Bisogna tornare indietro al 1993, per vedere un Gran Premio di Formula 1 disputarsi in Africa. Erano i tempi dei leggendari duelli fra Ayrton Senna e Alain Prost, del giovane Michael Schumacher che scalpitava nella Benetton di Flavio Briatore e cercava di carpire i segreti dei due grandi maestri che si contendevano il titolo. All’epoca, si correva a Kyalami, in Sudafrica, ed era proprio la gara che apriva la stagione.
Beh, sono passati oltre 33 anni. Anni di nuove mete per la Formula 1 (soprattutto in Asia), ma nei quali, in compenso, l’Africa sembrava essere stata abbandonata. Ora, invece, il ritorno di fiamma. Il Mondiale ha siglato infatti un accordo decennale con il Ruanda per ospitare un appuntamento fisso in calendario a partire dai primi anni del 2030. La data esatta non è ancora stata comunicata. Con questo nuovo-vecchio appuntamento, a ogni modo, la Formula 1 diventerà l’unica serie motoristica a disputare gare in tutti i continenti abitati del pianeta.
Come sarà il «Gran Premio di Ruanda»
Passiamo ora ai dettagli tecnici. La gara si correrà su un tracciato permanente di nuova costruzione a Bugesera, circa 40 chilometri a sud di Kigali, nei pressi del nuovo aeroporto internazionale. L’impianto sarà omologato secondo gli standard FIA Grado 1, ovvero il massimo livello previsto dalla federazione per le gare di Formula 1. Il disegno del circuito sfrutterà inoltre la morfologia naturale del territorio: i dislivelli della zona offriranno un layout tecnicamente impegnativo per i piloti e buona visibilità al pubblico sugli spalti.
Il progetto, coordinato dal Rwanda Development Board, cela tuttavia ambizioni ben più ampie di un semplice autodromo. La struttura è stata concepita, infatti, come un centro polivalente, attivo tutto l’anno con competizioni motoristiche, eventi internazionali, conferenze e spettacoli. Un investimento pensato per generare ricadute economiche, turistiche e infrastrutturali destinate ad andare molto oltre il singolo fine settimana di gara.
Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, ha definito l’annuncio «un momento di svolta». «L’Africa ha sempre fatto parte del futuro della Formula 1 e fin dall’inizio eravamo determinati a tornare nel modo giusto, con il partner giusto, un impegno a lungo termine e una visione chiara per creare un impatto significativo», ha dichiarato. Nelle parole dell’ex team principal della Ferrari, emerge la logica che ha guidato il processo di pianificazione vero e proprio: non un’operazione commerciale rapida, dunque, quanto piuttosto una costruzione progressiva, cercando le condizioni ideali prima di procedere.
L’importanza di questo accordo per la Formula 1 e i prossimi passi
Anche per il Ruanda stesso (e non solo per la Formula 1), questo accordo ha un’importanza cruciale. Il Paese ha già alle spalle esperienze significative nell’organizzazione di grandi eventi internazionali: i Mondiali di ciclismo su strada UCI, la Basketball Africa League, il Congresso FIFA del 2023, le Assemblee Generali FIA del 2024 con la cerimonia dei FIA Awards. Insomma, non è proprio una nazione all’esordio sportivo.
Il presidente Paul Kagame ha scelto per l’occasione di mettere al centro il valore generazionale dell’intesa: «Il Ruanda è orgoglioso di ospitare il GP d’Africa di Formula 1 e di condividere questo momento con più di 100 milioni di tifosi in tutta l’Africa, molti dei quali giovani che meritano di vedere questo sport a casa e di immaginarsi al suo interno come ingegneri, tecnici, imprenditori e, un giorno, piloti».
Allo stesso modo, il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, ha parlato di «momento storico per il nostro sport e passo fondamentale nella continua crescita globale del motorsport».
Restano comunque diversi nodi da sciogliere sul piano operativo. Tanto per cominciare, la data esatta del debutto non è ancora stata fissata, così come il calendario di costruzione del circuito e il programma del fine settimana di gara. Informazioni che arriveranno in un secondo tempo, man mano che il progetto prenderà forma. Per il momento , l’accordo si limita a disegnare una cornice molto ambiziosa: un decennio di Formula 1 in Africa, con un circuito nuovo, una nazione che si candida a diventare hub continentale per i grandi eventi e un bacino di appassionati che aspetta da questo ritorno alle corse da oltre trent’anni.