Il golf non è più solo uno sport di élite
  • Una disciplina spesso accompagnata da pregiudizi, come essere un gioco troppo lento, poco coinvolgente e rivolto a un pubblico di nicchia, ma che negli ultimi anni, numeri alla mano, è uscita da questi cliché e si appresta a tornare alle Olimpiadi a distanza di più di 100 anni.
  • Domani cominciano gli Open d’Italia a porte chiuse, mentre il Covid ha cancellato per la prima volta dal 1945 gli Australian Open in programma a novembre a Melbourne e il Pga Championship a Brisbane in dicembre.

Lo speciale contiene due articoli.

Il golf è stato quasi sempre visto come uno sport per ricchi e quindi destinato a una cerchia ristretta di popolazione. Niente di più errato. Praticare questo sport, infatti, può costare quanto il tennis o la palestra: se non si scelgono i club più esclusivi, quelli sì rivolti a una clientela ricca, per una lezione privata di golf ci vogliono in media 35 euro, mentre il costo di ingresso nel green per giocare una partita che dura tra le quattro e le sei ore varia dai 40 agli 80 euro.

Per sfatare il mito che il golf sia riservato a pochi ci sono voluti diversi anni e le ragioni di tale preconcetto sono da ricercare alle origini della nascita di questo sport. O perlomeno, della sua versione moderna. Se già durante l’impero romano si praticava qualcosa di simile, ossia la paganica, con bastoni e palline in zone rurali, il golf vero e proprio nasce in Scozia a metà del 1400, più precisamente nel 1457, quando il re Giacomo II emanò un decreto contenente il primo documento ufficiale della storia del golf. Alcuni storici di questo sport, però, reclamano altri documenti risalenti al 1297, secondo i quali la prima patria del golf dovrebbe essere l’Olanda. In Italia, invece, il gioco con la mazza e le palline sul prato verde è arrivato nel Settecento grazie al conte di Albany a Villa Borghese a Roma. Il primo golf club è stato il Gentleman golfers di Leith, un vivace quartiere portuale a Nord di Edimburgo, inaugurato e fondato nel 1744 da William St Clair of Roslin, esponente della massoneria scozzese che in quell’occasione scrisse e pubblicò anche le prime regole del golf moderno. Da qui, a questa disciplina fu attribuita l’etichetta di sport aristocratico e praticato solo ed esclusivamente dai nobili come passatempo. Per giocarci era necessario possedere vestiti eleganti e costosi per accedere all’interno dei campi, spesso disposti sui grandi prati all’interno delle ville. Le cose hanno cominciato a cambiare nel ventesimo secolo e soprattutto negli ultimi 50 anni, grazie a una maggiore esposizione mediatica del fenomeno e a un aumento significativo delle iscrizioni ai club. Solo in Italia, nel 1969 si contavano 6.812 giocatori tesserati e 35 circoli affiliati. Mezzo secolo dopo, nel 2019, i numeri sono balzati a 90.229 tesserati e 232 circoli.

E poi le Olimpiadi. Il golf ha esordito come sport nella rassegna a cinque cerchi per la prima volta alla seconda edizione dei Giochi dell’era moderna nel 1900 a Parigi ed è stato confermato a quelli successivi del 1904 a Saint Louis negli Stati Uniti. Poi una lunghissima interruzione durata oltre un secolo e il tanto atteso ritorno a Rio de Janeiro nel 2016. Anche grazie a questo il golf ha aumentato il proprio bacino d’utenza negli ultimi anni, traendo un naturale e fisiologico beneficio dalla spinta olimpica.

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