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Vaccini, contratti capestro: 2 dosi di troppo per italiano

Vaccini,  contratti capestro: 2 dosi di troppo per italiano
Ansa

«Report» scopre quante fiale abbiamo comprato: 183.374.253 l’anno scorso, 137.974.808 quest’anno. Molte sono scadute, forti pressioni per iniettare le altre a tutti i costi. Intanto le consegne continuano senza sosta. E «La Verità» smaschera l’Iss: calcoli errati su efficacia dei farmaci e infezioni.

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Per il sequestro dei bimbi nel bosco abbiamo già speso oltre 10.000 euro
Ansa
Mamma Catherine e i suoi tre figli costretti dai giudici a vivere in una struttura protetta dal 20 novembre: mantenerli costa 244 euro al giorno. Eppure non c’era disagio. Il 23 gennaio la perizia psicologica sui genitori.

Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine.

«Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne».

Di nuovo, sante parole. Le tempistiche sono probabilmente il tema centrale di tutta questa vicenda. Le autorità sono state piuttosto veloci, infatti, nel sottrarre i bambini alla famiglia. Un po’ meno a prendersi cura di loro. Risulta, tanto per fare un altro esempio, che dal 20 novembre i piccoli non stiano svolgendo alcuna attività scolastica. Una insegnante avrebbe dovuto presentarsi nella casa famiglia il 7 gennaio, ma non è arrivata. Ora, stando alle indiscrezioni, sarebbe stata individuata un’altra figura: una insegnante in pensione che sarebbe disponibile a seguire i Trevallion e che dovrebbe iniziare a lavorare a giorni. Vedremo. Le perplessità restano tutte, però: era davvero necessario separare la famiglia per costringere i genitori ad accettare il supporto di una maestra in pensione? Da settimane il padre Nathan e i legali della famiglia dicono di essere disposti a trattare su ogni punto critico sollevato dal tribunale. Eppure i minori restano lontani, reclusi. Quello che prima sembrava un ricatto ora appare come una sorta di punizione.

Ed è qui che emerge un argomento che non si può facilmente trascurare, e cioè quello economico. Risulta infatti - lo ha confermato il sindaco Giuseppe Masciulli, che il Comune di Palmoli spenda 244 euro al giorno per mantenere mamma e bambini nella casa famiglia. «Cifra che, grazie all’utilizzo di contributi statali, potrà essere affrontata per un massimo di 4-5 mesi. Viceversa comincerà a gravare direttamente sul bilancio del Comune e allora la situazione potrebbe diventare preoccupante», ha detto Masciulli. Fate due conti: a spanne siamo oltre i 10.000 euro a carico dei contribuenti. Che cosa avrebbero potuto fare i Trevallion se avessero ricevuto direttamente dal Comune quella cifra? Magari sistemare la casa più rapidamente. La stessa domanda si può porre per le altre famiglie a cui sono stati tolti i figli, come l’altra famiglia nel bosco di Caprese Michelangelo (Arezzo), che sta perfino peggio dei Trevallion dato che non sa dove siano finiti i due minori allontanati. L’intero meccanismo degli allontanamenti ha una componente di business che non si può trascurare. Non vogliamo dire che si strappino i bambini ai genitori per arricchire i gestori delle strutture di accoglienza, ma è evidente che per funzionare la macchina del controllo minorile va oliata. Parliamo di rette che vanno dai 100 ai 300 euro al giorno e anche di più. Per i piccoli che rischiano davvero la vita o si trovano in situazioni di gravissimo disagio avere un luogo sicuro in cui stare è di sicuro fondamentale. Ma che famiglie in cui regna l’amore siano separate e si finisca per spendere migliaia e migliaia di euro a beneficio di strutture protette, beh, è decisamente sgradevole.

Il sistema, in fondo, non è poi molto diverso da quello vigente nella gestione dei migranti: per ogni ospite delle strutture lo Stato sborsa. Solo che qui parliamo di bambini che una casa ce l’hanno e hanno pure genitori che non li maltrattano. Perché i contribuenti devono spendere 244 euro al giorno per finanziare un ricatto (o una punizione) istituzionale? Nel caso di Palmoli, altri quattro mesi con questo regime metterebbero in seria difficoltà il Comune. E chi ne trarrà beneficio? I Trevallion o il sistema che vuole rieducarli?

