La manifestazione sportiva nazionale per studenti dai 7 ai 17 anni creata nel 1968 da Giulio Onesti, che ha avvicinato intere generazioni agli sport torna nelle scuole.
Il ministro dello sport e delle politiche giovanili Andrea Abodi lo aveva già annunciato a fine novembre dello scorso anno: nel 2023 torneranno i Giochi della gioventù. “Un glorioso, affascinante appuntamento di socialità” come lo ha definito lo stesso Ministro.
In manovra poi, a dicembre 2022, erano stati inseriti emendamenti bipartisan per il loro rilancio. Forza, Italia, Fratelli d’Italia, Pd e M5s avevano proposto di istituire un Fondo per la realizzazione dei Giochi della gioventù con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2023.
Infine è arrivato il disegno di legge, a firma Lega, per la promozione della pratica sportiva nelle scuole e l’istituzione dei nuovi Giochi della gioventù. Molte le motivazioni e le spinte che hanno portato a riproporre questa manifestazione storica. I senatori della Lega hanno spiegato: “Lo sport ha sempre svolto un ruolo fondamentale nella formazione individuale e nella promozione del benessere fisico e mentale. Essendo una delle attività che promuovono uno stile di vita positivo, lo sport consente ai giovani di esprimere le loro personalità e inclinazioni, di sviluppare un’attenzione per la cura del proprio corpo e di promuovere uno spirito partecipativo e incline alla sana competizione. I valori di onestà e solidarietà impliciti nell’attività sportiva aiutano a prevenire tendenze disgreganti, come il bullismo, favorendo invece uno spirito di comunione e fraternità essenziale per l’integrazione sociale e culturale”. Va ricordato infatti che in Italia lo sport agonistico studentesco è sempre stata una grande tradizione, un’attività di grande rilievo, purtroppo abbandonata da ormai quindici anni.
I giochi della gioventù sono nati nel 1968 per volere dell’allora presidente del Coni, Giulio Onesti. Lo scopo era quello di arginare il diffuso disagio sociale giovanile, hanno contribuito alla diffusione di un sano spirito sportivo e competitivo e alla scoperta di talenti destinati a rafforzare lo sport nazionale. Una selezione severa in otto sport di base: atletica leggera, pallavolo, pallacanestro, ciclismo, sci, ginnastica, nuoto e scherma più altri trenta sport facoltativi. Ebbero grande successo già dai primissimi anni. Alla fase finale della prima edizione partecipano 4.118 giovani, in rappresentanza di 5.509 comuni, usciti da una base di 2.400.000 partecipanti alle fasi locali e dai 597.482 concorrenti delle fasi provinciali. L’inaugurazione solenne si tenne allo Stadio Olimpico di Roma con la sfilata aperta dalla squadra di Agrigento e chiusa da quella di Viterbo. Una mini-Olimpiade aperta a ragazzi e ragazze appartenenti a scuole, società sportive, centri di addestramento giovanili Coni e Olimpia, Enti di propaganda, gruppi aziendali, associazioni varie. Nessun obbligo di tesseramento alle federazioni, ma soltanto documento di identità e certificato medico di idoneità fisica. Dopo anni di appuntamenti sempre molto apprezzati dai ragazzi e grande contenitore di splendidi ricordi, nel 1998 finisce l’esperienza dei Giochi della gioventù, così come si conoscevano. Vengono sostituiti dai Giochi sportivi studenteschi, destinati solo agli studenti delle scuole secondarie. Lì si perde lo scopo originario, ovvero consentire la pratica e la promozione dello sport a tutti fin dalla giovanissima età. Questa esperienza, decisamente più fallimentare si è infine conclusa nel 2007.
Da quando sono stati aboliti, fare sport per i ragazzi è diventato un lusso che non tutti possono permettersi. A questo si aggiunge che fino ad adesso neanche la ginnastica alla scuola primaria veniva più offerta dallo Stato. Non sorprende quindi che l’Italia sia uno dei Paesi europei con il più alto tasso di prevalenza dell’obesità infantile, preceduta solo da Cipro, Spagna e Grecia, i bimbi con obesità sono il 9,4% del totale e quelli in sovrappeso circa il 20%.
I Giochi della Gioventù hanno creato a volte campioni, ma soprattutto hanno cresciuto giovani in salute, creato caratteri, spirito di comunità, senso del dovere e della responsabilità. Per altro, come ricordano anche i senatori della Lega, l’Unione Europea riconosce l’importanza sociale dello sport e si impegna a rendere l’attività sportiva accessibile a tutti, attraverso l’ampliamento dell’orario scolastico, l’investimento in strutture sportive di qualità, l’accessibilità per tutti gli studenti ai centri sportivi e corsi di sport nelle scuole e una particolare attenzione ai bisogni degli studenti disabili.
A partire dal 2019, grazie alla legge del 2018, lo Stato italiano ha creato la società Sport e Salute S.p.A. per promuovere lo sport e i corretti stili di vita fin dalla giovane età. Ed è con questo spirito che si riparte con il progetto dei Giochi della gioventù.
I nuovi Giochi
I Giochi si articolano in due sezioni. La prima sezione, chiamata «Giovani in gioco», si svolge in un’unica fase provinciale riservata agli studenti iscritti alle classi quarta e quinta della scuola primaria ed è volta ad avviare i giovani alla pratica agonistica nella disciplina sportiva più idonea alle proprie inclinazioni. La seconda sezione, che si chiama «Nuovi giochi della gioventù», è riservata agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado e si svolge in una fase provinciale, una regionale e una nazionale, articolate nelle due sessioni estiva e invernale. Come in passato infatti anche d’inverno si svolgevano delle competizioni, inserendo in questo modo anche lo sci tra gli sport accessibili a tutti.
Lo svolgimento dei Giochi è coordinato, a livello nazionale, dalla Commissione organizzatrice nazionale composta da rappresentanti del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell’istruzione e del merito e della società Sport e salute S.p.A.
La Commissione ha il compito di redigere i regolamenti annuali per lo svolgimento dei Giochi e di individuarne le sedi di svolgimento, d’intesa con le Commissioni organizzatrici regionali in modo da garantire che i Giochi medesimi si tengano negli impianti dei comuni maggiormente qualificati a livello territoriale e nazionale nelle discipline oggetto di competizione. Questo potrebbe anche creare un circolo virtuoso di competizione sugli impianti, donando la spinta a migliorarli anche nei territori più abbandonati.
Entro il 30 ottobre di ciascun anno, gli istituti scolastici trasmettono al Ministero dell’istruzione e del merito, nonché alle Commissioni organizzatrici regionali copia dei protocolli stipulati, nonché il numero degli studenti aderenti alle attività ivi previste.
L’elemento più importante che caratterizza l’aspetto inclusivo del progetto è che gli istituti scolastici assicurano la partecipazione di tutti gli studenti interessati ai corsi e individuano, anche consorziandosi, le modalità organizzative atte a promuovere la più ampia adesione degli studenti diversamente abili alle attività sportive che se necessario potranno essere adattate alle loro esigenze.
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