• Report McKinsey: l’auto a batteria piace solo al 18% dei guidatori. Negli Usa il costo del green traina la rivolta anti Biden dei giovani.
  • Nel Regno Unito la leader dei Verdi Carla Denyer, attivista «queer», ha ammesso di non aver installato le tanto lodate pompe di calore. «Però ho già vari preventivi».

Lo speciale contiene due articoli.

La società di consulenza McKinsey ha diffuso un rapporto sul gradimento dell’auto elettrica da parte dei consumatori e non mancano le sorprese.

L’indagine, condotta con 200 domande a 30.000 utenti regolari di automobili in 15 Paesi (tra cui Usa, Cina, Italia, Giappone, Francia), contiene risultati clamorosi. Il primo dato che salta all’occhio è che il 29% di chi oggi ha un’auto elettrica vorrebbe tornare a un veicolo con motore a combustione interna tradizionale. Il secondo dato è che solo il 18% di chi non ha un’auto elettrica la vorrebbe, mentre un 20% gradirebbe una ibrida plug in (auto destinata a scomparire). Il 18% del febbraio di quest’anno si confronta con il 14% registrato nel precedente sondaggio nel dicembre 2021. Dunque, i passi avanti nel gradimento del pubblico in due anni sono stati davvero pochi. Il 21% di chi non ha un’auto elettrica non la vuole proprio, mentre il 41% di chi non ha oggi un’auto elettrica comprerà la prossima automobile scegliendola ancora tra quelle con motore a combustione interna tradizionale. Tra chi non vuole un veicolo a batteria, le motivazioni sono in massima parte il prezzo, i tempi di ricarica e l’autonomia di una carica.

Il rapporto mostra anche un altro dato interessante, poiché traccia l’identikit dell’acquirente tipo di un veicolo a batteria. Gli acquirenti che considerano di comprare un’auto elettrica hanno un reddito disponibile più alto del 47% rispetto a chi è scettico. L’acquirente tipo di auto elettrica risiede in città (al 51% contro il 20% degli scettici, che per il 47% vivono in zone suburbane e per il 34% in aree rurali), ha un’età media più giovane (42 anni contro i 50,8 di chi non vuole un’auto elettrica), è più incline alla tecnologia e ha la possibilità di ricaricare l’auto a batteria a casa (per ben l’84 % dei casi, contro il 49% di chi non vuole l’auto elettrica). Dunque, siamo di fronte al prototipo del consumatore che tanto piace alla gente che piace: benestante, urbano, relativamente giovane, tecnologico e con la colonnina privata di ricarica. Quello che vediamo nelle pubblicità in tv sfrecciare silenzioso e soddisfatto tra grattacieli di vetro e acciaio green in inesistenti pulitissime città, insomma.

Un’indagine, questa di McKinsey, che certo sarà utile alle case automobilistiche per migliorare il proprio marketing, ma al contempo in poche pagine dice sulla vicenda del Green deal molto più di un trattato di sociologia.

È molto interessante osservare il dettaglio relativo a quel 29% (medio) di proprietari di auto elettrica che non vedono l’ora di tornare al vecchio motore a scoppio o diesel. A livello di Stati, in Australia questa percentuale è del 49%, negli Usa del 46%. Il 35% di chi vorrebbe tornare al motore a combustione interna lo fa per carenza di infrastrutture di ricarica, il 24% per i costi di mantenimento e di esercizio troppo alti. Le aspettative sull’autonomia andate deluse, l’ansia da ricarica e l’impossibilità di ricarica casalinga sono un ostacolo arduo da superare per i veicoli a batteria. Peraltro, in Germania il 28% di chi non vuole un’auto elettrica lo fa semplicemente perché ama guidare le auto con motore a benzina o diesel. E questo, ci sia consentito, appare il motivo migliore di tutti: le libere scelte personali.

Che la metà di chi negli Usa oggi ha un’auto elettrica voglia tornare all’auto a benzina è un segnale che né l’industria né la politica possono ignorare. «Non me lo aspettavo», ha dichiarato a un periodico americano di settore Philipp Kampshoff, leader del Center for future mobility della società di consulenza. «Ho pensato: “Una volta acquirente di veicoli elettrici, resterò sempre un acquirente di veicoli elettrici”». Invece, a quanto pare, no.

Oltre che le difficoltà tecniche, la questione del ritorno alla benzina riguarda anche lo sforzo economico: assicurare un’auto elettrica costa di più, il costo di una ricarica elettrica è salito a dismisura sino ad annullare il vantaggio rispetto al prezzo della benzina (stando a uno studio Anderson economic group del febbraio scorso), i costi di manutenzione sono più alti e allacciare alla rete elettrica la colonnina di ricarica domestica costa qualche migliaio di dollari. In più, il valore di un’auto elettrica scende rapidamente, sia per il degrado della batteria (la parte più costosa del veicolo) sia perché il mercato dell’usato mostra già un eccesso di offerta: in un anno un’auto elettrica perde almeno il 30% del suo valore iniziale. Un disastro.

L’argomento auto elettrica è essenzialmente politico, e negli Stati Uniti Joe Biden rischia di subire il contraccolpo della spinta data dalla sua amministrazione verso la mobilità elettrica. Se si osserva il dato americano si trova infatti un altro interessante paradosso: il 57% dei giovani americani possessori di auto elettrica vorrebbe tornare all’auto a benzina. Giovani che prima sono stati incantati dalla novità e poi non riescono a sopportarne gli oneri, evidentemente. Gli stessi giovani che non possono permettersi di comprare una casa: i prezzi delle abitazioni negli Usa sono al record storico. Non è un caso se dai sondaggi emerge che il 60% degli under 35 non approva l’operato di Biden, che è più gradito tra gli anziani. Vedremo a novembre quanto i giovani delusi peseranno alle urne.

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