Ferretti è il cavallo di Troia dei cinesi in Italia e in Europa?
Il dossier sul costruttore italiano di yacht di lusso è stato finora letto soprattutto come una questione di sicurezza e di golden power. Accanto a quella, però, corre una dimensione economica che merita la stessa attenzione, e che le ultime settimane hanno reso più nitida: la possibilità che il baricentro del gruppo, ordini, produzione e valore, si sposti gradualmente verso l’Asia, cioè verso il mercato del socio di controllo cinese.
Il calo degli ordini e il nodo del valore industriale
I numeri del primo semestre danno il quadro. La raccolta ordini è calata del 27% sull’anno precedente, la guidance (cioè le prospettive) è stata rivista al ribasso e il titolo perde circa il 5% da inizio anno, con la capitalizzazione scesa poco sotto il miliardo di euro. L’amministratore delegato Stassi Anastassov descrive la difficoltà come commerciale e non finanziaria, e ricorda una posizione di cassa netta solida, 95 milioni a giugno. Ma la debolezza degli ordini, unita a una domanda che si sposta a Est, apre un interrogativo più profondo sul valore degli asset industriali italiani.
È proprio su questo che, il 10 settembre, è intervenuta la Consob. Con una lettera l’authority della Borsa ha chiesto spiegazioni a Ferretti per non aver rilevato indicatori di perdita di valore a metà anno e per non aver effettuato un test di impairment, sul deprezzamento, citando come fattori il calo degli ordini e la guidance tagliata. Gli sceriffi della Borsa hanno chiesto inoltre i dati aggiornati sugli ordini, comprese cancellazioni, sospensioni e ritardi, e i dettagli sugli accordi di distribuzione negli Emirati. È un rilievo di natura contabile, certo, ma accende un faro pubblico e istituzionale sulla tenuta di valore dei cantieri italiani proprio mentre gli ordini arretrano.
Il socio cinese e l’ipotesi Qingdao
Qui i due piani si saldano. La domanda cresce in Asia-Pacifico e cala nelle Americhe e in Europa, e a monte c’è un socio di controllo con base in Cina e, secondo le segnalazioni statunitensi, l’intenzione di trasferire parte della produzione a Qingdao, dove Weichai – che possiede il 39,5% del gruppo italiano – ha costruito un polo industriale che è ad oggi praticamente inutilizzato. Non serve immaginare una vendita o un trasloco improvviso. Un azionista di controllo il cui mercato domestico è in espansione, davanti a una domanda occidentale in ritirata e a interrogativi sul valore degli attivi, ha insieme l’incentivo e i mezzi per orientare nel tempo ordini, capacità produttiva e, alla fine, valore verso Oriente.
La conseguenza per l’Italia è concreta, non teorica: i cantieri, l’occupazione, l’indotto e le competenze specialistiche che vivono attorno ai marchi. È il risvolto industriale della vicenda, e per molti versi il più immediato.
Vale perciò la pena valutarlo in modo esplicito. La verifica della Consob riguarda i conti, ma la posta che ne emerge è più ampia: capire se, e a quale velocità, un gruppo che resta formalmente italiano stia lasciando che il proprio centro di gravità scivoli verso la Cina.
La tecnologia e il ruolo nella difesa
La tecnica è la stessa. «I Troiani non persero la loro città a causa di un assedio, ma per un dono che fecero entrare attraverso le sue porte. Pechino comprende questa lezione meglio di noi. Per decenni, la strategia del Partito comunista cinese per acquisire tecnologia militare occidentale si è basata non solo sullo spionaggio, ma anche sulla leva economica. La Cina acquista aziende di importanza strategica, ne apprende le conoscenze e le trasferisce in patria», spiega in un articolo apparso su Realcleadefense.com James S. Robbins, vicepresidente senior per la ricerca e lo sviluppo commerciale presso l’Institute of World Politics di Washington. «Questo approccio ha funzionato nei settori dei semiconduttori, delle telecomunicazioni e dei minerali critici. Ora viene applicato a uno dei costruttori occidentali più sofisticati di navi ad alte prestazioni», continua Robbins.
Ferretti è anche un fornitore del settore della difesa. Dal 2016 fornisce pattugliatori e motovedette d’attacco rapido alla Marina militare, alla Guardia costiera e ai Carabinieri. La sua tecnologia a duplice uso può essere impiegata sia per scopi militari che civili. E Weichai produce motori diesel che alimentano di tutto, dai camion ai lanciarazzi mobili per l’esercito cinese. «Uno dei clienti, Norinco, fa capo al sistema di proprietà statale del Partito comunista cinese». Ora con Ferretti farebbero bingo e realizzare il sogno, comunicato già nel 2023: trasferire la tecnologia di produzione nel polo navale a Qingdao.
I cinesi insomma hanno già detto che Ferretti è il cavallo di Troia. Vogliamo fare la fine dei troiani?
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