Nella loro vita di missioni ne hanno fatte tante, in Italia e nel mondo. Hanno operato ovunque, con la passione di chi sa che ogni volta la prima vita a essere in pericolo è la propria.
Quando sono arrivati a Macuto, davanti a quell’edificio dove era stata segnalata la presenza di una donna con due figli, non hanno esitato un attimo: hanno indossato caschetto ed equipaggiamento per cercare di «dare una buona notizia» a un popolo devastato dal sisma.
Tra loro, nel team Usar Ita-02, ci sono anche gli eroi del ponte Morandi.
«Per noi il ponte Morandi è stata una scuola – spiega Maurizio Tonda, del comando di Torino – perché da allora siamo migliorati molto, sia a livello logistico sia come attrezzatura».
Ora quell’esperienza è messa al servizio dei venezuelani.