Spopolano le moto cinesi (a prezzi dimezzati)

Per visitare la Cina, non serve prendere un volo intercontinentale. Basta andare alla Fiera di Milano. In questi giorni c’è l’edizione 2026 di Eicma, l’Esposizione internazionale del ciclo e motociclo. Una vetrina per il made in Italy, certo. Ma una vetrina soprattutto per la Cina. Hai voglia a celebrare l’edizione di Eicma «più grande di sempre», come spiegato in fase di presentazione dell’evento da Paolo Magri, ad del salone.

Dietro ai numeri da record snocciolati all’inaugurazione (dieci padiglioni per oltre 300.000 metri quadri di superficie espositiva, 43.000 operatori da 167 nazioni e 8.000 giornalisti accreditati) c’è la zampa (anzi, lo zampone) di Pechino. Sui 1.826 nomi di marchi ed espositori presenti nella lista ufficiale di Eicma, il 74% arrivano dall’estero. In particolare, 670 sono riconducibili direttamente a imprese con sede in Cina: quasi il 44% degli stand presenti in Fiera (per fare un paragone, lo scorso anno, secondo gli organizzatori, erano circa il 30%).

Mai, prima d’ora erano mai arrivati così tanti espositori orientali. E non si trovano più relegati, come in passato, nell’ultimo padiglione, quasi dimenticato dalla totalità dei visitatori: stanno in quelli centrali, accanto alle Case-monumento del settore come Yamaha, Honda, Piaggio, Ducati che, è palese, iniziano a temere la scomoda concorrenza. E iniziano a copiarne contenuti e linee. Il maestro è (quasi) diventato allievo.

La Cina alla conquista delle moto in Europa

Dopo aver messo piede in Europa attraverso l’acquisizione di alcuni storici marchi sulla via del declino (o proprio decotti) come Benelli (controllata dalla Qianjiang motorcycle, che da un decennio fa parte della galassia Geely-Volvo), Moto Morini (di proprietà del gruppo cinese Zhongneng vehicle group) o Morbidelli (resuscitato da Keeway group), da qualche tempo Pechino ha invaso il mercato con i propri marchi: colossi come CfMoto (che produce anche modelli per Ktm), Voge (presente a Eicma anche con il marchio Loncin), Qj Motor, Zontes e ZxMoto (presente con il suo fondatore, Zhang Xue, a rappresentare l’importanza della rassegna per gli orientali) stanno scalando le classifiche di vendita: nel 2025 in Italia sono state immatricolate 134.480 moto, in calo del 19,2% sul 2024.

I marchi cinesi hanno superato il 21%: più di una moto nuova su cinque. E il trend prosegue anche in questo 2026. Non è solo il mercato dell’auto, dunque, a dover fare i conti con l’esplosione del made in China (da gennaio sono 1.400.991 le vetture immatricolate nel nostro Paese, con un incremento dell’8,3% su anno. Byd, Saic, Chery e Leapmotor hanno immatricolato oltre 18.000 vetture, più del doppio di un anno fa, e la loro quota è salita dal 6,2% al 13,8%).

Il potere della Cina si vede già all’Eicma

Perché vincono sulle due ruote? Per le stesse ragioni per cui non incontrano ostacoli nelle quattro. In primis, il prezzo: oggi offrono tanto alla metà del costo d’acquisto di un competitor europeo. Poi, la dotazione: di serie c’è quasi ogni bendidio. C’è poi la componente tecnologica: c’è tutto (e anche di più). La qualità è aumentata.

Infine, c’è il mercato: a Eicma si vede chiaramente, girando tra gli stand, che la Cina ha invaso il segmento delle moto di media cilindrata, lasciato un po’ sguarnito, in termini di innovazioni di prodotto da Europa e Giappone. E poi, oggi, hanno portato di tutto: quadricicli da fumetto, da fuoristrada, una cornucopia di moto elettriche e di alternativi più o meno futuribili. Motorizzazioni elettriche, a benzina, ibride. Solo l’immaginazione fa da freno alla quantità di novità presenti a Milano.

I cinesi hanno tentato di accapparrasi anche un altro marchio storico delle due ruote tricolori, Mv Augusta, attraverso CfMoto che, però, non ha trovato l’intesa economica per rilevare il 49% della storica fabbrica varesina.

Nello studio The Economic importance of motorcycles to Europe, presentato a Eicma, emerge che nel 2025 le importazioni nell’Ue dalla Cina sono cresciute del 32,1% in valore, arrivando a 1,05 miliardi di euro. La quota cinese sul totale delle importazioni dell’Unione è salita dal 23% del 2024 al 27,1%.

Perché non si può competere con la Cina sulle moto

La quota della Cina sulle importazioni Ue per quanto riguarda le moto sopra i 250 centimetri cubici è passata dal 7% del 2019 al 22% del 2024 e al 32% del 2025. Il Giappone è fermo al 33%: il sorpasso è questione di poco. Con la domanda domestica in calo del 3,5%, i produttori hanno spinto sull’export, cresciuto del 21% a livello mondiale fino a 13,4 milioni di unità nel 2025, con volumi crescenti diretti verso il Vecchio continente.

Numeri che hanno allarmato Claudio Domenicali, ad di Ducati: «Tra l’Ue e altri Paesi, specie la Cina esiste un divario clamoroso nelle condizioni commerciali. Questo squilibrio è lo stesso di una squadra di calcio che gioca in 11 contro 25, a cui allenatore chiede comunque di vincere. Ci deve essere un riequilibrio di costo del lavoro, energia e barriere doganali più eque. Altrimenti la nostra industria non può essere competitiva».

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