L’associazione Città futura, quella che negli anni della propaganda ha contribuito a costruire il «Modello Riace», chiede quasi 800.000 euro al Comune amministrato fino all’altro giorno, quando è intervenuta la sospensione del prefetto, da Mimmo Lucano. Ma c’è un particolare: quando la controversia era davanti al tribunale di Locri, il Comune non si è costituito in giudizio. Lo certifica una sentenza del 7 gennaio 2026. L’associazione, inoltre, è stata fondata proprio da Lucano. E ora batte cassa al municipio (che, come ha ricostruito ieri La Verità, ha problemi finanziari seri per debiti fuori bilancio).
La vicenda emerge da un atto di citazione in riassunzione, datato 2 aprile e protocollato il 20 aprile 2026. A firmarlo sono due avvocati: Anna Anania, moglie di Andrea Daqua (assistente parlamentare di Lucano, avvocato pure lui e suo difensore nel procedimento penale Xenia), storico legale (da oltre un decennio) dell’associazione, e Carmela Squillacioti.
L’associazione è rappresentata da Fernando Antonio Capone, finito con Lucano nello stesso procedimento penale. Nella sentenza di primo grado del processo Xenia, il tribunale di Locri valutò che Capone fosse solo il presidente formale di Città futura, mentre Lucano ne avrebbe esercitato la direzione effettiva. Le toghe arrivarono a definirlo un «mero prestanome dell’ex sindaco di Riace». Inquadramento che, però, fu poi smontato nei gradi successivi di giudizio.
Al di là delle questioni giudiziarie, però, resta aperta una questione politica. L’associazione nata con Lucano per l’esperienza dell’accoglienza di Riace pretende denaro dal Comune che Lucano è tornato ad amministrare nel 2024.
Al centro della controversia ci sono servizi per l’accoglienza svolti fra il 2017 e il 2019. Il contenzioso bancario, invece, è cominciato nel 2022, prima del ritorno di Lucano alla guida dell’ente. Ma nel gennaio 2026, quando il tribunale di Locri ha dichiarato la contumacia del Comune, il sindaco era di nuovo lui.
Tra i destinatari della richiesta, oltre al Comune, ci sono la prefettura di Reggio Calabria e il ministero dell’Interno. L’udienza indicata nell’atto davanti al tribunale di Reggio Calabria è quella del 28 ottobre scorso (coincidenza, il giorno seguente il prefetto ha disposto la sospensione del Consiglio comunale di Riace e nominato un commissario).
Per capire perché quasi 800.000 euro siano finiti davanti a un giudice, però, bisogna tornare al 15 luglio 2019. Quel giorno Città futura sottoscrive con Banca Etica un’apertura di credito da 600.000 euro (nella forma del castelletto anticipo contratti).
Il finanziamento era collegato ai fondi che l’associazione sosteneva di dover ricevere per la gestione dei progetti Sprar e Cas. La difesa di Città futura, nell’atto, rivendica anche che in quel momento «il fenomeno dell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati era, dal punto di vista economico, strutturato secondo un modello assurto a notorietà internazionale come “Modello Riace”».
E ricorda che «le associazioni, per poter ricevere il denaro, dovevano presentare ogni anno al Comune di Riace la rendicontazione che una volta verificata veniva trasmessa al ministero dell’Interno nonché alla prefettura che erogava il denaro allo stesso Comune di Riace». Fin qui la procedura.
Quelle somme, lamenta l’associazione, però, non sarebbero mai arrivate. La conseguenza: pagamenti di fornitori e dipendenti sarebbero saltati. Le cause? «Eccessiva onerosità sopravvenuta per cause non imputabili al debitore ma a eventi straordinari e imprevedibili», sostiene l’associazione. «Cause di forza maggiore», insomma.
Che avrebbero prodotto, sostiene l’associazione, una «impossibilità ad adempiere per causa non imputabile al debitore» ma «per fatto del terzo». E il «terzo» in questo caso sarebbero i tre enti tra i quali transitavano i fondi.
La prefettura, eccependo il «difetto di legittimazione passiva», ha contestato di essere l’ente tenuto a rispondere della pretesa, indicando nel Comune l’eventuale interlocutore. Ma a Riace, nell’elenco stilato del revisore (e protocollato il 26 ottobre scorso), il prospetto del contenzioso pendente ammonterebbe a 464.315 euro. Una cifra che non coprirebbe il rischio di una sentenza sfavorevole.
Banca Etica, nel frattempo, ha fatto ciò che avrebbe fatto qualsiasi istituto di credito e ha chiesto all’associazione di rientrare. Il 14 dicembre 2021 comunica la revoca dell’affidamento e la risoluzione dei rapporti, indicando un’esposizione dell’associazione di 624.830 euro. Nel marzo successivo segnala una posizione a sofferenza di 647.477 euro.
Nel luglio 2022 arriva il decreto ingiuntivo del tribunale di Locri: 545.305 euro. A quel punto Città futura si oppone e cerca di coinvolgere prefettura e ministero nella controversia. La linea di credito era anche assistita da due fideiussioni: fino a 125.000 euro ciascuna.
Una dell’Associazione Rete Comuni solidali, l’altra della fondazione «È stato il vento». L’escussione delle garanzie (la prima versò 100.000 euro e la seconda 3.000), però, non ha saldato il conto. La difesa di Città futura richiama un carteggio con la prefettura per sostenere che i mancati pagamenti non dipendessero dall’associazione.
La vicenda processuale, però, ha già prodotto una decisione parziale (non sul diritto a incassare i 767.926 euro). Il 7 gennaio 2026 il tribunale di Locri ha dichiarato la contumacia del Comune e del ministero dell’Interno, ha separato la domanda di accertamento del credito dal giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo (che prosegue a Locri) e ha dichiarato competente il tribunale di Reggio Calabria per la causa contro gli enti pubblici.
E nel nuovo atto Città futura non chiede soltanto di accertare il credito: vuole che Comune, prefettura e ministero siano condannati a versare i 767.926 euro. Il giudice ora dovrà stabilire se quel credito esista, a quanto ammonti con precisione e chi debba pagarlo. La città di Riace, nel frattempo, è finita sotto le macerie dell’accoglienza.
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