«Ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà» cantava Edoardo Bennato. I migranti che non vogliono essere spediti nei Cpr, quei Centri per il rimpatrio di recente conio, conosceranno invece quell’inestimabile valore. Quasi 5.000 euro: 4.938 per l’esattezza. Tanto dovranno mettere, in cambio, a disposizione dello Stato italiano. E se nel frattempo, ricevuto magari un decreto d’espulsione, dovessero considerare che la clandestinità è meglio del rimpatrio? Gli basterebbe sparire. La loro «cauzione» verrà trattenuta dallo Stato.
Il decreto del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Comunicazione agli sbarcati presenti e futuri: al contrario dell’avvertimento dantesco sulla porta degli inferi, non «lasciate ogni speranza voi ch’entrate». Basta un sostanzioso obolo per immaginare un mondo più accogliente. O meglio, una cauzione. Dunque, decreto alla mano, esemplifichiamo: sei un migrante che arriva da uno di quei Paesi cosiddetti «sicuri», che garantisce un rapido esame della tua richiesta d’asilo? Non gradisci il soggiorno nei caotici Cpr? E, soprattutto, nonostante la tangente versata agli scafisti, ti resta ancora qualche migliaio di euro? Beh, la gravosa permanenza può essere evitata con una fideiussione: 4.938 euro, quindi. La speranza del contraente pubblico è la seguente: vista l’appartenenza ai sopracitati Paesi, quel migrante non otterrà protezione internazionale e dovrà essere rimpatriato.
Resta più di qualche dubbio: sia sostanziale che etico. Il tariffario degli scafisti per un viaggio di sola andata, direzione Lampedusa, varia dai 3 ai 5.000 euro. Ipotizziamo che l’aguzzino sia particolarmente esoso. Arrivati in Italia basterà versare a fondo perduto altri 5.000 euro per cavarsela. La presunta libertà, in totale, ne costa 10.000. Dall’altra parte però c’è il rischio, eufemismo, di non vedere mai più l’improvvisato contribuente.
Chi può pagare resterebbe fuori dai Cpr. In più contribuisce alle spese. Sembra una mandrakata. Ottenuta la libertà, il generoso migrante potrà però allontanarsi e andare dove più gli aggrada. E se intanto dovesse ricevere un diniego o l’espulsione? Potrebbe sempre infischiarsene: in cambio di quei 5.000 euro, diventerà un fantasma. Una sorta di libertà su cauzione. Ma una volta uccel di bosco, una persona che rischia la vita pur di fuggire da casa si riconsegnerà alle autorità italiche? Non aveva forse messo in conto, prima di intraprendere la terribile traversata, di diventare clandestino? E quel contributo versato alla nazione d’approdo non gli sembrerà il minore dei mali?
Ecco i dettagli del decreto appena emanato dal Viminale, comunque. I richiedenti asilo che si vedono respingere la domanda di protezione e intendono presentare appello, possono quindi cavarsela con una fideiussione: quella garanzia da quasi 5.000 euro. Il calcolo, ovviamente, non è casuale. La cifretta serve a dare allo straniero «un alloggio adeguato sul territorio nazionale» per un massimo di quattro settimane. La somma contempla poi l’eventuale rimpatrio: circa 2.700 euro. Oltre che i mezzi di sussistenza minimi.
Il Viminale spiega che la procedura, già prevista dal decreto Cutro, è «in conformità a quanto richiesto» da una direttiva dell’Ue del 2012. La somma sarà trattenuta anche se «il richiedente non ha consegnato il passaporto». E la garanzia «mira a scongiurare il rischio di fuga, rivestendo il carattere di deposito cauzionale». Va sborsata in un’unica soluzione. Con fideiussione bancaria o polizza assicurativa. È individuale. Non può essere versata da terzi. Inoltre, bisogna adoperarsi prima del termine «delle operazioni di riconoscimento foto-dattiloscopico e segnaletico». E se il contraente sceglie di darsi alla macchia, riceverà una punizione esemplare: il prefetto del luogo in cui è stata prestata la garanzia finanziaria procederà «all’escussione della cifra».
Capirai. Cinquemila euro per poter scorrazzare liberamente. Probabilmente, la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia, potendo contare su qualche mezzo economico, saranno entusiasti all’idea. È la mercificazione dei migranti. Per gli scafisti, che non hanno ovviamente scrupoli. Per lo Stato italiano, mosso magari dalle migliori intenzioni. Così come per la Germania, che ha deciso nientemeno di foraggiare le Ong per sollevarsi dall’incombenza. Secondo un portavoce del ministero degli esteri tedesco, Berlino si starebbe preparando a finanziare, con centinaia di migliaia di euro, due progetti di assistenza, tra cui uno per i migranti arrivati in Italia.
Si tratta di un accordo tra Berlino e la Comunità di Sant’Egidio, fondata da Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale nel governo Monti, editorialista del Corriere della Sera e ascoltatissimo consigliere di papa Francesco. Che, tra l’altro, come rivelato da Panorama, nel 2021 ha ricevuto una donazione di quasi 256.000 dollari dalle fondazioni Open society di George Soros, multimiliardario americano progressista. Dettaglio del bonifico: «Sponsorizzazione comunitaria dei rifugiati».
Il patto con la Germania va nella stessa direzione. Piantedosi svelena: «Suggerirei al governo tedesco di proiettare la sua generosità sul territorio nazionale». Anche l’Italia, però, ha appena annunciato un’offerta sensazionale. Una di quelle a cui non si può rinunciare.
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