Come è noto, l’America anticipa spesso mode e fenomeni, che poi, qualche tempo dopo, arrivano anche da noi. Dunque, mettetevi comodi se volete capire il rischio che corriamo. La sconfitta subita da Trump e dai candidati repubblicani è stata spiegata – pure dal nostro giornale – con gli effetti della guerra all’Iran e le conseguenze sui prezzi, in particolare della benzina.
Il conflitto e l’inflazione avrebbero alienato le simpatie dell’elettorato moderato per l’attuale inquilino della Casa Bianca.
È vero che il cosiddetto popolo Maga (Make America great again) non è affatto contento della politica estera ed economica di The Donald, però non basta solo questo a spiegare perché in Ohio, Georgia, North Carolina e Texas i democratici abbiano vinto, conquistando dopo la Camera anche il Senato.
Usa, la mobilitazione islamica a sostegno dei democratici dopo la sconfitta di Trump
Che cosa voglio dire? Che comunque, oltre alla guerra e ai prezzi, sul risultato ha influito anche una vera e propria offensiva delle associazioni islamiche, che si sono mobilitate non soltanto per sostenere i propri candidati, ma anche per far eleggere gli esponenti democratici che contendevano il posto a quelli repubblicani.
E per la prima volta abbiamo assistito a un’alleanza vera e propria tra sinistra e islam politico. Milioni di elettori sono stati mobilitati dalle associazioni musulmane e sollecitati a votare per i candidati dell’asinello. Non lo dico io: lo dicono le stesse organizzazioni pro islam, che rivendicano di essere state determinanti nell’elezione degli esponenti liberal più vicini a loro.
Cair rivendica il voto musulmano: «L’80% ha scelto i candidati dell’asinello»
Appena concluso lo spoglio delle schede elettorali, il Council on American-Islamic relations, la più grande associazione che si occupa di diritti civili e legali dei musulmani, ha diffuso una nota in cui spiegava che la campagna di mobilitazione a sostegno dei democratici aveva funzionato: milioni di elettori di fede islamica, infatti, si erano recati ai seggi e l’80% aveva votato per i candidati dell’asinello.
E le motivazioni che li hanno spinti a votare contro i repubblicani, cioè contro Trump, ve le potete immaginare: Gaza, la guerra in Iran, l’islamofobia degli americani, eccetera.
Cair, le accuse di islamismo e i legami contestati con Hamas e i Fratelli musulmani
Dovete sapere che gli islamici negli Usa sono milioni, ma soprattutto che Cair, cioè il Consiglio per le relazioni islamico-americane, secondo l’Anti defamation league è una controversa organizzazione islamista, accusata di ricevere decine di milioni di euro dalla Banca di sviluppo islamica, istituto di credito finanziato da Iran, Qatar, Turchia e Arabia Saudita, e il cui scopo – anche se mascherato con la difesa dei diritti – è promuovere l’islamismo negli Stati Uniti.
Nel 2009 l’Fbi inserì Cair nella lista nera e nel 2014 gli Emirati arabi l’hanno designata come organizzazione terroristica, così come pure il Texas nel 2025, per la vicinanza ai fratelli musulmani e ad Hamas.
Il direttore esecutivo di Cair, Nihad Awad, è stato accusato di avere avuto legami sia con Hamas che con i Fratelli musulmani e di aver elogiato lo sceicco Abdul-Majid al Zindani, che gli Usa e perfino le Nazioni Unite hanno indicato come raccoglitore di fondi per Al Qaeda.
Cair festeggia gli eletti musulmani: la mobilitazione in dodici Stati
E questa simpatica combriccola di musulmani radicali non soltanto ha spinto a votare i candidati democratici al Senato e alla Camera, ma ha anche sostenuto centinaia di musulmani nelle amministrazioni locali. Cair Maryland si è affrettato a congratularsi con gli eletti al Senato e alla Camera statali, mentre la sezione del New Jersey ha esultato per i candidati musulmani eletti nello Stato.
Congratulazioni pure per i fedeli che hanno vinto in North Carolina, uno degli Stati che hanno regalato ai democratici il controllo del Senato, come pure in Texas e in Michigan, senza dimenticare ovviamente l’Ohio, dove la mobilitazione è stata fortissima. In totale Cair ha puntato a influire sul risultato in 12 Stati e in alcuni di questi i voti islamici hanno fatto la differenza.
Che cosa insegna quanto accaduto in America con le elezioni di medio termine? Che la sinistra pur di vincere è disposta a tutto, anche ad allearsi con l’ala più radicale dell’islamismo.
Da Berlino a Parigi, l’alleanza tra sinistra e islam politico si allarga in Europa
È quanto di recente accaduto a Berlino, e involontariamente rivelato dalla stessa candidata della Linke con un’intervista a Der Spiegel. È ciò a cui stiamo assistendo a Parigi, dove La France Insoumise è stata ribattezzata La France Islamiste.
Del resto, in Gran Bretagna le cose non sono molto diverse, con un partito Verde praticamente in mano ai musulmani, e in Spagna la regolarizzazione di un milione di immigrati produrrà lo stesso effetto. In Italia il tentativo di intercettare il voto islamico, promettendo anche la costruzione di una moschea, lo abbiamo avuto a Venezia, dove il Pd ha candidato alcuni esponenti della comunità bengalese.
Schlein punta al voto islamico: il campo largo rischia di diventare un «campo islamico»
Ma viste le reazioni di Elly Schlein e compagni dopo il voto americano, c’è da aspettarsi che l’alleanza con la comunità islamica, ossia quella più organizzata, per sostituire i consensi persi fra gli italiani in vista delle prossime elezioni sarà resa ancora più stretta.
Insomma, visto che i compagni dagli altri Paesi sono abituati a importare il peggio, più che il campo largo ci aspetta un campo islamico. Con tutto ciò che ne consegue.
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