gwm tank 300
Il suv GWM Tank 300(GWM)

La prima cosa che viene da fare al volante del Tank 300 è cercare la terra. Non perché sull’asfalto si trovi male, tutt’altro. Ma perché, dopo pochi chilometri, si capisce che il suo posto naturale è un altro. Una strada bianca, una salita sconnessa, qualche solco lasciato dalla pioggia: è quando le condizioni diventano meno facili che questo grande fuoristrada di Gwm (Great wall motor) comincia davvero a raccontare chi è.

Basta abbandonare l’asfalto per cambiare prospettiva. Il volante diventa uno strumento per scegliere la traiettoria, l’acceleratore va dosato con maggiore attenzione e il paesaggio davanti al cofano assume un’importanza diversa.

Il Tank 300 procede senza fretta, assorbe le asperità e soprattutto trasmette quella sensazione di solidità che ci si aspetta da un mezzo costruito per affrontare anche terreni difficili. Non serve cercare il limite: è sufficiente lasciargli fare il suo lavoro. Ed è proprio qui che il progetto di Great Wall Motor assume un significato preciso.

Il Tank 300 non è stato concepito semplicemente per evocare l’avventura attraverso una carrozzeria squadrata e qualche elemento estetico da fuoristrada. Sotto la pelle c’è una meccanica che punta decisamente in quella direzione: telaio a longheroni, trazione integrale, marce ridotte e bloccaggi dei differenziali. Una dotazione che cambia completamente il modo di affrontare lo sterrato e che distingue il Tank dalla maggior parte dei mezzi oggi in circolazione.

Il primo impatto è meno spartano di quanto ci si potrebbe aspettare. Il Tank 300 è un fuoristrada vero, ma non rinuncia a un abitacolo quasi premium. La plancia ospita due grandi schermi da 12 pollici, i materiali sono curati e i sedili offrono un’impostazione quasi da Suv di lusso.

Anche alcuni dettagli «tradiscono» la doppia anima del modello: ci sono comandi fisici per le funzioni più utilizzate, mentre la leva della trasmissione ha un’impostazione quasi aeronautica.

Poi si parte. E sull’asfalto il Tank 300 mette immediatamente in chiaro il proprio carattere. È lungo 4,76 metri, largo 1,93 e alto oltre 1,90: non è certo una vettura nata per infilarsi con disinvoltura nei vicoli di un centro storico.

La massa e le dimensioni si sentono, soprattutto nelle manovre e nei cambi di direzione più rapidi. Ma non è questo il suo terreno naturale. Il Tank nasce per viaggiare, affrontare strade dissestate e, soprattutto, uscire dall’asfalto quando la strada finisce. La sorpresa arriva proprio quando si imbocca lo sterrato.

Qui si concretizza la filosofia progettuale del Tank 300. L’assetto assorbe buche e sconnessioni con una naturalezza che difficilmente si trova nei moderni Suv monoscocca, mentre la posizione di guida rialzata permette di leggere bene il terreno davanti al muso.

Non bisogna guidarlo come un Suv sportivo: occorre lasciarlo lavorare, scegliere la traiettoria e sfruttare la meccanica. E la meccanica, in questo caso, è quella di un fuoristrada autentico. La trazione integrale dispone di marce ridotte e il sistema permette di affrontare i passaggi più impegnativi con un controllo molto maggiore rispetto a quello garantito dai normali sistemi di trazione integrale elettronica.

Sulle versioni previste per l’Italia sono inoltre disponibili i bloccaggi dei differenziali anteriore e posteriore, una soluzione che dice molto sulle ambizioni del Tank. Quando il fondo diventa più complicato, si può selezionare una delle modalità dedicate all’off-road.

Il Tank modifica la risposta dell’acceleratore, la gestione della trazione e degli altri sistemi elettronici per adattarsi al tipo di terreno. C’è anche una modalità Expert, pensata per chi vuole intervenire in maniera più precisa sulle impostazioni della vettura.

Questo elemento permette di passare da un utilizzo relativamente semplice, in cui è l’elettronica a fare gran parte del lavoro, a una gestione più personalizzata per chi ha esperienza di guida in fuoristrada.

La vera prova arriva però quando la strada presenta una salita ripida, qualche solco scavato dall’acqua e un fondo irregolare. È qui che il Tank 300 smette definitivamente di sembrare un Suv imponente e comincia a comportarsi da fuoristrada.

La trazione ridotta consente di procedere a velocità bassissime, mantenendo il controllo dell’auto e lasciando che la coppia faccia il suo lavoro. Nei passaggi più impegnativi la possibilità di bloccare i differenziali diventa un’arma importante: quando una ruota perde aderenza, la meccanica ha ancora margine per continuare a spingere.

I numeri spiegano bene questa vocazione. Il Tank 300 offre circa 22 centimetri di luce minima da terra, un angolo di attacco nell’ordine dei 32-33 gradi e un angolo di uscita di circa 33-34 gradi, valori che gli consentono di affrontare ostacoli importanti senza trasformare ogni dosso in un rischio per paraurti e sottoscocca. La capacità di guado dichiarata arriva inoltre a 700 millimetri.

E proprio l’acqua rappresenta uno dei passaggi che meglio raccontano la filosofia del Tank. Non è un’auto che vuole semplicemente arrivare alla casa di campagna percorrendo una strada bianca. La possibilità di affrontare fango, pietre, solchi profondi e guadi fa parte del progetto.

Naturalmente, in condizioni reali, conta sempre molto la scelta degli pneumatici, la velocità e soprattutto l’esperienza di chi guida. Ma la base tecnica c’è. Interessante anche il Tank Turn, il sistema che aiuta a ridurre il raggio di sterzata nelle manovre a bassa velocità frenando la ruota interna.

Su un percorso stretto e tortuoso può fare la differenza, soprattutto considerando che il Tank non è esattamente un fuoristrada compatto. È uno dei tanti esempi di come Gwm abbia cercato di combinare una meccanica tradizionale con una gestione elettronica molto evoluta.

La versione plug-in hybrid Hi4-T aggiunge poi una dimensione ulteriore. Il sistema raggiunge 300 kW, equivalenti a 408 CV, con un’autonomia elettrica dichiarata di 95 chilometri. Il risultato è un fuoristrada capace di offrire prestazioni decisamente importanti anche quando torna sull’asfalto.

Lo scatto da 0 a 100 km/h dichiarato è di 6,7 secondi: un dato che, considerando dimensioni e impostazione del Tank, fa una certa impressione. Il diesel 2.4 da 184 CV, invece, rappresenta probabilmente la scelta più tradizionale per chi considera il Tank soprattutto come uno strumento per affrontare percorsi difficili.

La coppia e la possibilità di sfruttare il riduttore sono elementi che, nel mondo del fuoristrada, continuano ad avere un valore specifico. E il fatto che Gwm abbia deciso di proporre entrambe le soluzioni racconta bene la volontà di rendere il Tank 300 utilizzabile anche da chi non ha intenzione di passare ogni fine settimana nel fango.

Perché è proprio questa la peculiarità del Tank 300: non costringe a scegliere tra fuoristrada e utilizzo quotidiano.

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