I dem sbandierano ricette insensate per combattere il caldo dell’estate
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Quando ho ricevuto la foto della locandina del convegno con «Le proposte del Pd per difenderci dal caldo» ho pensato fosse una burla di qualcuno filogovernativo. Invece no: tutto vero.

Il 31 luglio scorso a Roma, alle ore 16 solari, sprezzanti della canicola pomeridiana, le dirigenti e i dirigenti del Pd trovavano la forza di illustrare alle romane e ai romani il programma del partito per proteggere le cittadine e i cittadini dal caldo «che l’inerzia del governo sta sottovalutando». Oltre che del pericolo per il caldo, la conferenza si mostrava sprezzante anche della parità di genere, con interventi di sole donne: Chiara Braga, Caterina Sarfatti, Rossella Muroni, Annalisa Corrado, Elly Schlein. Non so chi codeste gentili signore siano, con esclusione di Schlein e Corrado.

Questa è attivista climatica, indimenticabile per la sua proposta – che le ha fatto guadagnare uno scranno a Bruxelles (e dove sennò?) – di combattere il cambiamento climatico a colpi di ferro da stiro, il cui uso, a sentire l’ingegnera (tale è Annalisa), andrebbe vietato. Lo slogan che a suo tempo convinse le elettrici e gli elettori del Pd a spedirla lassù era, giuro, «stropicciàti per il clima».

Quanto alla segretaria generala, ella esordisce inventandosi di sana pianta «12.000 morti in Europa per quest’ultima ondata di calore». Il numero diffuso dalle cronache è solo un eccesso rispetto a una media statistica, ma l’attribuzione al caldo è solo immaginata.

Per dire: secondo quella stima, alla Spagna (dove si sono raggiunte temperature di 45°) competerebbero 21 morti per milione d’abitanti; ma al Belgio (dove si sono raggiunte temperature di 38°) ne competerebbero 112. In Spagna, la penetrazione degli impianti di climatizzazione è di oltre il 50%, in Belgio è meno del 20%.

Inoltre, tenendo conto dei decessi annuali in Europa, quell’eccesso è equivalente ad avere 401 morti anziché 400: allora, ogni 400 decessi che ci sono in un anno in Europa, uno sarebbe quello attribuito al caldo eccessivo. Infine, ogni 400 morti in un anno, 200 si hanno nei sei mesi di mezza stagione, mentre 120 nei tre mesi freddi e 80 nei mesi caldi: passando dal freddo al caldo veniamo gratificati con 40 morti in meno e, se il caldo diventa eccessivo, con un morto in più.

In ogni caso, dire, come dice Schlein, che la colpa è del caldo è come dare la colpa alla forza di gravità per la morte di chi si schianta al suolo da 40 metri di altezza. Il caldo estivo non arriva improvviso e le misure per proteggersi ci sono. Secondo la segretaria generala, «le persone anziane non devono avere paura di uscire di casa con questo caldo».

Fatemi citare tre di queste soluzioni proposte dalla segretaria generala, che con disprezzo anche del ridicolo, rivendica come «misure di sicurezza urbana». La prima è la creazione nelle città di rifugi climatici. Così i vecchietti, dopo aver rivendicato il proprio diritto di uscire di casa col caldo, dovrebbero andare, magari prendendo un autobus, in un rifugio climatico. Invece, una delle decine di cose da fare per evitare le conseguenze sanitarie del caldo eccessivo è proprio stare in casa. Per esempio, non andare alle ore 16 solari alla radunata del Pd per ascoltare improbabili soluzioni a un problema incompreso.

La seconda soluzione è, cito, «riforestare (sic!) le città, come han fatto in Colombia a Medellin, dove 40 corridoi verdi hanno ridotto di 2° la temperatura in città». Schlein omette di dire, o forse non sa, che Medellín si trova a 1500 metri di quota e il suo clima è primaverile per 365 giorni l’anno, con temperature che, ogni giorno dell’anno, oscillano tra 17° di minimo e 27° di massimo.

Comunque sia, trasformare Milano, Roma e Firenze in Medellín pare che sia una proposta di legge del Pd, ma non è ben chiaro come intendano procedere per portarle a 1.500 metri sul livello del mare. Se tanto mi dà tanto, non mi meraviglierei che la prossima proposta (di legge) sarà di prosciugare q.b. il mar Mediterraneo.

E non è una battuta cattiva e sarcastica da parte mia: una terza proposta del Pd è di prosciugare q.b. la CO2 in atmosfera. Nella speranza che Elly ci legga, provo a spiegarle perché la CO2 antropica nulla ha a che vedere col riscaldamento globale (e men che meno con le ondate di calore). Cara Elly, la invito a guardare con attenzione la figura.

In essa, l’area sotto la grande curva a campana rappresenta la radiazione infrarossa emessa dalla Terra: sono 400 W/mq (watt per metro quadrato) che andrebbero tutti nello spazio se non ci fossero vapor d’acqua e CO2, che di quei 400 «trattengono» 160 W/mq (è, questo, l’effetto serra). Senonché il principale gas serra è l’H2O; e, inoltre, la CO2 assorbe solo radiazione con lunghezza d’onda di 15 micron (peraltro in competizione con l’acqua) ed è trasparente a tutta l’altra radiazione tra 4 e 50 micron.

Converrà con me, cara Elly, che se ci fosse un diavoletto a impedire alla Terra di emettere a 15 micron, potremmo aggiungere in atmosfera CO2 a piacimento: essa non darebbe alcun contributo all’effetto serra perché non ci sarebbe radiazione da assorbire. Ed effettivamente non c’è radiazione da assorbire perché quella emessa è già assorbita dalla CO2 naturalmente presente (oltre che dall’acqua): la CO2 antropica nulla fa al global warming e ancora meno alle ondate di calore.

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