La sindaca Silvia Salis vola a New York per le celebrazioni dei 250 anni dell’indipendenza americana e trasforma la missione istituzionale in una passerella social con sponsor in evidenza. Nel video e nei post, obblighi contrattuali alla mano, cita i partner che finanziano il viaggio, mentre a Genova monta la polemica sul degrado urbano e sulle priorità dell’amministrazione. Critiche sull’opportunità dell’operazione e sul confine tra comunicazione istituzionale e promozione personale.
Una volta la avrebbero chiamata ragazza-sandwich, oggi influencer. Fatto sta che la sindaca di Genova Silvia Salis, per pagarsi la passerella a New York mentre la sua città sta andando allo sfascio, tra problemi di sicurezza, pulizia e trasporti, ha dovuto diventare una piazzista di brand. Una specie di Giorgio Mastrota in gonnella.
E così, sia nel video delle storie di Instagram che nei post che ha pubblicato dalla Grande mela, dove è volata per i 250 anni della dichiarazione d’indipendenza americana, ha dovuto mettere in bella mostra e citare (come previsto dai contratti firmati dal Comune) i nomi degli sponsor che hanno sostenuto la missione.
Lei, per giustificarsi, ha scritto: «Voglio ringraziare i partner che ci stanno accompagnando, Ita Airways e Starhotels, limitando al minimo i costi per l’amministrazione pubblica in questa missione, che ha l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra Genova, gli Stati uniti e New York».
Ma davvero i genovesi sentono il bisogno di questa sinergia, mentre ogni giorno devono fare i conti con il degrado? O preferirebbero una prima cittadina che, anziché impegnare il tempo a promuovere la propria immagine – tra «viaggi istituzionali» e copertine di giornale -, si occupasse un po’ di più dei problemi della città che è stata chiamata a governare? Ai posteri (e agli elettori) l’ardua sentenza.