiunto anche altri particolari: le stesse squadre hanno anche soccorso tre persone ancora vive, ma in condizioni di salute precarie. Altri 30 cadaveri erano stati recuperati in acqua in prossimità di isole greche nei giorni scorsi: 11 verso l’isola di Antikhytera e, poco dopo, altri 16 a largo di Paros, fra i quali anche un neonato e tre donne. Nel giorno di Natale, invece, un gommone si è rovesciato a poca distanza dall’isola di Folegandros e almeno tre persone sono annegate. A bordo c’erano una cinquantina di passeggeri, che risultano ancora dispersi.

In Calabria, invece, sono terminate le operazioni di recupero di un barchino con 27 passeggeri a bordo. L’imbarcazione era stata individuata il 23 dicembre mentre navigava all’interno dell’area Sar maltese. La segnalazione era giunta anche al Centro nazionale di soccorso di Roma. Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Guardia costiera italiana, sono cominciate nel pomeriggio del 24 dicembre, quando il barchino è stato avvistato da un velivolo Frontex all’interno dell’area Sar italiana. Il Centro nazionale di soccorso ha prima attivato i mercantili presenti in zona, inviando successivamente una motovedetta da Pozzallo. Le ricerche si sono concluse al largo di Crotone. I 27 si sommano ai 490 sbarcati l’altro giorno a Crotone con un peschereccio proveniente dalla direttrice orientale del Mediterraneo e ai 200 arrivati con sbarchi autonomi. Nella tarda serata del 26, poi, si è registrato anche l’ultimo approdo su una delle Pelagie. Una motovedetta della Guardia costiera ha trasportato a riva 89 persone recuperate su un gommone al largo della costa. E la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni commenta: «Sbarchi fuori controllo e ricollocamenti nell’Ue assenti. Ecco il risultato delle politiche immigrazioniste del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Eppure è ancora al suo posto».

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