Mimmo Lucano, sindaco di Riace, al centro della vicenda sul commissariamento del Comune e sugli squilibri dei conti pubblici.
Mimmo Lucano (Getty Images)

Il prefetto ha sospeso il Consiglio comunale dopo la mancata approvazione degli equilibri di bilancio. Tra debiti fuori bilancio, contenziosi e crediti da verificare, il revisore avverte: possibile un nuovo dissesto. L’ex sindaco denuncia una persecuzione politica.

Riace, il borgo della Locride sbandierato per anni come capitale mondiale dell’accoglienza, rischia di finire per la seconda volta, nel giro di pochi anni, a gambe all’aria. Quella che era stata presentata come la nuova era del sindaco Mimmo Lucano, ora eurodeputato con Alleanza verdi e sinistra, e già primo cittadino celebrato dagli ultrà immigrazionisti come un profeta dell’integrazione ma con un rapporto piuttosto complicato con le aule giudiziarie, si chiude anzitempo per i conti pubblici.

In rosso. Debiti fuori bilancio, massicce posizioni debitorie ancora da verificare e un revisore che ha bocciato la salvaguardia degli equilibri. Il 29 ottobre scorso il prefetto di Reggio Calabria ha disposto la sospensione del Consiglio comunale, avviando la procedura di scioglimento «per la mancata approvazione della salvaguardia degli equilibri di bilancio». Ha inoltre nominato commissario per la gestione provvisoria del Comune un viceprefetto aggiunto, Sara Ferri, attribuendole i poteri del sindaco, della giunta e del Consiglio comunale.

Il giorno successivo ha affidato a Irene Vittoria Calabrò il ruolo di subcommissario, motivando la decisione con la necessità di affiancare al commissario un funzionario per la «complessa gestione dell’ente». Lucano denuncia una persecuzione politica e parla di macchinazioni. I rilievi economici farebbero parte «di un atteggiamento persecutorio che non sembra finire mai».

La Prefettura, meno interessata alla rivoluzione dell’accoglienza e più ai registri contabili, ha risposto ricordando che il Comune non ha approvato gli atti obbligatori neppure dopo una diffida. Risultato: un nuovo commissariamento, con le chiavi del Municipio affidate a un commissario prefettizio. Il risultato è scritto nero su bianco: il Comune non può attestare gli equilibri finanziari del 2026. Il revisore dei conti ha espresso parere negativo e il commissario ad acta ha trasmesso gli atti alla Prefettura di Reggio Calabria e alla Corte dei conti.

Sullo sfondo c’è anche lo spettro di un nuovo dissesto. Ovvero una grana difficile da trasformare nella solita battaglia ideale. Lucano ovviamente ci ha provato, convocando una conferenza stampa intitolata «dall’accoglienza alla persecuzione». Ma a riportare con i piedi per terra l’insegnante tornato alla guida del municipio nel 2024 è una materia molto meno poetica della solidarietà: la contabilità comunale. E i documenti raccontano una situazione che con i nuovi slogan di Mimmo non c’entrano.

I debiti fuori bilancio e le posizioni da verificare

Il responsabile dell’Ufficio tecnico ha attestato 884.150 euro di debiti fuori bilancio. Alcune voci riguardano fatture per l’acqua, per l’energia elettrica e per la gestione dell’illuminazione pubblica. Lucano, forse ispirato dalle idee propagandate dalla sua compagna di partito Ilaria Salis, deve essersi convinto di aver occupato uno stabile al posto del Municipio. Trascurando le spese ordinarie, per le quali, secondo il revisore, non sarebbero stati adottati i necessari provvedimenti di riconoscimento e finanziamento. Una condotta che il professionista giudica «in palese contrasto» con le disposizioni del Testo unico degli enti locali. Ma che sembrano in linea con il Salis pensiero.

Gli 884.000 euro, però, sono soltanto una parte della storia. Ci sarebbero altre posizioni contabili da chiarire. Nella deliberazione firmata il 23 ottobre compare un elenco con una trentina di partite, tra sentenze, decreti ingiuntivi, pignoramenti e solleciti, per complessivi 3.491.345 euro. Banca Sistema compare per 768.914 euro, con una sentenza del Tar relativa a un giudizio di ottemperanza. Engie Italia per 439.406 euro. Polluce (una società di recupero crediti) per 387.543 euro. Ci sono poi diverse posizioni di Sorical, la società calabrese del servizio idrico, e richieste di Hera Comm (per luce a gas), Poste italiane e Regione Calabria (211.959 euro per la Tari). Somme da verificare una a una, anche per evitare duplicazioni.

Il rendiconto e il rischio di un nuovo dissesto

L’amministrazione Lucano deve comunque aver tentato una manovra di finanza creativa e, appena tre mesi prima, aveva approvato un rendiconto con un risultato di amministrazione positivo di 3.324.797 euro. Una cifra che potrebbe apparire come un tesoretto. Peccato che oltre 3 milioni siano accantonati e che la parte effettivamente libera, si è scoperto, ammonterebbe ad appena 292.979 euro. Meno di un terzo degli 884.000 di debiti fuori bilancio.

Il buco potrebbe allargarsi se ci si sposta sui crediti che il Comune sostiene di poter incassare. I residui attivi del rendiconto 2025 superano gli 11,3 milioni di euro. Di questi, circa 9,8 milioni provengono dagli esercizi precedenti. Il responsabile finanziario ha segnalato la necessità di una revisione organica per accertare quali somme siano realmente riscuotibili. Una verifica tutt’altro che secondaria, perché se un credito non può essere incassato, mantenerlo in contabilità rischia di alterare il risultato di amministrazione. Il revisore non usa giri di parole e parla di «squilibrio strutturale e finanziario». Poi avverte che, in mancanza di coperture adeguate, potrebbero rendersi necessarie le procedure di riequilibrio pluriennale o di un nuovo dissesto.

Le accuse dell’ex sindaco e il contenzioso

Naturalmente, i documenti non permettono di attribuire a Lucano tutti i debiti emersi: alcuni risalgono a gestioni precedenti e altri devono ancora essere verificati. L’ex sindaco Antonio Trifoli, oppositore del Reuccio di Riace, ora commenta: «Lucano ha impostato il proprio mandato seguendo solo l’ideologia». E precisa: «Se le spese superano le entrate è ovvio che si va fuori strada. Invece, la cattiva gestione dei conti, la mancata conoscenza delle sanzioni e l’accumulo di troppi debiti hanno impedito l’approvazione del bilancio». La conclusione: «A pagarne le conseguenze saranno esclusivamente i cittadini».

Alla lista dei debiti, infine, potrebbe aggiungersi un’altra pesantissima voce: «La vecchia gestione della macchina dell’accoglienza», sottolinea Trifoli, «ha portato in dono un imponente contenzioso legale di oltre 3 milioni di euro promosso contro il Comune dall’associazione Città futura, fondata e gestita dallo stesso Lucano. Se il Comune perderà la causa, dovrà risarcire pure quella cifra». Il conto prima o poi arriva.

Da non perdere

Sinistra sotto scacco degli «alleati» islamisti
Sinistra a pezzi

Sinistra sotto scacco degli «alleati» islamisti

Eralp, vincitrice delle elezioni a Berlino e aspirante sindaco, prova a ritirare un’intervista allo «Spiegel» in cui criticava un fautore di Hamas vicino al suo partito, la Linke: «Temo ritorsioni». Così cade il velo su chi predica gli espropri: sotto il socialismo c’è la jihad.