Nardella si fa lo spot da sceriffo: placca il writer e ripulisce il muro
Ansa
Ci sono i fotografi e il sindaco di Firenze insegue gli ecovandali di Palazzo Vecchio.

Non c’è dubbio: l’eroe mediatico della giornata di ieri è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella. La veemenza con cui ha contribuito a fermare uno degli sconsiderati che stavano imbrattando Palazzo Vecchio, e poi la nettezza con cui ha condannato gesti del genere ci fanno ben volentieri – per una volta – rivolgere un plauso all’esponente del Pd.

Certo, qualche malizioso fa notare che forse il sindaco – chissà – poteva essere stato informato sulle cattive intenzioni degli ecozozzoni, visto che si trovava già pronto e sul posto, quasi preparato all’intervento in posa plastica con giubbotto alla Fonzie. Qualcuno, ancora più malizioso, evoca il posizionamento perfetto di telecamere e fotografi, un po’ come quel paparazzo che «catturò», a suo tempo, l’immagine del neopresidente della Camera Roberto Fico a bordo di un autobus. Coincidenze? Qualcun altro ancora insiste sottolineando la propensione un po’ operaia e un po’ propagandistica (neanche Gianni Morandi a Sanremo dopo gli eccessi di Blanco…) con cui Nardella è rimasto a contribuire alla ripulitura. Immagini che indubbiamente torneranno utili per le prossime campagne elettorali. Ma noi – credenti nella buona fede di tutti, anzi praticamente creduloni… – non vogliamo prestare orecchio a queste obiezioni, almeno per oggi.

Tuttavia, resta un problema tutt’altro che marginale. Personalmente ho partecipato negli ultimi tre-quattro mesi ad almeno dieci tra trasmissioni radiofoniche, programmi televisivi e pubbliche conferenze in cui il tema in discussione era proprio il comportamento dei cosiddetti ecoattivisti, sia (prima fase) quando bloccavano le strade, sia (seconda fase) quando hanno cominciato a sparare vernice su statue, palazzi o direttamente contro quadri variamente protetti all’interno dei musei.

E ogni volta che questi imbrattatori venivano qualificati come «ecovandali» o «ecoteppisti», regolarmente interveniva a sostenere la loro posizione un esponente della sinistra politica e culturale, infervorandosi a sostegno dei «ragazzi».

Gli argomenti «da sinistra e de’ sinistra» a supporto dei giovinastri erano riconducibili a tre categorie. Primo, gli «apocalittici», cioè quelli, più o meno fulminati come gli imbrattatori, che dicevano: «Ma cosa volete che sia un po’ di vernice rispetto alla prossima estinzione del pianeta?». E via con considerazioni sulla fine del mondo ormai imminente preconizzata da Greta come giustificazione di ogni atto di protesta.

Secondo, gli «empatici», cioè i sessantottini di andata o di ritorno ben lieti di solidarizzare con un po’ di estremismo giovanile: «Che bello quando i ragazzi si mobilitano…», o, peggio ancora, «Ci sarebbe da preoccuparsi se i giovani fossero apatici», e altre assurdità simili, come se l’unico modo per essere attivi fosse sfregiare qualcosa.

La terza categoria è quella che definirei da «impresa di pulizie», con politici o commentatori progressisti che indugiavano sulle caratteristiche «lavabili» e «cancellabili» delle vernici scaraventate contro palazzi, statue, quadri. Con una implicita giustificazione dell’atto violento semplicemente sulla base di una presunta «ripulibilità» di macchie, sgorbi e scritte.

Ora, caro Nardella, gli ecostronzetti (scusi l’espressione oxfordiana) che lei ha fermato ieri sono anche figli di tutte queste giustificazioni, e sono stati incoraggiati-coccolati-vezzeggiati per mesi da una certa politica e da una certa cultura. E sarebbe il caso – una volta per tutte – di rivolgere qualche parola chiara non solo all’imbrattatore svalvolatodi turno, ma soprattutto a chi, per mesi, gli ha prestato pensieri e parole, nonché offerto copertura e legittimazione «culturale».

Non sappiamo se la mamma dell’ecozozzone sia sempre incinta, ma sospettiamo che i padrini e le madrine politiche abbiano avuto e continueranno ad avere un ruolo decisivo nella mala educazione della «creatura».

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