Scintille Fdi-Conte sulla commissione Covid. Giuseppi fa il bullo ma non dà una data
Giuseppe Conte (Ansa)

La faccia tosta, a volte, è una virtù, altre volte è semplicemente un talento. Giuseppe Conte sembra averne fatto una disciplina olimpica. Il giorno dopo il suo ultimo gioco di prestigio in commissione Covid, l’ex premier ha deciso infatti di passare direttamente al contrattacco.

Non solo ha evitato l’audizione, ma si è persino presentato come parte lesa. «Poco dopo le mie dimissioni, la mia audizione è stata sconvocata. Non certo da me. Finitela con questa buffonata. Sono disponibile anche nei prossimi giorni, anche per tutta l’estate». E poi la chiusura, dal sapore vagamente intimidatorio: «Tenetevi liberi per un po’ di giorni, perché non basterà solo qualche ora di audizione. A presto, Fratelli d’ignavia».

Ora, non è chiaro se quel «tenetevi liberi per un po’ di giorni» sia una promessa o una minaccia. È chiarissimo, invece, ciò che Conte continua accuratamente a omettere: gli uffici della commissione Covid e il presidente Marco Lisei gli avevano chiesto, nelle settimane precedenti, di indicare un’altra data utile per l’audizione. Le alternative c’erano, ma dal leader del M5s non è arrivata alcuna risposta, fino a quando lui ha comunicato la propria disponibilità soltanto per il 4 e il 5 agosto: gli unici giorni in cui, con l’Aula impegnata nelle votazioni, il regolamento impediva di riunire la commissione. Un tempismo perfetto. L’ex premier aveva perfino dato appuntamento ai suoi follower per seguire la diretta streaming della seduta, annullata.

Non stupisce, quindi, la reazione del capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha definito la vicenda «un atto vergognoso per il prestigio di Conte». Bignami ha inoltre ricordato che Lisei, «per cortesia istituzionale», gli aveva lasciato la possibilità di scegliere la data. In cambio, sostiene, è arrivato «questo vergognoso gioco di prestigio con lo spettacolo indecoroso tenutosi ieri in Aula e questo è il modo con cui viene ripagata la presidenza della commissione Covid. Io non sono il presidente, ma se lo fossi», ha spiegato, «convocherei, non chiedendo più a Conte la disponibilità di date, perché abbiamo visto come usa questa disponibilità. Bisogna che Giuseppe Conte si metta il cuore in pace e venga a rispondere alle domande che gli dobbiamo fare», ha commentato Bignami.

Su quando sarà possibile programmare di nuovo l’audizione dell’ex premier, ha risposto: «Secondo me si può fare anche il 10, 11, 12, 13, 14, 15 agosto. Non cambia niente». Dal Movimento 5 Stelle è arrivato immediatamente un pregevole esercizio di inversione delle responsabilità: il vicepresidente Michele Gubitosa, che è subentrato a Conte in commissione Covid, ha accusato Fdi di mentire, sostenendo che le dimissioni del leader grillino dimostrerebbero la sua volontà di essere ascoltato. A questo punto però il problema non sono le dimissioni, ma tutto ciò che le ha precedute.

Se Conte avesse davvero avuto tanta fretta di presentarsi in commissione Covid, avrebbe semplicemente scelto altre date. Invece ha taciuto per settimane, salvo rispondere soltanto quando il regolamento rendeva impossibile convocarlo. Più che una coincidenza, una coreografia. Del resto Bignami lo aveva persino previsto con un’ironia che i fatti hanno puntualmente confermato: «Non perché abbia doti divinatorie, ma perché Conte, con un gioco di prestigio, è riuscito ancora una volta a scomparire dalla commissione Covid». E la domanda resta la stessa: «Giuseppe, perché scappa? Agosto è lungo e noi siamo qui ad aspettarlo».

Sulla stessa linea anche Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fdi in commissione Covid, che ha accusato apertamente il Movimento 5 stelle di «mentire sapendo di mentire». La parlamentare ha allargato il ragionamento alla gestione della pandemia, richiamando il piano pandemico, i verbali del Comitato tecnico-scientifico e le decisioni assunte durante il lockdown. Il punto, alla fine, è persino più semplice della polemica politica.

Conte può legittimamente considerare la commissione Covid una perdita di tempo (e in effetti ci è andato soltanto una decina di volte in oltre due anni), può ritenerla una caccia alle streghe o un processo politico. Ma dovrebbe sapere che non è opportuno, soprattutto da ex premier, mettere in piedi un gioco di prestigio per evitare l’audizione e, 24 ore dopo, presentarsi come il campione della disponibilità, arrivando perfino ad accusare l’avversario politico di «comportamenti fanciulleschi». Per sostenere una tesi del genere serve una notevole fiducia nella memoria corta degli italiani.

E qui il problema smette di essere Giuseppe Conte e diventa qualcosa di più serio. Perché un ex presidente del Consiglio che trasforma l’accountability in un numero di illusionismo parlamentare non sta prendendo in giro Fratelli d’Italia, Lisei o Bignami ma tutti i cittadini. Chi ha guidato il Paese durante la più grande emergenza sanitaria del dopoguerra non deve rendere conto alla commissione Covid per fare un favore alla maggioranza ma perché gli italiani hanno il diritto di sapere. E quel diritto non dovrebbe dipendere dall’abilità dell’ex premier di scegliere, ogni volta, il giorno perfetto per scomparire.

Da non perdere

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin
Le Firme

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin

Le parole di Conte sulla necessità di parlare con Mosca hanno fatto uscire allo scoperto l’ipocrisia dell’opposizione. Dopo censure e liste di proscrizione contro i «filorussi», infatti, pure Avs sposa la linea del dialogo. Mentre il partito di Elly finge sgomento e strilla.

Chat di Delmastro, il campo largo fa lo show
Sinistra a pezzi

Chat di Delmastro, il campo largo fa lo show

Dopo il permesso negato dalla Giunta per il regolamento della Camera, in Aula l’opposizione si scatena. Con il M5s in prima fila, che srotola lo striscione: «Aprite la cassaforte!». Devis Dori (Avs) parla di «inedito scontro istituzionale». Pd: «Gravissimo».