Le pietre di Piazza del Campo a Siena raccontano antiche storie storie di congiure rivolte.
Il piano di Lovaglio: da preda a predatore
Ma l’uomo che oggi siede nella stanza dei bottoni di Rocca Salimbeni non viene dalle contrade del Palio ma dalla Lucania profonda, ha l’esperienza del banchiere di lungo corso e l’istinto del giocatore d’azzardo per il quale la partita non è finita finchè non è finita.
Luigi Lovaglio, protagonista della resurrezione di Mps ha deciso di piazzare la fiche più pesante. Un consiglio di amministrazione straordinario, convocato per questa mattina per fare una magia: trasformare il Monte dei Paschi da agnello rassegnato in lupo affamato.
L’obiettivo? Disinnescare l’offerta da 30,6 miliardi lanciata da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa per conquistare la banca più antica del mondo. Lovaglio vuole diventare da preda a predatore in una notte. Ha sdoppiato il fronte: da un lato un’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, per riaprire un dossier che a fine luglio sembrava buono solo per l’archivio; dall’altro un assalto a Banca Generali, fotocopiando il vecchio schema tentato senza successo un anno fa da Alberto Nagel per difendere il suo ruolo in Mediobanca.
Gli ostacoli: passivity rule e il nodo Crédit Agricole
Sulla carta, la trama per un film. Nella realtà, una via crucis finanziaria dove ogni stazione nasconde una trappola. La prima si chiama passivity rule. La norma che vieta a chi è sotto attacco di muovere foglia senza il gradimento dei soci. Qui iniziano i dolori e la matematica creativa. Serve la maggioranza dei due terzi. Roba complicata. A meno di non avere l’appoggio dei grandi fondi d’investimento che mai come questa volta sono decisivi. Anche perché Messina ha un vantaggio che in finanza vale più dell’oro: il tempo. La sua macchina da guerra partirà tra novembre e dicembre, Lovaglio sta correndo i cento metri con le scarpe di piombo.
Poi c’è il fattore «vicini di casa». Per prendersi il Banco Bpm bisogna chiedere il permesso ai francesi del Crédit Agricole, che blindano Piazza Meda con il loro 29,3%. Non sarà facile. Solo tre settimane i capi del gruppo francese hanno bocciato l’integrazione con Mps preferendo di gran lunga integrare il Banco con la loro rete di sportelli italiana.
La carta Generali e l’incognita Orcel
Ma il vero capolavoro d’ingegno – o di disperazione, a seconda dei punti di vista – Lovaglio lo ha pensato per Banca Generali. In tasca ha un jolly che scotta: il 13,2% del Leone di Trieste detenuto tramite Mediobanca (di cui il Monte è azionista). L’idea sarebbe quella di vendere il pacchetto per fare cassa e alleggerire i lacci dei regolatori. E a chi telefonare se non ad Andrea Orcel? Unicredit ha già il 10% di Trieste, sarebbe il compratore perfetto. Peccato che Orcel, che si professa semplice “osservatore” del cortile di casa nostra, sia già impegnato in Germania per conquistare Commerzbank. Pensare che decida di aprire un secondo fronte maneggiando fili ad alta tensione come quelli che portano a Generali appare altamente rischioso.
La reazione di Piazza Affari e la guerra psicologica
I trader di Piazza Affari, che masticano numeri e non coltivano illusioni, hanno accolto le indiscrezioni provenienti da Siena con qualche sbadiglio. Il titolo Mps ha perso l’1,8% scendendo a 11,8 euro, quasi a voler dire a Lovaglio che il mercato non crede ai miracoli dell’ultimo minuto. Banco Bpm e Generali sono rimaste al palo, mentre l’unica in evidenza è stata la preda, Banca Generali, che ha strappato un +1,6% sulle ali della speculazione più pura. Nel frattempo, dai palazzi del potere è arrivato il solito coro di “no comment” che nella neolingua finanziaria significa: “Vediamo che succede e poi decidiamo chi tradire”.
Il sospetto, forte e legittimo, è che quella di Lovaglio – pur scortato da generali del calibro di Ubs, Bank of America, BonelliErede e White & Case – sia soprattutto una guerra psicologica. Un bluff d’alto bordo per costringere Carlo Messina a mettere mano al portafoglio e ad alzare il prezzo del biglietto per prendersi Siena. Messina, dal canto suo, giura che non farà rilanci, ma si sa che in Borsa le promesse valgono quanto i giuramenti dei marinai. Persino la Consob ha voluto vederci chiaro, chiedendo lumi su vecchi flirt estivi tra Siena e Milano.
Il ruolo della politica e le mosse del Tesoro
E la politica? Davanti a tanta elettricità, la politica fa quello che le riesce meglio: prende tempo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preferito raddrizzare le gambe e rinviare al 25 agosto l’incontro con i maggiorenti toscani, dal governatore Giani alla sindaca Fabio.
Il Tesoro, che ha ancora in mano il 4,9% del Monte, preferisce aspettare che si posi la polvere della battaglia di domani prima di scoprire le proprie carte. La partita a scacchi è appena cominciata, ma sulla scacchiera di Lovaglio i pedoni rischiano di finire subito i passi.
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