«Non l’hanno visto arrivare». Se la politica recente ha trasformato questo slogan in un tormentone, il calcio italiano rischia seriamente di farne il suo manifesto programmatico. La storia di Nicolò Tresoldi racchiude il perfetto identikit del rimpianto: un figlio d’arte (suo padre Emanuele giocò nell’Atalanta) che per esplodere ha dovuto scegliere il Belgio, sponda Bruges, passando per la trafila delle nazionali giovanili tedesche.
La tripletta che ha steso l’Inter a San Siro non è solo la notte magica di un attaccante italo-tedesco che sta incantando l’Europa. È l’istantanea di una miopia di sistema. In un Paese che piange la carenza cronica di centravanti ormai dai tempi di Bobo Vieri, Luca Toni e Pippo Inzaghi, Tresoldi è il talento cresciuto fuori dai radar di casa nostra, svezzato dalla Federazione tedesca e che ora potremmo ritrovarci a rimpiangere anche in ottica azzurra. Al punto che oggi tutti ne parlano, giustamente. Ma la domanda che brucia è un’altra. Come ha fatto l’Italia a non accorgersi di lui?
È vero, calcisticamente Tresoldi è tedesco: è lì che ha completato la sua formazione, ha trovato spazio e ha cominciato a segnare con continuità. Ma se vogliamo individuare il momento in cui il calcio italiano ha perso le sue tracce, bisogna tornare a quando era un ragazzino e girava la Penisola per sostenere provini.
Juventus, Milan, Bologna, Atalanta e Fiorentina: cinque società, cinque occasioni per accorgersi di un attaccante che oggi fa parlare di sé in Champions League. Nessuno lo ha tesserato. Non è detto che a quell’età sia possibile prevedere il percorso di un calciatore, ma il contrasto con quanto accaduto subito dopo resta difficile da ignorare.
Nel 2017 la famiglia si trasferisce in Germania per ragioni lavorative legate alla madre. Nicolò ha 13 anni, viene da Gubbio e fino a quel momento si è diviso tra il pallone e il tennis, arrivando a entrare nell’Under 12 azzurra della racchetta.
Dall’Hannover al Bruges, l’esplosione del centravanti che l’Italia si è lasciata sfuggire
È proprio in Germania che il calcio gli apre le porte. La scuola che frequenta è convenzionata con l’Hannover, i cui allenatori seguono gli studenti durante gli allenamenti. Il racconto dello stesso Tresoldi a Cronache di Spogliatoio è emblematico: «Dopo poco tempo mi hanno proposto un test con la società, e mi hanno tesserato». In Italia aveva collezionato rifiuti; in Germania è bastato un provino per convincere un club a puntare su di lui.
All’Hannover, intanto, Tresoldi comincia a fare quello che gli riesce meglio: segnare. Nelle giovanili supera quota cento gol e nel 2022, a soli 18 anni, debutta in seconda divisione. In prima squadra mette insieme 14 reti in 80 presenze, abbastanza per convincere il Bruges a investire su di lui nell’estate del 2025 8 milioni di euro.
Un anno dopo, la scommessa è già vinta. Tresoldi chiude la sua prima stagione da protagonista con 19 gol in campionato e il titolo di capocannoniere. La Roma prova a riportarlo in Italia con un’offerta da 35 milioni, ma il Bruges non cede. Una scelta che la tripletta di San Siro ha contribuito a rendere ancora più lungimirante.
Mancini prova a convincerlo, ma Tresoldi è cresciuto con la Germania
Ma il possibile rimpianto italiano non riguarda soltanto il mercato. C’è una questione ancora più delicata, quella della Nazionale. Roberto Mancini, secondo quanto riportato dalla stampa, si è già mosso per provare a convincere Tresoldi a scegliere l’Italia.
Il problema è che il ragazzo, nel frattempo, è cresciuto con la Germania, ha vestito le maglie delle sue selezioni giovanili e con l’Under 21 ha trovato un ruolo importante, arrivando anche a indossare la fascia di capitano.
La Germania, dal canto suo, non naviga nell’abbondanza proprio in quel reparto. Dopo Miroslav Klose e la migliore versione di Mario Gomez, trovare un centravanti capace di garantire gol e continuità è diventato complicato anche per i tedeschi.
Tresoldi, almeno per il momento, non sembra intenzionato a prendere una decisione definitiva. Nel dopopartita di San Siro ha confermato di aver parlato con Mancini, con Klopp e con le due federazioni, ribadendo di essere soddisfatto del percorso compiuto finora con la Germania. La priorità è un’altra: «Ora abbiamo un Europeo Under 21 che vogliamo vincere, è un mio obiettivo e poi vedremo».
Da Tresoldi a Valente, i talenti italiani che trovano spazio all’estero
La vicenda Tresoldi non è isolata. Negli ultimi anni i club italiani hanno spesso cercato all’estero soluzioni immediate per rinforzare le proprie rose, pescando in campionati e mercati di ogni angolo del mondo.
Non sempre con risultati all’altezza delle aspettative. Nel frattempo, alcuni ragazzi con radici italiane hanno trovato altrove la possibilità di affermarsi. Come Luciano Valente, centrocampista del Feyenoord che nella serata di ieri è stato tra i protagonisti della sfida di Champions contro il Como al De Kuip.
Nato e cresciuto nei Paesi Bassi da padre italiano, Valente ha vestito le maglie delle selezioni giovanili azzurre, prima di scegliere la nazionale olandese dopo aver atteso invano nuovi segnali dall’Italia.
Due storie differenti, accomunate da una verità scomoda: il calcio italiano non può accorgersi dei propri talenti soltanto quando segnano tre gol a San Siro. A quel punto, spesso, non resta che guardare gli altri raccogliere i frutti di una scommessa che noi non abbiamo avuto il coraggio, o la lungimiranza, di fare.
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