Il pilota della Mercedes interrompe un digiuno che durava dal 1953, quando a vincere fu Alberto Ascari. Una stagione da protagonista, con nove vittorie e sette pole position, che gli consegna anche il primato di più giovane iridato nella storia della Formula 1. E pensare che quando Räikkönen vinceva il suo ultimo Mondiale con la Ferrari, Kimi aveva appena un anno.
C’è chi ha passato una vita ad aspettare questa domenica senza sapere se sarebbe mai arrivata. Chi ha imparato ad amare la Formula 1 con il mito di Alberto Ascari, chi ha seguito le imprese di Michele Alboreto, chi ha fatto il tifo per Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella, sperando che uno di loro potesse riportare il tricolore sul tetto del mondo. E poi c’è chi, anno dopo anno, ha continuato ad aspettare una Ferrari capace di tornare quella di un tempo, di rivedere il Cavallino Rampante davanti a tutti, con un pilota italiano nell’abitacolo. L’ultimo Mondiale piloti vinto da Maranello risale al 2007. Al volante c’era Kimi Räikkönen. Sì, proprio Kimi. Ma il nome del ragazzo che oggi ha riportato l’Italia sul tetto della Formula 1 non è un omaggio al campione finlandese. Quando Räikkönen festeggiava il suo titolo, Andrea Kimi Antonelli aveva appena compiuto un anno.
Sono passate diciannove lunghe stagioni da quella domenica e settantatré dall’ultimo trionfo iridato di un pilota italiano, quello di Ascari nel 1953. In mezzo, generazioni di appassionati, campioni sfiorati, talenti cresciuti e speranze rimaste tali. Adesso quella lunga attesa è finita. A interromperla è un ragazzo di Bologna, vent’anni appena, che ha conquistato il mondo al volante di una Mercedes. Su come e perché la casa di Stoccarda sia arrivata prima di Maranello su un diamante grezzo del genere, ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. Sta di fatto che il nome di Antonelli entra in una storia nella quale gli italiani, per troppo tempo, hanno avuto soltanto il ruolo degli spettatori. E forse la cosa più bella è che ci sono appassionati che aspettavano questo momento da prima ancora che lui nascesse.
Antonelli, il giorno della storia: il terzo posto che vale il Mondiale
Il giorno della storia è arrivato al termine di una gara tutt’altro che semplice. A Città del Messico Kimi Antonelli parte dalla quarta posizione, alle spalle delle Ferrari di Lewis Hamilton e Charles Leclerc e del compagno di squadra George Russell. Al via succede subito di tutto: Leclerc conquista la testa della corsa, ma viene successivamente penalizzato di cinque secondi per un taglio di chicane. L’italiano resta nelle posizioni di vertice, gestisce la gara e, approfittando delle soste ai box degli avversari, si ritrova addirittura al comando. Al 45° giro, però, l’incidente di Valtteri Bottas costringe la direzione gara a esporre la bandiera rossa e a sospendere la corsa per ripristinare le barriere danneggiate. Si riparte da fermi, con Max Verstappen davanti a tutti e Hamilton in seconda posizione. Antonelli è quarto, ma non ha intenzione di accontentarsi: al 48° giro supera Leclerc e si prende il terzo posto. È il sorpasso che completa la sua giornata e consegna all’Italia un campione del mondo che mancava dal 1953. Davanti a lui Verstappen e Hamilton, ma stavolta il risultato degli altri conta soltanto fino a un certo punto. Kimi è nella storia.
Dal Giappone a nove vittorie: la stagione del trionfo
Il Mondiale di Antonelli ha preso una direzione precisa già in primavera. È stato il Gran Premio del Giappone, terza prova del calendario, a segnare la svolta: il bolognese si è ritrovato in testa alla classifica iridata, davanti a piloti ben più esperti e accreditati come il compagno di squadra George Russell, Max Verstappen e Lewis Hamilton. Da quel momento non ha più lasciato il centro della scena. Nove vittorie in una stagione che lo ha visto crescere gara dopo gara, trovare continuità e soprattutto imparare a gestire la pressione di chi, da semplice promessa, si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con la possibilità concreta di vincere tutto. Anche quando le difficoltà non sono mancate, Antonelli ha saputo ripartire, senza perdere di vista l’obiettivo.
La rimonta di Monza e il record strappato a Vettel
Uno dei momenti simbolo della sua cavalcata è arrivato proprio in Italia, a Monza. Nel tempio della velocità, davanti a un pubblico abituato a sognare con il Cavallino Rampante, Antonelli è riuscito a vincere partendo dal fondo della griglia. Una rimonta che ha conquistato anche i tifosi della Ferrari, costretti per una volta ad applaudire il pilota di una scuderia rivale. Il ragazzo della Mercedes ha saputo farsi spazio anche in casa degli avversari, dimostrando che il suo talento andava ben oltre le aspettative della vigilia. A vent’anni e due mesi è diventato il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1, cancellando il primato di Sebastian Vettel, che aveva conquistato il suo primo titolo nel 2010 a 23 anni. Un record che dà la misura della precocità di un’impresa destinata a restare nella storia.
Record su record: Antonelli supera anche Ascari e Vettel
Il titolo mondiale è soltanto l’ultimo dei primati di Antonelli. A vent’anni e due mesi è diventato il più giovane iridato nella storia della Formula 1, battendo il record di Sebastian Vettel. Nel corso della stagione ha conquistato anche il primato di più giovane poleman, vincitore a Monaco e autore di un Grand Chelem. E ha riscritto le statistiche italiane: con nove vittorie e sette pole in un solo campionato ha superato i precedenti record di Alberto Ascari, fermi rispettivamente a sei successi e sei pole. Numeri che si aggiungono a quelli già stabiliti nel 2025, quando a 18 anni era diventato il più giovane pilota a guidare un Gran Premio e a firmare il giro più veloce in gara.