Siamo al terzo incontro governo, sindacati e gruppo Stellantis. Ma il numero uno Carlos Tavares non si è ancora fatto vivo. La strategia è chiara. Mandare avanti il responsabile delle relazioni Davide Mele per amplificare l’effetto melina. Risultato? Su Melfi sembra che il gruppo francese partecipato dagli Elkann sia disposto ad arrivare a cinque modelli, mentre su Mirafiori, dopo il no totale al ritorno alla produzione del motore termico si promette un innesto del modello ibrido e al tempo stesso l’avvio della piattaforma per l’elettrico targata Leap motor. Notizia quasi surreale, visto che in fase di incontro ieri veniva messa sul tavolo smontando quanto scritto dai giornali del gruppo Gedi (e quindi degli Elkann) secondo i quali Leap motor andrebbe a rafforzare la produzione in Polonia. Non bene. Anche se in questo caso è poco importante sapere dove stia la verità. Sembra chiaro che Stellantis, consapevole che non può subire la medesima sorte degli anglo indiani di Arcelor Mittal, si diletti nel tira e molla con l’obiettivo finale di rifilare al nostro Paese i modelli elettrici. Quindi meno vendite, meno numeri e tanta cassaintegrazione. La Francia, al contrario, vuole il cuore della produzione e quindi l’occupazione. I Paesi periferici sono invece utili per tenere i costi più bassi. Una prospettiva inaccettabile per il Paese, come ha detto ieri il ministro Antonio Tajani, chiedendo a Stellantis di non abbandonare l’Italia, ma anche paradossale visto che le stesse ricerche commissionate dal gruppo smentiscono la strategia del tutto elettrico. Dalla stessa piattaforma lanciata dal gruppo franco-italiano per promuovere la mobilità del futuro, il «Freedom mobility forum», arrivano risultati ben poco confortanti sul fronte delle auto a spina. Come ha anticipato Verità e Affari dall’indagine che ha riguardato 5 Paesi (e realizzata con YouGov) emerge infatti che negli Stati Uniti e in Francia il 50% degli automobilisti non ha alcuna intenzione di passare alle vetture green. Un percentuale elevata, che riguarda proprio i mercati più importanti per l’industria dell’automotive, a cui per giunta si somma quella degli indecisi. A dirsi invece favorevoli a modalità di trasporto più green sono Paesi quali Marocco, Brasile e India. «In America mediamente il 40% degli intervistati non si è detto pronto al cambiamento. Una percentuale che sale oltre il 50% nelle aree rurali ovvero nella maggior parte del territorio Usa. Inoltre: meno del 10% degli americani ha cambiato il proprio modo di viaggiare», si legge sul sito. Dalla ricerca emerge dunque una forte disparità con i Paesi emergenti ovvero quelli che inquinano di più e dove i comportamenti quotidiani sono i meno virtuosi. In sostanza, proprio coloro che inquinano di più si professano (a parole) campioni del green. D’altronde, il mercato dell’auto, dopo la pandemia è cresciuto con percentuali a doppia cifra: solo nel 2023 le nuove immatricolazioni a livello mondiale sono state quasi 88 milioni, pari al +11,3% rispetto al 2022. Nel 2024 ci sarà un forte assestamento del mercato, spiega un report firmato Allianz, con una crescita dell’1,9%, dovuta principalmente al minor potere d’acquisto dei consumatori e una crescita economica sotto la media. Al contrario qualunque input proveniente dall’auto elettrica equivarrà a una perdita di competitività dei brand europei in favore della Cina. Con relativa emergenza-occupazionale. Secondo Allianz «saranno oltre 700.000 i posti di lavoro a rischio in Europa». Non è un caso che Stellantis si sia ritirata dalla Cina, dove il comparto elettrico è saturo. Ha venduto le sue attività a Dongfeng. Situazione simile per General Motors, mentre la Ford, a causa delle sue scarse vendite, ha ridotto la produzione in partnership con la Changan al 20% della capacità. Male anche per la joint venture tra la Nissan e la Dongfeng e quella Saic-Volkswagen. Di fronte a tale realtà, l’Italia – nell’ottica di Stellantis – sembra sempre più il refugium peccatorum. O almeno gli incontri con il governo sembrano dimostrarlo. Ieri il ministro Adolfo Urso ha sottolineato come «Atessa sia un sito d’eccellenza per la manifattura italiana, ad alta vocazione all’export. Un modello di successo anche per l’alto valore della rete di imprese dell’indotto che va salvaguardato». Ma al tempo stesso ha chiesto a «Stellantis di ribadire la leadership dello stabilimento anche a livello europeo e salvaguardare al meglio le aziende della componentistica», aggiungendo che «un significativo stimolo alla produzione potrebbe arrivare proprio dal nuovo piano Ecobonus 2024 che prevede incentivi per i veicoli commerciali ad alimentazione elettrica».
Incentivi che vanno presi con le pinze. Sono spesso una droga che nasconde le magagne del mercato e non stimolano la ricerca di nuove tecnologie.
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