Per Luigi Lovaglio la porta di Piazza Meda è rimasta ben chiusa. L’Ops con cui Mps ha provato a conquistare Banco Bpm arriva al primo vero ostacolo: il consiglio di amministrazione della banca milanese mette nero su bianco una serie di ragioni che rendono tutt’altro che scontato il suo successo. L’offerta non è stata concordata, non è stata sollecitata e, soprattutto, non è una fusione tra eguali. È un’acquisizione. Agli azionisti di Banco Bpm non viene riconosciuto alcun premio.
Per Lovaglio, insomma, il primo appuntamento per le sue Ops non è stato un successo. Il cda di Banco Bpm all’unanimità ha scelto la linea dell’amministratore delegato, Giuseppe Castagna. Prudenza. Il consiglio comunicherà le proprie determinazioni nei tempi e nelle forme previste dalla normativa. Ma il messaggio è piuttosto chiaro: Mps ha bussato, Banco Bpm non ha aperto. Il cda ricorda che la proposta del Monte è «strutturalmente diversa» da quella avanzata dall’istituto milanese a inizio giugno. Quella era una fusione tra eguali. Quella di Lovaglio si presenta come un’acquisizione. Qui le parole contano. Perché tra una fusione tra pari e un’acquisizione non cambia soltanto la targhetta sulla porta. Cambiano gli equilibri, il peso degli azionisti, la governance e soprattutto la domanda fondamentale: chi guiderà la macchina?
Poi c’è il premio. O, per essere più precisi, il premio che non c’è. Agli azionisti dell’istituto milanese non viene riconosciuto alcun valore aggiuntivo. Un particolare tutt’altro che marginale quando si chiede ai soci di consegnare la propria banca a un altro gruppo.
Il mercato non tarda a far sentire la sua voce. Mps ha guadagnato lo 0,5% a 11,67 euro, Banca Generali lo 0,3% a 66,60 euro, mentre Banco Bpm ha perso lo 0,49% a 16,22 euro. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps resta a premio del 2,3%, mentre sul tavolo ci sono due operazioni di difesa: le Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Una partita a scacchi nella quale ormai ogni mossa genera immediatamente una contromossa. Intesa vuole il Monte, Lovaglio prova a costruire un Monte più grande attraverso Banco Bpm e Banca Generali, mentre Piazza Meda si trova a dover decidere se accettare la proposta oppure difendere la propria autonomia. In mezzo c’è il Tesoro. Giancarlo Giorgetti, almeno per ora, sceglie di non fare il kingmaker. Non vende la quota del 4,5% detenuta dallo Stato in Mps e quindi evita di spostare l’ago della bilancia mentre la partita è ancora aperta.
Giorgetti non vende la quota del Tesoro in Mps
La decisione è emersa al termine dell’incontro con le istituzioni toscane. Al tavolo c’erano Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana ed esponente del Pd, Agnese Carletti, presidente pd della Provincia di Siena, e Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, sostenuto da una lista civica che raccoglie Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Un tavolo bipartisan unito da una richiesta precisa: utilizzare tutti gli strumenti disponibili per tutelare il Monte, compreso il Golden power. Per le istituzioni toscane, infatti, ci sono il marchio, la rete, la direzione, l’occupazione e una storia che a Siena continua a pesare molto più di un qualsiasi multiplo di Borsa. Giorgetti preferisce che siano il mercato, gli azionisti e gli organi societari a fare il loro lavoro.
Moody’s vede rischi nell’offensiva di Lovaglio
Poi arriva Moody’s, e anche qui non è esattamente una carezza. L’agenzia di rating vede infatti rischi significativi sul piano dell’esecuzione del progetto di Mps. Lovaglio rischia di trasformare il progetto in una maratona con tre traguardi contemporaneamente. Integrare Banco Bpm significa mettere insieme modelli di business, infrastrutture operative e culture aziendali differenti. Poi c’è Banca Generali da incorporare. E, come se non bastasse, è già in corso l’integrazione di Mediobanca. Più che una banca in crescita, sembra un gigantesco cantiere. Con il rischio, ironizza il mercato, che alla fine ci siano più ponteggi che operai. Moody’s sottolinea l’incertezza sull’esito delle operazioni. La vera partita, dunque, è appena cominciata. Lovaglio ha messo sul tavolo le sue carte, ma Banco Bpm non ha alcuna intenzione di dichiarare la resa. Il Monte ha bussato. Piazza Meda ha risposto che prima vuole guardare bene il contratto, controllare il prezzo e capire chi, alla fine, dovrebbe sedersi a capotavola.
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