Junior è il suv compatto di Alfa Romeo. Nel 2027 verrà aggiornato: sono previste migliorie soprattutto nell’abitacolo, con nuovi pannelli porta dal design più ricercato e rivestimenti soft touch. Aggiornamento anche per i tessuti dei sedili, tutti improntati al premium. Qualche novità pure all’esterno, con nuovi cerchioni in arrivo.
Sotto il cofano, invece, tutto confermato: resterà il powertrain 100% elettrico da 156 cavalli fino a 280 cavalli, passando per l’ibrido a trazione anteriore e quello Q4 a trazione integrale, entrambi da 145 cavalli.
Insomma, il piccolo Biscione cresce. E ne ha assoluto bisogno. Perché, nonostante il modello traini le vende del marchio, coprendo il 56% dei volumi complessivi di vendita, per competere in Europa, come dichiarato al recente Salone di Parigi il responsabile del brand, Santo Ficili, c’è bisogno di un salto di qualità. Soprattutto dentro all’abitacolo.
Abbiamo provato il modello Sport Speciale, il top della gamma 2026, nella sua motorizzazione alla spina: 156 cavalli (115 kW) alimentato da una batteria da 54 kWh (ma si può avere con il mild hybrid da 145 Cv, anche nella versione Q4 con trazione integrale). I sedili sono riscaldabili, con regolazione elettrica e dotati di un rivestimento in Alcantara. Lo stesso materiale è utilizzato per la plancia, il tunnel centrale e i pannelli porta, mentre il volante abbina pelle e Alcantara con cuciture a contrasto.
Cosa piace dell’Alfa Romeo Junior
Il suv compatto di Alfa, costruito nello stabilimento di Tychy, in Polonia, in prova non passa certo inosservato. C’è voglia di Alfa in giro per le strade.
Ha tutto quello che si può desiderare: cruise control adattivo, gestione del traffico e centraggio della corsia, fari Matrix led, telecamera di retromarcia a 180°, sensori di parcheggio a 360°, apertura senza contatto del portellone posteriore, ricarica wireless dello smartphone, specchietti ripiegabili elettricamente con rilevamento dell’angolo cieco, specchietto retrovisore elettrocromico e sistema audio con sei altoparlanti e porte usb anteriori e posteriori.
La strumentazione ha una buona visibilità, l’infotainment è di semplice utilizzo. Lunga 4,17 metri, larga 1,78, alta 1,53 e con un passo di 2,56 metri, Junior offre tutto sommato una buona abitabilità (però in tre persone, sul divanetto posteriore, si sta un po’ stretti e c’è un effetto un po’ di «chiuso» per la luminosità non proprio ottimale, il tetto spiovente che riduce l’altezza e lo spazio, non generosissimo).
E cosa invece non piace
La linea di Junior è abbastanza personale, piace più il frontale con lo Scudetto Alfa Romeo, i gruppi ottici sottili con firma luminosa a tre elementi e le generose aperture inferiori. Meno convincente, almeno stilisticamente, la fascia scura che collega i fanali al posteriore: un effetto nostalgia con il richiamo al mitico alettone nero dell’Alfasud disegnata da Rudolf Hruschka, braccio detro di Ferdinand Porsche. Un tributo non proprio venuto benissimo.
Dove Junior deve crescere, come dicevamo, è all’interno. Ok l’Alcantara su sedili, tunnel centrale e parte delle portiere. Ma il resto? La plastica utilizzata è davvero troppo dura, dà un’impressione di risparmio che contrasta enormemente con la ricchezza di altre parti. Gli scricchiolii, poi, sono ovunque: il cannocchiale della strumentazione dietro al volante, le bocchette di aerazione centrale, il pannello in nero lucido che fa da cornice allo schermo centrale: tutto cigola e dà l’impressione di un assemblaggio non proprio accuratissimo.
Anche gli accoppiamenti della carrozzeria meriterebbero maggiore cura. Su un modello premium come quello in prova, poi, la presenza del tetto apribile ma oscurabile solo attraverso una tendona manuale è davvero un colpo basso per la reputazione dell’allestimento. Così come troppi tasti e comandi sono di chiara derivazione Psa: si ritrovano in diversi altri modelli. Per un modello che a listino vale parte da 44.000 euro, forse maggiore cura ci andava messa.
Insomma, Junior vende, ha personalità e può rappresentare un primo gradino del Biscione per tornare, se non ai fasti del passato, almeno a dire la propria nel mercato d’oggi. Ma di strada deve farne ancora tanta.
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