Più 2,63% ieri. Più 52,94% nell’ultimo mese. Più 81,4% annuale. Tutti a guardare i titoli dell’intelligenza artificiale, ma queste performance a Piazza Affari non sono legate a qualche azienda specializzata nei chip. Anzi… Qua siamo proprio al settore primario e la regina dell’agroalimentare in Borsa è B.F., che ieri ha sfornato una semestrale oltre le attese.
La società presieduta da Federico Vecchioni ha visto passare il valore della produzione da 852 milioni a 1,216 miliardi segnando un rialzo del 43%, grazie anche all’apporto del Gruppo Martini. Ancora meglio l’Ebitda, ovvero sia l’utile lordo, cresciuto dell’80% tra giugno 2025 e giugno di quest’anno. Infatti è lievitato da 53 a 97 milioni. E così il risultato netto ha preso il volo: da 2 a 24 milioni di euro.
Una semestrale trainata dal Gruppo Martini
Entrando nei numeri, va detto che il confronto con i primi sei mesi del 2025 tiene conto delle numerose variazioni intervenute nell’area di consolidamento. Tra le operazioni più rilevanti figurano l’ingresso di Rurall, di Speranza e di Isola Serafini, il consolidamento di BF Educational e delle società acquisite, oltre appunto all’integrazione del Gruppo Martini e del Gruppo PBI a partire dal primo aprile 2026. Nel periodo sono invece usciti dal perimetro BIA e Kiwi Immobiliare.
A incidere maggiormente sui risultati – si diceva – è il Gruppo Martini, consolidato per tre mesi, che ha contribuito con 309 milioni di euro al valore della produzione, pari a circa un quarto del totale, e con 19 milioni all’Ebitda, il 20% del risultato complessivo. L’ingresso della società ha rafforzato in particolare la componente internazionale e agro-industriale, pur in presenza di una pressione sui margini determinata dall’aumento dei costi di mais, soia ed energia.
Le performance delle business unit
La business unit sementiera ha registrato un valore della produzione di 65 milioni, in calo del 14% rispetto ai 75 milioni del primo semestre 2025. È però migliorata la redditività: l’Ebitda è salito da 7 a 8 milioni, con il margine passato dal 9% al 12%. Il risultato è attribuito al maggiore peso dei prodotti a genetica propria e al contenimento dei costi operativi, in un semestre caratterizzato dallo slittamento della campagna di vendita e da condizioni climatiche che hanno inciso sui volumi.
Positivo anche l’andamento della business unit CAI, con il valore della produzione cresciuto del 3%, da 695 a 719 milioni, e l’Ebitda passato da 27 a 33 milioni. Il margine operativo lordo sale così dal 4% al 5%. Il contesto, va comunque sottolineato, è stato caratterizzato dal rincaro di fertilizzanti e carburanti legato alla crisi conseguente al blocco dello Stretto di Hormuz. L’aumento della produzione riflette in particolare il maggiore peso della distribuzione di carburanti, sostenuta dall’andamento dei prezzi.
La business unit agro-industriale ha chiuso il semestre con 95 milioni di produzione, contro i 93 milioni del 2025, e un Ebitda di 13 milioni rispetto ai 12 milioni precedenti. I risultati comprendono il contributo del Gruppo PBI, consolidato per tre mesi, che ha generato 5 milioni di Ebitda. In agricoltura, la zootecnia ha risentito del rincaro di mangimi ed energia, mentre le colture autunno-vernine hanno registrato rese superiori alla media. Nel semestre è stata inoltre contabilizzata una plusvalenza di 3 milioni derivante dalla cessione della cava nella tenuta di Isola Serafini. La divisione industriale, con circa 53 milioni di fatturato nel prodotto confezionato, ha invece risentito della pressione sui prezzi e dell’aumento delle materie prime.
La componente internazionale registra una forte accelerazione: il valore della produzione passa da 51 a 389 milioni, mentre l’Ebitda sale da 11 a 59 milioni. Il risultato riflette lo sviluppo delle attività di advisory, delle iniziative legate alle “BFuture Farm” e soprattutto l’ingresso del Gruppo Martini nel perimetro di consolidamento. Rurall, che costituisce la business unit digital, contribuisce con 6 milioni di produzione e 1 milione di Ebitda. BF Educational, ancora in fase di start-up, registra invece 4 milioni di produzione e un Ebitda negativo per 2 milioni.
Redditività in forte crescita
Sul fronte della redditività complessiva, l’Ebit si attesta a circa 54 milioni, contro i 22 milioni del primo semestre 2025. Il dato incorpora 37 milioni di ammortamenti e svalutazioni e circa 6 milioni di oneri di integrazione legati all’acquisizione del Gruppo Martini.
Alla fine, il risultato ante imposte raggiunge così 38 milioni di euro, contro i 7 milioni del primo semestre 2025, e un utile netto di 24 milioni.
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