Altro colpo dei giudici a favore dei clandestini
  • Con la sua ultima sentenza, la Cassazione accoglie il ricorso di un senegalese condannato per omicidio e traffico di droga: un richiedente asilo non può essere trattenuto in un Cpr per ulteriori 48 ore in caso di mancata convalida e va quindi liberato.
  • Il governo laburista di Canberra si accorda con la minuscola repubblica di Nauru: 1,6 miliardi in cambio di un progetto di detenzione offshore. Sempre più Paesi applicano l’idea della Meloni (ma non l’Italia).

Lo speciale contiene due articoli.

in un Cpr. Sembra un paradosso visto che la magistratura si richiama sempre al diritto comunitario affermandone la forza cogente superiore a quella delle leggi nazionali. Ma dipende dalla materia e dai giudici. Perché ormai le nostre toghe in palese contrasto con il governo per via della riforma Nordio hanno scelto la via dello scontro a colpi di sentenze e ordinanze. L’ultima è arrivata, stranamente anticipata come spesso capita quando si tratta d’immigrazione clandestina, dal Manifesto, giovedì 4 settembre. Qualcuno già parla di effetto Pasquale D’Ascola, il nuovo primo presidente della corte del Palazzaccio. È un giudice molto gradito alla corrente della magistratura di centrosinistra «Area» che piace assai al Pd. Giovedì i supremi giudici hanno emesso un’ordinanza, la numero 30297, con la quale rinviano alla Corte Costituzionale il decreto del 28 marzo scorso «Disposizioni urgenti per il contrasto all’immigrazione regolare» che il Parlamento ha convertito in legge il 23 maggio di quest’anno. Siamo alle solite: il Parlamento fa le leggi e i giudici se non le trovano di loro gradimento pretendono disfarle.

Cosa è successo? Un migrante senegalese in attesa di espulsione il 9 maggio è stato trasferito a Gjader. Il 4 luglio la corte d’Appello di Roma – comme d’habitude – non ha convalidato il trattenimento chiesto dal questore di Bari e così il migrante è stato trasferito nel Cpr pugliese per 60 giorni prorogabili in forza della sua pericolosità sociale. La Corte d’Appello di Bari ha accolto il provvedimento, ma l’avvocato Salvatore Fachile per conto del senegalese ha fatto ricorso in Cassazione. Che l’ha respinto – non poteva certo liberare il senegalese – ma ha sollevato la questione di costituzionalità sulla «legge Piantedosi» sostenendo che vi è stata una «evidente lesione del bene primario della libertà personale» e perciò l’Alta Corte deve pronunciarsi – rispetto alla legge 75 del 23 maggio scorso – su sei profili di legittimità. Deve stabilire se la normativa voluta dal governo Meloni non violi gli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini e ci sarebbe da eccepire che un migrante clandestino cittadino non è) 11 (l’Italia ripudia la guerra) articolo 13 (la libertà personale è inviolabile, ma così facendo si smonta qualsiasi provvedimento coattivo in forza del Codice penale) articolo 14 (inviolabilità del domicilio) articolo 111 (giusto processo, ma qui siamo di fronte a un provvedimento amministrativo) e 114 (definisce i confini e ai giudici non piace l’esistenza dei Cpr in Albania). Il caso di cui si discute di fatto smonta la legge del 23 maggio pensata da ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per arginare le continue sentenze con cui i giudici rendevano impraticabili i centri di rimpatrio di Gjader e Shengjin. Ma ora la prima sezione penale della Cassazione, intenzionata a fa naufragare del tutto il progetto Albania, dice: «In caso di mancata convalida del trattenimento in un Cpr il richiedente asilo va liberato subito: la previsione del fermo per altre 48 ore è illegittima». L’avvocato Fachile fa infatti notare: «Non riguarda il mio assistito soltanto, ma tutti quelli che sono a Gjader (a oggi 24). È vero che al rientro in Italia il questore può ancora chiedere che siano trattenuti nel Cpr di Bari, ma i giudici pugliesi dovranno pur considerare che se si pronunciano a favore del questore pendente il giudizio di costituzionalità si crea un cortocircuito giudiziario esponendo in più lo Stato a ingenti spese». Al proposito Fabio Rampelli vicepresidente della Camera (Fdi) chiosa: «Siamo una nazione in mano alla magistratura che decide anche le politiche migratorie e di difesa dei confini di uno Stato sovrano. Questo in barba a un principio parimenti costituzionale: la sovranità appartiene al popolo (non a certe toghe). Il cui voto però è sistematicamente intaccato e lesionato da chi dovrebbe invece supportarne le decisioni democratiche». La Cassazione peraltro sembra ignorare che il nuovo «patto sulla migrazione e i rimpatri» approvato dall’Eurocamera e adottato dal Consiglio europeo il 14 maggio dello scorso anno prevede proprio l’istituzione di centri di rimpatrio fuori dai confini europei. L’11 marzo scorso Ursula von der Leyen ha presentato una proposta di regolamento «volta a stabilire un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nell’Unione è irregolare». Di questo regolamento i Cpr ubicati fuori dall’Unione sono il pilastro fondamentale.

Sanno tutti che il nuovo patto europeo «su migrazione e asilo» entra in vigore a giugno prossimo. Chissà se allora i nostri giudici ci diranno, smentendosi, che il diritto nazionale prevale su quello comunitario. Intanto per creare difficoltà a Giorgia Meloni e al suo ministro Carlo Nordio si portano avanti con lavoro.

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