Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca (Ansa)

Una volta la sinistra aveva Karl Marx e Che Guevara. Oggi, invece, si ritrova gente come Roberto Saviano e Youssef Siher. A ricordare ai compagni quanto sia cambiato il materiale umano a loro disposizione ci ha pensato Vincenzo De Luca. Con la delicatezza di un caterpillar, infatti, il sindaco di Salerno ha dedicato a Youssef uno dei suoi classici video esilaranti, prendendosi gioco dei rivoluzionari da salotto (e da social).

Dal Che Guevara alla «testa di sedano»

La premessa è che l’Italia, secondo De Luca, è ormai un «grande cabaret». Quando si è diffusa la notizia che gli investigatori avevano individuato il creatore dei canali del Movimento 17 ottobre, aperti dopo i disordini di Milano, l’ex governatore campano si era figurato un «capo dei guerriglieri» virile e gagliardo. Un uomo tutto d’un pezzo, insomma, pronto a guidare le masse verso il «sol dell’avvenire». Ma poi, appunto, ha visto la fotografia di Siher. E il mito è crollato: «Una testa di sedano», commenta De Luca, sopra «una faccia da pirla», incorniciata da «due baffetti a coda di topo».

Il resto è una divertita elaborazione del lutto. «Avevo ancora l’immagine affascinante di Che Guevara, avevo ancora in testa il canto che lo accompagnava», racconta De Luca, ricordando i versi di Hasta siempre. Al posto del basco del comandante, però, sullo schermo è apparso un trentenne «denutrito, deperito, emaciato, macilento». Il verdetto è spietato: «Non solo non ci sono più le mezze stagioni, ma non ci sono più neanche i rivoluzionari: abbiamo queste mezze pippe». Dalla Sierra Maestra alla cameretta di Youssef, la parabola della sinistra verso il baratro è dipinta dal sindaco sceriffo di Salerno con indubbia maestria dialettica.

La scarcerazione e la profezia su Youssef

Nemmeno la scarcerazione di Siher risparmia al poveretto un’altra raffica di sfottò. De Luca sostiene di esserne stato sollevato: «Io ho pensato che se stava un’altra giornata al buio lì, questo ci rimaneva sotto. Non lo avremmo più trovato». Il sedicente rivoluzionario sarebbe addirittura «evaporato».

Dopo aver dispensato queste perle di rara fattura, il sindaco di Salerno si concede pure una digressione pirandelliana. «Youssef, da come l’ho visto io, è uno degli eredi, dei nipotini di quel personaggio di Pirandello che si chiamava Rosario Chiarchiaro». Un riferimento al protagonista de La patente, lo iettatore che finisce per campare sulla propria fama. Secondo De Luca, insomma, il pericolo non è la carica sovversiva di Siher, ma il suo «potere occulto». E ai giovani «antagonisti» che sognano di sfilare al suo fianco arriva l’avvertimento: «Mi raccomando, cari ragazzi, non lo invitate alle manifestazioni. Con questo passate un guaio, è sicuro».

Lucano lo vorrebbe in Parlamento, Fratoianni frena

Il vero problema è che, nel cabaret della sinistra, c’è chi prende sul serio questi improbabili figuranti. Mimmo Lucano, eurodeputato di Avs, vorrebbe addirittura portare Youssef in Parlamento: «Sarebbe bello se Avs lo candidasse, sarebbe un simbolo». Dopo Soumahoro, eletto nel 2022 e poi travolto dalle polemiche sulle cooperative dei familiari, e Ilaria Salis, eletta a Bruxelles mentre era detenuta in Ungheria, il partito di Bonelli e Fratoianni potrebbe arricchire la sua galleria di eroi di cartapesta. Stavolta, però, persino Fratoianni ha declinato l’offerta: le idee dell’aspirante candidato, dice, sono lontanissime dalle sue.

Va detto, per dovere di cronaca, che De Luca non contesta affatto la scarcerazione disposta dalla gip: Youssef rimane indagato, ma il sindaco ha difeso il principio secondo cui, «in un Paese civile, quando non vi sono prove certe di una responsabilità penale, non si va in galera». Altra cosa, però, è scambiare la libertà riottenuta per un attestato di virtù rivoluzionaria. Sui messaggi pubblicati online dal trentenne, infatti, De Luca è netto: «La quantità di bestialità che ha scritto online questo signore è veramente intollerabile». Morale della favola, soprattutto per gli amici di Lucano: prima di eleggere il prossimo Che Guevara, forse converrebbe controllare che non sia una «mezza pippa».

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