Lezioni di sessualità a scuola, la Cgil spinge per abrogare il ddl sul consenso informato
(iStock)

La domande da porsi è abbastanza banale e suona così: mandereste vostro figlio a un corso scolastico di educazione sessuo-affettiva senza aver preso nota di contenuti, obiettivi e qualità degli educatori che si apprestano a spiegargli come gestire emozioni, relazioni e primi istinti sessuali? E di conseguenza senza aver dato il vostro via libera? La risposta dovrebbe essere altrettanto banale (ovviamente no) ed è stata suggellata dalla legge del 22 giugno 2026 che parla di consenso informato a scuola, con regole ad hoc per le attività riguardanti la sessualità.

Referendum contro la legge Valditara, i promotori e i precedenti politici

Ma evidentemente non lo è per tutti. Alcune associazioni hanno ritenuto necessario promuovere un referendum per abrogare l’odiata legge Valditara. Tra i principali promotori troviamo l’ingegnere Fabrizio Marrazzo, storico attivista e fondatore del Gay party (Partito gay per i diritti Lgbt+, solidale ambientalista e liberale), e l’avvocato Marina Zela, stesso movimento di Marrazzo. I due hanno provato a più riprese a portare le loro istanze dal mondo ideale a quello della politica di palazzo, sempre con scarsissimi risultati. Per dire. Alle elezioni comunali romane del 2021, Marrazzo si è candidato come sindaco della Capitale raccogliendo meno dello 0,50%, senza riuscire a entrare neanche in Consiglio. Alle politiche del 2022 è stata la volta della Zela, che ha provato la scalata alla Camera (in coalizione con il Movimento 5 Stelle, nel collegio uninominale in Puglia) per portare avanti i temi legati all’ambiente, al contrasto alle discriminazioni e alla tutela delle famiglie Lgbtq+. Un flop. Bissato nell’aprile 2024, quando si è cimentata nella corsa verso il Parlamento europeo partecipando alle consultazioni interne («Europarlamentarie») del Movimento 5 Stelle. Niente da fare.

Cgil, attori e associazioni tra i sostenitori del referendum

Marrazzo e Zela a parte, il comitato referendario ha altri illustri sostenitori. C’è l’immancabile schiera di attori, registi e protagonisti del mondo dello spettacolo: da Ferzan Ozpetek per arrivare Marco Mengoni, Tiziano Ferro, Giuliano Sangiorgi, Dargen D’Amico, Valentina Nappi e Alessandro Cecchi Paone. E ci sono le organizzazioni che più ti aspetti: Arcigay, Telefono Rosa, Agedo, Gay Center, Azione Trans, Ondaqueer ecc.

Ma una menzione speciale la merita la Flc (federazione lavoratori della conoscenza) Cgil. Perché da quando a Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni, il più grande sindacato del Paese non perde occasione per raccogliere firme in ogni dove (dai disegni di legge ai referendum appunto) pur di osteggiare linea e provvedimenti dell’esecutivo. Pensasse qualche volte più ai diritti e alle tutele del lavoratori che a indossare la kefiah (il nuovo segretario della Fiom, Samuele Lodi), i suoi iscritti sarebbe contenti. Ma andiamo avanti.

Referendum sul consenso informato, le 576.000 firme e il passaggio in Cassazione

I promotori esultano perché il quesito abrogativo ha raggiunto un primo risultato, necessario ma non sufficiente per chiamare in gioco la volontà popolare: il via libera della Corte di Cassazione. In buona sostanza, sono state raccolte le firme (più di 576.000 in sei mesi, ne sarebbero bastate 500.000) che hanno superato il vaglio formale della Suprema Corte. Ma adesso arriva il difficile. C’è lo scoglio della Corte costituzionale, che si esprimerà rispetto ai limiti indicati dall’articolo 75 della Carta e dalla giurisprudenza. Sono, infatti, escluse dalla possibilità referendaria le leggi tributarie e di bilancio, amnistia e indulto oltre alle norme di autorizzazione a ratifica dei trattati internazionali. Non solo. Perché il quesito deve rispondere ad alcuni requisiti fondamentali: omogeneità, chiarezza e univocità. Che vuol dire no ai cosiddetti quesiti omnibus, veto sulle formulazioni ambigue, ingannevoli e poco esplicite.

Corte costituzionale, cosa deve verificare sul quesito referendario

Sia chiaro, quando si parla di merito non si intende dire che la Corte costituzionale si pronuncerà sull’opportunità dei corsi o sulla necessità del consenso dei genitori, ma che verificherà se quella domanda rispetta tutti i requisiti necessari per essere sottoposta agli elettori. Insomma, i promotori esultano, ma il difficile deve ancora venire.

Legge Valditara, cosa prevede il consenso informato per i corsi di sessualità

E del resto, la legge Valditara non parla solo di consenso, ma dice di più. Chiarisce che i materiali didattici devono essere messi a disposizione per la consultazione, che devono essere illustrati obiettivi, contenuti, modalità ed eventuale partecipazione di esperti esterni. E stabilisce anche cosa succede in caso di mancata adesione. Se si tratta di un’attività extracurricolare, amen, se invece parliamo di un vero e proprio ampliamento dell’offerta formativa dovranno essere garantite attività alternative.

Non solo. Si prevede che il coinvolgimento dei minorenni porti con sé la presenza di un docente. E per infanzia e primaria vengono escluse attività didattiche e progettuali sui temi della sessualità, facendo salvo quanto previsto dalle indicazioni nazionali. Insomma, si fissano principi e paletti di una materia complessa e sicuramente molto delicata che non può essere lasciata alla derogolamentazione del «vale tutto». La si può migliorare? Certo, ma per quello c’era il Parlamento che ha fatto il suo mestiere. È necessario cancellarla e lasciare temi così scottanti scoperti? Sarebbe un errore drammatico che, al di là del giudizio della Consulta, gli italiani non commetteranno.

Da non perdere

Sinistra sotto scacco degli «alleati» islamisti
Sinistra a pezzi

Sinistra sotto scacco degli «alleati» islamisti

Eralp, vincitrice delle elezioni a Berlino e aspirante sindaco, prova a ritirare un’intervista allo «Spiegel» in cui criticava un fautore di Hamas vicino al suo partito, la Linke: «Temo ritorsioni». Così cade il velo su chi predica gli espropri: sotto il socialismo c’è la jihad.