Nelle fotografie non figura mai, ma Maurizio Landini è il vero playmaker del campo largo in materia economica. Del resto, perché sorprendersi? È lui il perno delle critiche alla manovra che il governo sta scrivendo.
È lui a stare al centro della scena con gli scioperi generali che ha indetto senza badare troppo al clima incandescente delle piazze italiane.
Ed è sempre lui a tenere i rapporti, con contatti frequenti, sia con Elly Schlein sia con Giuseppe Conte, senza trascurare Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Certo, a soffrire sono i centristi ma quelli – a quanto pare – sono marginali nel dibattito.
Landini ferma il Paese e urla i suoi no: no alla guerra, no alle misure che il Mef consegna a Palazzo Chigi. Dunque a che serve posare nelle fotografie quando occupa l’intera scena dell’opposizione?
La Cgil detta lo spartito contro la manovra: «Abbandonati il 92% di lavoratori e pensionati»
All’indomani del via libera del Consiglio dei ministri alla manovra, la Cgil ha già consegnato all’opposizione il suo spartito.
Il segretario confederale, Christian Ferrari, lo ha messo nero su bianco con una nota che sembra essere la scaletta delle prossime critiche: il governo avrebbe abbandonato il 92% di lavoratori e pensionati per fare un favore alle partite Iva.
Secondo il sindacato rosso, da una parte ci sarebbe il professionista con 100.000 euro che paga 8.658 euro di tasse, dall’altra il dipendente da 51.000 che ne paga 14.030, così che il primo risparmia 10.000 euro, il secondo 100.
Sono parole che, bene o male, già abbiamo sentito nello sciopero del 17 ottobre e che i capi di Pd e 5 stelle stanno facendo proprie nei vari talk dove si comincia a masticare la manovra; e non è un caso che in quella piazza ci fosse tutta l’ala sinistra del campo Largo.
La Cgil, insomma, fornisce numeri e cornice, i partiti ne ricavano lo slogan, non curanti del pericolo di scatenare una guerra nelle fasce basse della popolazione, cioè coloro che – va ammesso – sono invece il focus principale del centrodestra.
Dipendenti contro partite Iva: la sinistra alimenta una guerra tra poveri
Così, mentre il governo si è preoccupato di dare un segnale concreto, nel limite delle solite avvertenze dell’Europa, alle istanze sociali per generare una risposta agli effetti delle crisi internazionali, la sinistra rovescia il tavolo e si limita a criticare, a fare scioperi e soffiare sul fuoco.
A che serve mettere il dipendente contro il professionista? Trasformare una discussione sul fisco in una contrapposizione tra categorie, facendo finta di non vedere che, nella grande maggioranza dei casi, condividono la stessa condizione: redditi medi erosi dall’inflazione, servizi pubblici in affanno, nessun patrimonio alle spalle.
La partita Iva da 90.000 euro di fatturato non è il «padrone», ma la dialettica impostata da Landini, di fatto, lo trasforma in un bersaglio di polemiche: bella roba.
Qui stiamo parlando di un ingegnere, un architetto, un informatico, una fisioterapista che si pagano da soli i contributi. Non hanno tredicesima né Tfr, non hanno malattia retribuita né ferie pagate e se perdono un cliente, perdono il reddito.
Additarli come i privilegiati di turno solo perché il governo ha – giustamente – pensato di agevolarli fiscalmente, significa alimentare una guerra tra «poveri», con un lessico che strizza l’occhio al conflitto di classe. Mentre qualcuno si è messo in testa di stressare le piazze con provocazioni alle forze dell’ordine.
Anche i conti andrebbero maneggiati con più prudenza. Il confronto della Cgil mette sullo stesso piano due grandezze diverse.
Il regime forfettario e i conti della Cgil: il confronto fiscale che non regge
Da un lato ci sono i compensi lordi di un forfettario, tassati con un’imposta sostitutiva dopo un abbattimento forfettario dei costi. Dall’altro c’è lo stipendio di un dipendente, trattato come se fosse tutto imponibile Irpef.
Ne esce un’immagine efficace per un volantino, meno per un dibattito serio. E veniamo al presunto regalo. Il tetto di 85.000 euro è in vigore dal 2023. Da allora l’inflazione ha cumulato quasi il 9%: una parte consistente dell’innalzamento a 100.000 euro è recupero di potere d’acquisto.
Tra l’altro, per rispettare la direttiva europea, chi supererà gli 85.000 euro perderà le semplificazioni Iva, uno dei principali vantaggi del regime.
Per farla breve, mentre la sinistra armeggia vecchi schemi nella speranza di capitalizzare il malcontento, il governo ha deciso di predisporre una manovra dal forte impatto sociale, dando robustezza a quelle partite Iva che maggiormente soffrono una situazione generata dalle tensioni internazionali.
Il gioco di Landini che la sinistra fa proprio punta a dividere dipendenti e pensionati da una parte, puntando un indice minaccioso contro i lavoratori autonomi, nella speranza di avere le piazze piene di affezionati ma anche zuppe di rancore.
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