- La chiusura di San Siro per due turni colpisce decine di migliaia di abbonati onesti, del tutto estranei alla vergogna di Inter-Napoli. È la fotografia della debolezza dello Stato e del sistema calcio: non sapendo isolare i colpevoli, si spara nel mucchio per fingere forza.
- L’ex difensore del Napoli Fabiano Santacroce: «Gli insulti per il colore della pelle piovono sugli avversari bravi, come Koulibaly. È ignoranza».
Lo speciale contiene due articoli.
Bisogna fermarli. Ma chiudere gli stadi è la contromisura giusta e, soprattutto, è efficace? Non si direbbe, visto che lo si è fatto decine di volte, eppure i cori razzisti non smettono d’infestare le curve e gli ultrà continuano a scatenare la guerriglia. Si parla da anni d’allontanare i violenti e riavvicinare le famiglie al calcio, ma ogni volta a rimetterci sono proprio queste ultime. La gente normale, la stragrande maggioranza di chi va a godersi la partita, che mai sognerebbe d’armarsi neppure di uno spillo o d’offendere un giocatore dalla pelle scura. Invece sono questi, gli amanti del calcio che non strepitano per imporre la loro voce, a essere allontanati dal rito collettivo della domenica. Che è un rito di pace e non di guerra, come invece sembrerebbe leggendo i giornali in questi giorni. E a farne le spese è tutta la comunità del pallone, fatta di sfottò bonari ma anche pacche sulle spalle.
Può essere scontato tirare fuori qualche proverbio, però in questo caso ci azzeccano: non si fa di tutta l’erba un fascio, non si butta via il bambino con l’acqua sporca.
Questa maggioranza silenziosa, che vive la partita come un modo di stare assieme e divertirsi, è la prima a essere defraudata dalla decisione del giudice sportivo di chiudere San Siro per due giornate e di far disputare un terzo match senza curva Nord. Ha senso punire tutti per colpa di un manipolo di delinquenti? O piuttosto è una sconfitta per il mondo e la filosofia dello sport? E poi chi ripagherà quei tranquilli tifosi che hanno già acquistato i biglietti o l’abbonamento stagionale? Sul sito dell’Inter non c’è, al momento, alcun riferimento. Si parla giustamente del fatto che «Inter significa integrazione, accoglienza e futuro» e si prendono le distanze dagli ultrà: «Chi non dovesse comprendere e accettare la nostra storia, questa storia, non è uno di noi». Ma ancora nulla al riguardo di eventuali rimborsi, che ci auguriamo arrivino. Perché chi non potrà andare allo stadio con gli amici, il figlio o la moglie, non ha proprio nulla a che fare con la morte di Daniele Belardinelli o i cori contro Kalidou Koulibaly. Ma non è soltanto questione di soldi, ci sono le emozioni perdute che non possono essere risarcite, così come la passione e il rammarico di gioire o disperare insieme, fino allo scoccare del 90°. Perché il calcio è anche questo.
Nello sproloquio di questi giorni, in cui si è sentito anche minacciare l’abolizione del campionato, ci piace riportare la voce di Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta: «L’idea di sospendere le partite è una grande stupidata, non è questo il modo di prendere provvedimenti. San Siro conta tutto l’anno 60.000 persone per Inter e Milan, sospendere le gare e chiudere gli stadi non è assolutamente la soluzione. Sono provvedimenti che fanno male al calcio e che, di conseguenza, fanno star male anche il sottoscritto. Il problema non è solo il razzismo, tutte le squadre hanno giocatori di colore. È tutto più ampio e serio. Si può combattere ma non chiudendo gli stadi e lasciando la gente fuori. Si deve iniziare prendendo le persone singole responsabili. Se sono dieci, vanno a casa».
Proprio qui sta il nocciolo della questione, il provvedimento ha colpito l’interezza dei tifosi, senza alcuna distinzione. Non importa se colpevoli o meno, ma sicuramente gli innocenti sono immensamente più numerosi. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, solleva dubbi sulla decisione di sbarrare i campi: «Chiudere gli stadi e vietare le trasferte condanna i tifosi veri, che vanno distinti dai delinquenti, ed è la risposta sbagliata». Ma allora cosa si può fare? Certamente non si può accettare di piegarsi ai balordi, che si aggirano attorno a San Siro incappucciati e armati di coltelli. Il vicepremier spiega che convocherà «le società sportive, le tifoserie e gli arbitri per ragionare tutti insieme su come portare pulizia, tranquillità e sorriso nei campi di calcio». E avanza una possibile soluzione: «Certe partite non si giocheranno più in notturna, quelle più a rischio si devono giocare alla luce del sole e con elicotteri che possano controllare i delinquenti». Basterà? Ci riserviamo un giudizio quando il piano sarà più definito. Ma intanto, mentre si pensa alle contromisure, il prefetto di Milano, Renato Saccone, annuncia che la prossima partita in casa dell’Inter con tutto il pubblico sarà soltanto a metà febbraio. Spiega anche che l’obiettivo è isolare i violenti, che non si può far pagare a tutti comportamenti criminali. Come invece puntualmente accade. E, sempre aspettando di disinnescare i facinorosi, il Gos, il Gruppo operativo per la sicurezza che raggruppa le forze dell’ordine, dispone che per l’odierna Empoli-Inter la vendita dei biglietti sia limitata solo ai residenti in Toscana. Tutti gli altri per vedere la partita, soli e sul divano, devono pagarsi un abbonamento alla pay tv.
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