Signore e signori aprite i garage e spegnete i falò dell’inquisizione auto: a Hiroshima hanno appena dimostrato che si può viaggiare a elettroni senza sentirsi a bordo di un elettrodomestico ad alta tensione. Con la nuova Mazda CX-6e, la casa del Sol Levante ha compiuto il miracolo laico che i puristi della benzina e del gasolio aspettavano da anni.
Li avevano passati a piangere sulle ceneri dei vecchi carburatori: confezionare un SUV a zero emissioni che, una volta impugnato il volante, si guida come una rassicurante, vigorosa e sincera auto termica. Un’operazione di chirurgia nostalgica applicata all’alta tecnologia.
Mentre il resto del mondo automotive sembra fare a gara a chi progetta l’astronave più asettica, stordente e priva di anima – capace di bruciare lo 0-100 a velocità da shock anafilattico ma con la personalità e il carisma di un frullatore multimediale, Mazda sceglie la via di un pragmatismo che sa tanto di eresia. Niente drag race da semaforo che piacciono tanto ai fanatici della Silicon Valley.
Motore e prestazioni della Mazda CX-6e
Sotto il cofano – o meglio, sull’asse posteriore, perché a Hiroshima sanno che la trazione deve stare rigorosamente «dalla parte giusta» della storia – si nasconde un motore da 258 cavalli alimentato da una batteria LFP da 78 kWh. La potenza c’è, sia chiaro, ma l’erogazione è stata calibrata dai tecnici giapponesi con precisione per imitare in tutto e per tutto la progressione pastosa, lineare e incredibilmente rassicurante di un grande classico della vecchia scuola: un motore turbodiesel tremila a sei cilindri. Di quelli che macinavano autostrade senza un sussulto.
L’accelerazione si ferma a un umano, civilissimo e soprattutto terapeutico 7,9 secondi per lo 0-100. La ripresa è morbida, fluida e progressiva. Se bendassero gli occhi e non fosse per l’assoluto silenzio e la colonna sonora simulata dagli altoparlanti – studiata per dare un feedback acustico senza l’effetto di un’astronave di Star Trek – credereste di viaggiare ancora bruciando idrocarburi e pagando le accise statali col sorriso. È la filosofia del Jinba Ittai – l’antico concetto del cavaliere e del cavallo che diventano un’unica entità – applicata alla transizione ecologica: lo sterzo è solido e preciso, l’assetto non costringe a fare un abbonamento dal chiropratico e la risposta al pedale del gas cancella quell’effetto «on-off» da montagne russe. Insomma, si guida finalmente con il sorriso, godendosi il viaggio e senza il logorante rimpianto delle bielle e dei pistoni.
Il design ispirato al catamarano
Eppure, a guardarla da fuori, l’ironia si fa ancora più sottile. I designer guidati dall’estro europeo hanno mescolato il tradizionale linguaggio Kodo Design con un’ispirazione a dir poco bizzarra: il catamarano. Per dare stabilità visiva a quest’auto lunga 4,85 metri senza farla sembrare un furgone blindato per il trasporto valori, si sono ispirati a un’imbarcazione a doppio scafo. Il risultato? Superfici levigate che giocano con la luce, maniglie a filo carrozzeria che spuntano come per magia e un muso aggressivo da «Shark nose» (naso da squalo) che nel retrovisore di chi vi precede fa un certo effetto.
ùSpecialmente con le coreografie luminose dei fari a LED che si attivano persino quando l’auto è in ricarica, quasi a volervi salutare mentre spendete i vostri kilowatt. C’è persino un misterioso sfogo aerodinamico sul cofano e sui montanti posteriori che in Cina giurano serva a generare 70 kg di carico aerodinamico alle alte velocità, mentre in Europa i portavoce ufficiali mantengono un rigoroso e quasi mistico silenzio sul perché sia lì.
Un abitacolo dominato dagli schermi
Una volta saliti a bordo, lo sguardo viene inevitabilmente rapito dallo schermone XXL da ben 26 pollici a risoluzione 5K che si estende a perdita d’occhio sulla plancia. Un pezzo di arredamento digitale diviso salomonicamente a metà da un software intelligente, pensato appositamente per non far litigare il guidatore alle prese con le mappe e il passeggero intento a smanettare con i widget.
Davanti al pilota, invece, il classico quadro strumenti sparisce del tutto, lasciando spazio a un vuoto che i giapponesi chiamano filosofia del «Ma» – la celebrazione dello spazio vuoto. Una scelta filosofica affascinante. Niente paura: le informazioni fondamentali vengono proiettate direttamente sul parabrezza da un mastodontico Head-Up Display da 50 pollici, fluttuando sull’asfalto come nei caccia militari.
Materiali e spazio a bordo
I rivestimenti abbandonano la classica pelle animale a favore del Maztex, un’alternativa vegana setosa al tatto ed ecologicamente impeccabile, mentre nei poggiatesta anteriori spuntano dei curiosi fori che nascondono gli altoparlanti integrati dell’impianto premium.
Siederete immersi in una bolla acustica perfetta, potendo contare anche su un comodo «frunk» anteriore da 80 litri, ideale per nascondere i polverosi e antiestetici cavi di ricarica ed evitare che rotolino nel bagagliaio principale.
Autonomia e tempi di ricarica
L’autonomia dichiarata si attesta sui 484 chilometri. Non è un record da primato mondiale. Non vi farà fare Milano-Reggio Calabria d’un fiato, d’accordo, ma grazie a un’architettura di ricarica rapida che digerisce picchi fino a 200 kW, si passa dal 10 all’80% di energia in meno di mezz’ora.
Ma l’asso che fa sgranare gli occhi arriva quando si apre il capitolo del portafoglio. Quanto costa questa eresia termica travestita da ecologista?
Il listino per la versione d’attacco, la già ricchissima ed elegantissima Takumi, parte da 46.750 euro posizionandosi come una proposta di straordinaria concretezza nel mercato delle vetture di ultima generazione. La proposta offre un Suv di grandi dimensioni rifinito con cura e dotato di tecnologia avanzata senza richiedere budget eccessivi. Traccia soprattutto una via accessibile per la transizione ecologica. Con un enorme, gigantesco vantaggio collaterale rispetto alla concorrenza a pile: questa, almeno, sa ancora di automobile.