La Consulta l’ammette: ha sfruttato la «scienza» per fare politica
Silvana Sciarra (Ansa)
Incalzata dalla «Verità» sull’obbligo vaccinale, Silvana Sciarra conferma che anziché limitarsi a verificare la costituzionalità della norma, il collegio l’ha valutata nel merito. Sostituendosi così al legislatore.

È in atto una mutazione, discreta ma decisa, del ruolo della Corte costituzionale nel nostro Paese. Se n’è avuta ulteriore conferma ieri, in occasione della relazione annuale della Consulta, presentata dalla presidente, Silvana Sciarra. Sulla Carta, infatti, le Corti costituzionali sono impegnate «ad affermare il principio dello Stato di diritto», ha dichiarato la presidente, descrivendo il ruolo di questa «istituzione di garanzia che mantiene la sua funzione di custode della Costituzione». Sulla Carta, «la Corte assicura il rispetto della Costituzione». Basta però una domanda specifica su compiti e poteri della Consulta, stabiliti dalla Costituzione italiana all’articolo 134, per comprendere che ormai la scienza è divenuta lo strumento per giustificare il sacrificio dei diritti fondamentali del singolo a favore della collettività. Nella prospettiva pelosa del «bilanciamento dei diritti», i 12 articoli della Costituzione che riguardano i nostri diritti fondamentali sono ormai in surreale competizione, o meglio sovrastati, dagli interessi della collettività.

Il quesito posto alla presidente è semplice e di principio: secondo la Costituzione, quando la Corte è chiamata a verificare la legittimità costituzionale di una norma, deve valutare che la norma rispetti la Costituzione o che rispetti la scienza? La domanda se la sono posta molti cittadini a seguito delle sentenze della Consulta sull’obbligo vaccinale: tema dirimente perché, a prescindere dalle ultime casistiche, le pronunce della Corte costituiscono un precedente rilevante per tutte le decisioni sulle questioni etico-sociali che lo Stato dovrà affrontare nei prossimi anni.

L’articolo 134 della Costituzione recita che «la Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi». La Consulta non deve pronunciarsi, insomma, sulla bontà o meno di una legge, perché non le compete. Compito della Corte è di valutare se una legge rispetti la Costituzione che, ricordiamolo, all’articolo 4 garantisce il diritto al lavoro e all’articolo 32 stabilisce che «la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Così ha correttamente replicato, in prima battuta, la Presidente Sciarra: «Questa Corte costituzionale guarda alla Costituzione, guarda ai diritti costituzionalmente garantiti». Ma è parlando delle sentenze sugli obblighi vaccinali che la presidente ha però precisato che, nel corso della vicenda pandemica, è stato il legislatore (il governo, ndr), «studiando i dati scientifici», a operare un «bilanciamento dei diritti». Il termine non appare esattamente appropriato per descrivere la soppressione di un diritto fondamentale dei cittadini italiani – il diritto al lavoro e al sostentamento – a favore dell’interesse della collettività alla salute.

La presidente della Corte costituzionale lo ha rivendicato con chiarezza poco dopo: «La Corte ha ritenuto che quel bilanciamento, fatto dal legislatore sulla scorta di dati scientifici, non fosse irragionevole». Premettendo che non si è trattato di un bilanciamento ma di un annullamento, era davvero questo che la Corte era chiamata a valutare? Rileggendo l’articolo 134, si direbbe proprio di no. La Corte doveva semplicemente valutare se le decisioni del governo guidato da Mario Draghi – che privò del diritto al lavoro milioni di cittadini perché non vaccinati – fossero conformi alla Costituzione o no. La presidente Sciarra ha invece spiegato che la Consulta ha «tutelato il diritto alla salute» e il «principio di solidarietà»: quelli che appaiono anche al comune cittadino concetti astratti sono dunque divenuti prevalenti rispetto al diritto al lavoro, al sostentamento e alla tutela della dignità umana.

Non è tutto: la presidente Sciarra ha dichiarato che la Corte ha verificato se il legislatore, «nel bilanciare le scelte, ha attinto a dati scientifici». Non risulta tuttavia, in alcuna parte della Costituzione, che il compito della Corte consista nel verificare che il governo agisca seguendo i dettami delle istituzioni scientifiche, peraltro indicate dalla Presidente: «L’Oms, l’Aifa e le altre organizzazioni che diffondevano, in Italia e in tutto il mondo, dati scientifici e statistici» (poi rivelatisi errati, ndr). «Il legislatore», ha spiegato la presidente Sciarra, «ha fatto le sue scelte e noi abbiamo valutato non irragionevole la sua scelta, basata anche su dati scientifici. Questi sono i diritti che la Corte garantisce».

Si parlava di mutazione, mutazione genetica, per restare in tema: ed è ciò che viene in mente leggendo, nella relazione della Consulta, che «nell’escludere che le misure adottate per prevenire e contenere la diffusione del contagio abbiano inciso su specifiche attribuzioni dei parlamentari, si è evidenziata l’urgenza di proteggere la salute e garantire la tutela della collettività». Ora, è noto che dal controllo di legittimità della Corte costituzionale è esclusa ogni valutazione di natura politica. Eppure, il richiamo alla «ragionevolezza» delle scelte politiche del legislatore (adottando peraltro come riferimento valutazioni di natura medico-scientifica) sembra certificare il superamento dei limiti posti all’operato della Corte.

A questi temi, che hanno riguardato la vita di milioni di cittadini italiani, la stampa italiana non è però interessata: nessuno dei giornalisti presenti ha infatti rivolto domande alla presidente sulle suddette sentenze, che pur hanno occupato le pagine dei giornali italiani per mesi.

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