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Pedro Sánchez e Matteo Renzi (Ansa)

«L’obbligo primario del governo è quello di ripristinare la fiducia del pubblico nell’alta velocità il prima possibile e a qualsiasi costo», ha dichiarato Pedro Sánchez intervenendo a Barcellona al forum World in Progress (Wip), il mondo in progresso.

Il premier, però, non ha utilizzato un treno bensì un jet Falcon per spostarsi da Madrid alla capitale catalana, non dando un buon esempio e attirandosi feroci commenti sui social. Non c’è nulla da fare, sembra proprio che Sánchez «el guapo», il bello, lavori al contrario per tentare di risalire un po’ i sondaggi.

Il Psoe crolla nei sondaggi, il Pp e Vox avanzano

Il barometro Sigma Dos aggiornato per El Mundo mostra che dopo l’incidente ferroviario il Psoe è sceso sotto il 25% dei voti (24,6%) e la soglia dei 100 seggi. Nel frattempo, il Pp guidato da Alberto Núñez Feijóo riprende la sua ascesa, otterrebbe il 31,1% dei voti e 133-139 rappresentanti; Vox si aggiudicherebbe il 19,3%, tra 63 e 69 seggi.

L’intervento del premier al forum doveva essere innanzitutto di conforto per le persone coinvolte nel disastro ferroviario della scorsa settimana a Urda (Toledo), in quanto ha annunciato un decreto che verrà approvato oggi dal Consiglio dei ministri, con indennizzi per la perdita del lavoro e anticipi di risarcimento, però si è subito trasformato in un momento elettorale.

Ha detto che ci saranno «tagli ai servizi pubblici», se non riuscirà a rimanere al potere dopo le elezioni del 29 novembre, e ha messo in guardia contro l’ultradestra che «si consolida là dove la destra tradizionale decide di appoggiarsi a essa».

Messaggio indirizzato al Partito polare e ai possibili accordi con Vox. La Spagna, ha dichiarato, «è governata dalla Spagna, non da Washington, Tel Aviv, Mosca o Buenos Aires», accusando l’estrema destra europea di essere «asservita a leader e oligarchi stranieri» che sarebbero coloro che «li finanziano e ne dettano le azioni».

Il premier spagnolo attacca la destra e rilancia il ruolo dell’Europa

Ha puntato il dito contro «i discorsi che banalizzano l’odio» e invitato ad avere «molta più Europa», sottolineando che la Ue «è faro morale per l’umanità, una tavola di salvezza di diritti umani, di democrazia, di coesione sociale e territoriale».

Per rafforzare le sue tesi, ha perfino citato la decisione di acquistare vaccino Covid da parte della Commissione europea, che a suo dire è stata una «cooperazione vincente».

Al World in Progress è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, assieme all’ex primo ministro francese e sindaco di Le Havre Édouard Philippe. Entrambi hanno detto che sia una vittoria dell’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon, sia dell’estrema destra di Marine Le Pen sarebbe «un rischio per l’Europa perché i due leader non credono nella Ue».

Quando Philippe ha lamentato l’«italianizzazione» della politica francese, osservando che il Paese ha perso stabilità a causa dell’emergere di tre blocchi distinti, «che non hanno alcuna intenzione di collaborare», Renzi ha fornito la sua versione della vittoria del nostro premier alle elezioni del 2022.

Renzi difende Sánchez e attacca Meloni: «Ha governato per le divisioni della sinistra»

«Giorgia Meloni ha potuto governare 5 anni per le divisioni interne alla sinistra», ha dichiarato. «Meloni ha avuto la maggioranza dei voti del Parlamento, ma aveva solo il 26% dei voti degli italiani […] se oggi Meloni perde le elezioni sarà molto importante per la vita della classe media e per l’inflazione».

Il senatore di Italia viva crede che l’Ue debba unirsi contro Trump e l’ascesa dell’estrema destra «che utilizza problemi come l’inflazione, la crisi energetica per attaccare l’Europa, però sono problemi che arrivano dai governi di destra, uno di questi è quello degli Stati Uniti».

Renzi, dopo aver sostenuto che «la crescita del Pil spagnolo è quasi tre volte superiore a quella italiana» e che «negli ultimi quattro anni la Spagna ha fatto un lavoro di gran lunga migliore dell’Italia», si è detto convinto che Sánchez resisterà agli attacchi dell’estrema destra e riuscirà a «fare come Lula», il presidente rieletto in Brasile.

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