- Il ministro: «Il gruppo ne incamera il 40% ma produce poche auto a batteria nei nostri confini. La giungla degli aiuti: sono quasi 2.000 mal organizzati e non danno effetti. La Ue riveda i dossier Euro 7 e veicoli pesanti».
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Così come sono strutturati, gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche pensati dal governo Meloni finiscono tutti all’estero, in particolar modo a Stellantis, gruppo che produce poche auto a batteria all’interno dei confini italiani.
«I risultati di questi mesi ci dicono che gli incentivi finiscono in misura significativa alla grande azienda Stellantis, con cui abbiamo un rapporto e un confronto in atto, per circa il 40% ma in gran parte per auto realizzate fuori dall’Italia», ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo al question time in Aula del Senato. Il ministro ha ricordato che gli incentivi richiesti sono quelli per le macchine tradizionali o ibride mentre «quelli sulle auto elettriche sono poco richieste» perché questo tipo di auto «continuano a costare troppo care in Italia». Inoltre, sul territorio, ha ricordato ancora Urso, ci sono 36.000 colonnine di ricarica rispetto alle 90.000 dell’Olanda.
Il ministro Urso ieri mattina, sempre sul tema degli incentivi, ha parlato nel corso del convegno dal titolo «La rivoluzione dell’automotive: le ricadute sul sistema industriale italiano e il ruolo delle imprese e del management». «Noi stiamo riflettendo su come realizzare incentivi che in qualche misura incentivino la produzione nazionale», ha detto Urso ricordando che è in arrivo un confronto al ministero con Stellantis e tutta la filiera dell’automotive. Come ha detto il ministro, «gli incentivi per le macchine elettriche sono rimasti per lo più inutilizzati. Non sono stati considerati significativi», anche perché si tratta di modelli che si «possono permettere in pochi. Quelli che se la possono permettere non hanno bisogno di incentivi per comprarsela», ha proseguito ricordando che bisogna «fare in modo che il consumatore sia incentivato davvero ad acquistare un’auto elettrica».
Urso, sempre ieri, ha ricordato che in tema di incentivi, dopo aver incontrato nei giorni scorsi il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, a breve incontrerà il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. «Siamo impegnati perché nei prossimi mesi due dossier che rimangono in campo», ha detto Urso, per quello che interessa l’Euro 7 e i veicoli pesanti, «ci sia un approccio pragmantico della Ue. E siamo impegnati perché nel 2026 con la clausola di salvaguardia che è prevista ci sia davvero una revisione affinché il sistema industriale italiano possa raggiungere questo obiettivo» che porterà verso una transizione sostenibile. Non a caso, l’esecutivo ha «avviato una politica industriale che serve a colmare le nostre lacune. Abbiamo insediato un tavolo tecnico sulle materie prime critiche perché mancano le materie prime che servono alla transizione. Rischiamo di passare dalla sudditanza verso l’energia russa a quella verso la Cina, sia per quanto riguarda le materie prime che le tecnologie green. Chiediamo una maggiore flessibilità in Europa», ha concluso.
«C’è sempre più consapevolezza che su questi due dossier», quello su Euro 7 e veicoli pesanti, «dobbiamo imporre una visione pragmatica a questa Commissione, o lo farà la prossima, perché nel 2024 si vota e questa sempre più larga opposizione a una visione ideologica probabilmente diventerà maggioranza». Si tratta di argomenti che potranno essere affrontati «in un contesto politico-istituzionale ben diverso da quello attuale, frutto della visione ideologica dell’Europa di 4-5 anni fa».
Ieri, Urso ha parlato anche di come il governo intenda riorganizzare tutti i sussidi oggi in vigore nel nostro Paese. In Italia «c’è in atto una giungla di incentivi», «ci sono quasi duemila incentivi, in parte nazionali e in gran parte regionali, tra loro difficilmente compatibili. Agiremo per disboscare, razionalizzare, omogeneizzare e renderli duraturi nel tempo», ha detto a Radio anch’io (Rai radio 1) rispondendo sul disegno di legge delega sugli incentivi alle imprese all’esame ieri in Consiglio dei ministri.
Il ministro, sempre a Federmanager, ha quindi sottolineato che «c’è bisogno di un nuovo paradigma, di una nuova visione. Questo governo ce l’ha: dobbiamo preservare il nostro tessuto industriale, consentirgli di affrontare la transizione e vincere la sfida. Riteniamo che il Paese, le imprese e voi manager avete gli strumenti per affrontare questa sfida se il governo ve li fornirà in maniera significativa, riuscendo a fare valere nell’Unione europea gli interessi nazionali».
Urso, così come tutto il governo, insomma, ha preso atto che al momento il sistema degli incentivi presenti in Italia è poco organizzato e non sta sortendo gli effetti sperati. In particolar modo, nel caso di quelli per le auto elettriche, nuova panacea a tutti i mali dell’ambiente, che però in Italia nessuno compra perché ancora troppo care e di difficile gestione a causa di infrastrutture carenti, soprattutto rispetto ai maggiori mercati europei. In Francia, Olanda, Germania e non solo, infatti, spesso le colonnine di ricarica sono decisamente più presenti e gli stipendi spesso consentono di comprare con più agio vetture a batteria.
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