Soldi dei contribuenti per la serie Netflix su Fabrizio Corona: Giuli faccia qualcosa
Alessandro Giuli (Imagoeconomica)
Il tax credit si ottiene con criteri «asettici», ma se un’«opera» del genere percepisce 800.000 euro, nel sistema c’è un problema.

Al ministero della Cultura, in particolare alla Direzione generale cinema e audiovisivo, i conti continuano a non tornare. Dal punto di vista dei contribuenti, s’intende. Perché, visti dall’angolazione dei fruitori dei finanziamenti del dicastero di Via del Collegio romano, produttori cinematografici e televisivi, broadcaster e piattaforme multinazionali, i conti tornano alla grandissima, eccome. Dopo la scoperta documentata su questo giornale da Davide Perego con una lunga e meticolosa inchiesta su decine di film e opere di scarso o inesistente interesse pubblico, alcune nemmeno approdate nei cinema, altre programmate in sale deserte, ma sostenute a vario titolo per anni e per svariate decine di milioni dai contributi del ministero della Cultura, prima con Dario Franceschini e poi con i suoi successori Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli nel governo Meloni, dopo tutto questo si auspicava che i criteri di assegnazione dei medesimi fondi venissero ampiamente revisionati. Purtroppo, sembra di poter dire con una certa dose di rammarico che non è così.

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Trentini scarcerato, Landini spudorato
Maurizio Landini (Imagoeconomica)
Dopo aver organizzato proteste per l’intervento nel Paese sudamericano, Landini & C. hanno la faccia tosta di celebrare i rimpatri. Resi possibili però proprio dal blitz Usa.

«È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?». Non sapevano nulla della cattura di Maduro ma è stato proprio grazie a quell’arresto che Trentini è potuto ritornare a casa, assieme agli altri italiani prigionieri. Trentini era diventato un simbolo politico, specie perché a sinistra dava fastidio che il governo avesse già liberato in un blitz Cecilia Sala dalle grinfie di un altro governo di fetenti, l’Iran degli ayatollah; roba che se adesso pensi cosa le avrebbero fatto se il governo non avesse agito con la massima solerzia ti viene la pelle d’oca. Ma appunto Cecilia Sala era stato un grande successo del governo italiano e della rete diplomatica connessa. La stessa che ha agito con il fiato sul collo col passare del tempo, negli ultimi giorni un pochino di più, per riportare a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. Non sapevano della cattura di Maduro, loro. Invece quelli della sinistra, la Cgil e Maurizio Landini lo sanno benissimo. Tant’è che nei giorni della cattura hanno allestito frettolosamente una manifestazione contro gli Stati Uniti di Trump. Che però ci ha dato una mano enorme nelle trattative per la liberazione.

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Trentini è libero e rientra in Italia: «Grazie al premier e al governo»
Alberto Trentini (Ansa)
Caracas rilascia il cooperante, in cella da oltre 400 giorni, e l’imprenditore Burlò. Entrambi ignoravano l’arresto di Maduro: «È stato tutto inaspettato». Il Papa ha ricevuto la Machado, che giovedì incontrerà Trump.

Che la cattura di Nicolás Maduro stia ridefinendo i rapporti tra l’Italia e il Venezuela è evidente dalla notizia più attesa: Alberto Trentini torna a casa.

Il cooperante italiano, rinchiuso nel carcere El Rodeo a Caracas per 423 giorni, è stato liberato insieme al connazionale Mario Burlò. Ad annunciare la novità, alle 5 di ieri mattina, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Ed è proprio nel luogo della rappresentanza diplomatica italiana che è stata scattata la prima foto dei due: Trentini, che indossa una t-shirt rossa, appare sorridente seppur visibilmente dimagrito. Al suo fianco, Burlò, mostra un volto disteso. I due non erano nemmeno a conoscenza della cattura del dittatore venezuelano: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato» ha detto Trentini. Sia il cooperante sia Burlò, che sono in buone condizioni, hanno reso noto di non essere stati «torturati». E mentre aspettava l’aereo per tornare in Italia, l’operatore umanitario ha dichiarato al Tg1: «Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario».

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