L’appuntamento è per giovedì 5 novembre al teatro Brancaccio in Roma. Non è prevista l’esibizione di attori e commedianti, ma la questua dei leader del campo largo (dovrebbero esserci Elly Schlein, Giuseppe Conte, Avs e Maria Elena Boschi al posto di Matteo Renzi) che si presenteranno al cospetto del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in occasione della presentazione del programma del sindacato, «Il futuro è adesso».
I potenziali sfidanti della Meloni non vanno a raccogliere offerte, ma consensi in vista delle primarie e delle prossime piazze organizzate dal compagno Maurizio.
Perché se è vero che molti iscritti alla Cgil non votano a sinistra, basti pensare alle preferenze raccolte nelle ultime tornate elettorali da Lega e Fratelli d’Italia, è altrettanto chiaro che tantissimi iscritti al Pd, ma anche al Movimento Cinque Stelle o ad Avs hanno la tessera sindacale.
Insomma, quel bacino di circa 5 milioni di voti (gli iscritti sono poco più) fa gola a tutti. Prima ancora che in proiezione delle Politiche, in vista della sfida fratricida che entro febbraio dovrà stabilire l’avversario ufficiale dell’attuale premier.
C’è in ballo tanto. E quel tanto Landini è pronto a venderselo bene. Sa che i giovani sono ondivaghi e meno facilmente orientabili, ma la Cgil può contare sullo zoccolo duro di circa 2,5 milioni di pensionati, la massa più ideologizzata. La più impermeabile alle contraddizioni della sinistra, che voterebbe qualsiasi cosa pur di sottrarsi alla morsa dell’odiato centrodestra.
I cavalli di battaglia di Landini e della Cgil
Il segretario generale, che si è fatto prorogare il mandato fino al dopo elezioni e potrebbe resterà in carica per tutto il 2027, ne è consapevole e punta innanzitutto a condizionare il programma del campo largo in fieri. Su cosa? Salari, Ucraina, sanità e tassazione a ricchi e super Paperoni.
Iniziamo dalla fine. La patrimoniale è uno dei cavalli di battaglia di Landini & C. che hanno messo nero su bianco una proposta che colpisce mezzo milione di persone e prevede un’imposta annuale progressiva sulle ricchezze superiori a 2 milioni di euro. Si parte dall’1% e si arriva fino al 3,5% a seconda degli scaglioni.
Ma non è questo il punto. Avs a parte, il Pd non si è mai espresso in modo chiaro, ha spesso nicchiato, ma senza sposare in toto l’introduzione di un nuovo contributo sul patrimonio. Mentre Conte ha sempre evidenziato di aver preso in considerazione la tassa e di considerarla controproducente. Cosa diranno adesso al compagno Maurizio?
E cosa diranno al compagno Maurizio, che insiste per aumentare le aliquote su rendita finanziaria (oggi è fissa al 26% e la Cgil la vorrebbe progressiva) e successione?
Il tema dei salari
Capitolo salari: qui la faccenda si complica. La posizione di Landini sul salario minimo è più complessa di quello che potrebbe sembrare. Se parliamo di un titolo di giornale o di programma, suona perfetto. Stabilire per legge che per ogni ora lavorata non si può guadagnare meno di 10 euro (la cifra è indicativa).
Ma poi ti devi scontrare con gli industriali che questa cifra devono sborsarla e con i quali a oggi la Cgil non intrattiene un cattivo rapporto, e soprattutto con la perdita di potere delle parti sociali che sono da sempre restie a mollare un grosso elemento di contrattazione.
Insomma, siamo pronti a scommettere che il titolo del salario minimo resterà centrale nell’agenda politica, ma poi, quando si tratterà di metterlo a terra, ci saranno delle sorprese.
La Cgil e la sanità
Difficili da prevedere sul dossier sanità. Lo storytelling che la destra toglie al pubblico per favorire il privato fa breccia e nessuno vuol, metterlo in discussione. Ci gusteremmo invece volentieri con tanto di popcorn e seduta sul divano, la discussione sull’Ucraina. Che sia l’argomento più divisivo nel campo largo è arcinoto.
Non si sa, invece, che una grossa fetta della Cgil è vicina Mosca e che vede come fumo negli occhi le sanzioni e l’invio di armi a Kiev. Insomma, ha una posizione più contiana che dem.
Chi è vicino alle cose della Cgil sa bene quanto abbia fatto discutere l’invito a Jeffrey Sachs, economista della Columbia University e Advisor Ono, di certo non ostile alle rivendicazioni della Russia di Putin, all’iniziativa «I fondamentali dell’economia e della finanza nel contesto attuale e futuro – Per il Programma fondamentale della Cgil», promossa dal sindacato nazionale e e dalla Fondazione Di Vittorio lo scorso 2 ottobre.
Difficile se ne discuta il 5 novembre ma quasi sicuramente nel grande patto tra campo largo e sindacato, che parte dalle primarie e arriva al voto nel 2027 passando per le piazze, entreranno in gioco alcuni nomi forti del sindacato desiderosi di compiere il grande salto nell’agone della politica.
Di certo Pd ed M5s devono prestare attenzione alla inconciliabilità dei due elettorati. Secondo Alessandra Ghisleri, sondaggio Only Numbers realizzato per Porta a Porta, i due elettorali non si sopportano. Insomma, non è affatto detto che in caso di successo degli uni, gli altri votino in modo compatto.
Ballerebbero due punti percentuali da una parte e dall’altra. Non pochi in un’elezione che dovrebbe giocarsi sul filo degli zero virgola.
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