Adam Murphy festeggia con i compagni del Fleetwood Town dopo aver eliminato l'Arsenal ai rigori
Adam Murphy festeggia con i compagni del Fleetwood Town la vittoria ai rigori contro l'Arsenal, che vale la qualificazione ai quarti di finale della Coppa di Lega inglese (Getty Images)

Per fortuna il calcio dei milioni e dei diritti tv riesce ancora a produrre storie da raccontare. Quelle che tanto piacciono ai nostalgici di un pallone che quasi non esiste più. A regalarcela, stavolta, è un club di una cittadina inglese di poco più di 26.000 abitanti, sulla costa del Mar d’Irlanda, diciottesimo in League Two, la quarta serie inglese. Il Fleetwood ha eliminato l’Arsenal dalla Coppa di Lega, al termine di una partita che sembra scritta da qualcuno con poca voglia di rispettare il copione.

Per capire come sia andata bisogna partire dai primi minuti, quando un drone che sorvola il campo costringe a interrompere la gara. Non è esattamente l’inizio che ci si aspetterebbe da una serata di coppa, soprattutto quando dall’altra parte c’è una squadra come l’Arsenal, campione d’Inghilterra e abituata a giocare per obiettivi ben diversi dalla sopravvivenza nella quarta divisione.

La partita si disputa all’Highbury Stadium, un nome che ai tifosi dei Gunners ricorda inevitabilmente il vecchio impianto londinese in cui l’Arsenal ha giocato per decenni, prima del trasferimento all’Emirates. Qui, però, siamo a Fleetwood, in uno stadio da circa 5.000 posti. E a passare in vantaggio, al 21′, sono proprio i padroni di casa, con il ventenne Loupalo-Bi, cresciuto nel settore giovanile del Fulham.

Il pareggio non basta ai Gunners

L’Arsenal reagisce e trova l’1-1 al 50′ con Viktor Gyökeres. La differenza di categoria si vede, ma non basta a risolvere la serata. La squadra di Mikel Arteta spinge alla ricerca del gol che chiuderebbe la questione, senza riuscire a trovarlo. Il Fleetwood, intanto, resta in partita e si avvicina a un traguardo che prima del fischio d’inizio sarebbe stato difficile perfino immaginare.

All’85’ arriva un altro episodio inatteso: Max Dowman, appena sedicenne, viene espulso e lascia l’Arsenal in dieci uomini. I londinesi devono così affrontare il finale senza poter contare sull’intera formazione. Il risultato non cambia e la qualificazione si decide dal dischetto.

È qui che la serata prende una piega ancora più curiosa. Il Fleetwood segna tutti e cinque i rigori calciati: Coughlan, Neal, Davies, Cannon e Haughey non sbagliano. Dall’altra parte, Jay Lynch para il tiro di Bruno Guimarães e consegna ai suoi la qualificazione. L’Arsenal è fuori.

Cinque rigori senza errori

C’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più interessante: secondo quanto raccontato dopo la partita dall’allenatore del Fleetwood, Matt Lawlor, la squadra non aveva mai provato i calci di rigore in allenamento. Una circostanza che non spiega da sola il risultato, ma che restituisce bene il carattere inatteso di una serata in cui i padroni di casa si sono ritrovati a giocarsi tutto dal dischetto contro una delle squadre più forti d’Inghilterra.

E tornando al luogo in cui questa impresa si è materializzata, c’è un’ironia geografica che chiude il cerchio. Il nome «Highbury» – per decenni tempio dell’Arsenal e teatro della leggendaria Battaglia del 1934 tra l’Italia di Pozzo e i maestri inglesi – è riemerso come un conto rimasto in sospeso. Solo che, questa volta, il palcoscenico non è la capitale, bensì una cittadina del Lancashire, battuta dal vento e abitata da ventiseimila anime. È la forma più dolce di rivincita, secondo lo stile di una volta: a novantadue anni di distanza dai Leoni, a scrivere la favola sono proprio coloro che, il giovedì pomeriggio, non si erano nemmeno presi la briga di allenarsi ai calci di rigore.

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