La risoluzione contro il riarmo mette a nudo le due anime dem
Lorenzo Guerini (Ansa)

Campo largo, campo stretto, campo minato. Sicuramente è campato in aria. Nessuna base, nessun pilastro né idea comune a cementificare un’opposizione che per la segretaria del Pd Elly Schlein dovrebbe essere «testardamente unitaria».

Eppure ancora una volta si è persa l’occasione di presentare una risoluzione unitaria, ancora una volta a dividere sono i temi di politica estera. Questa volta il tema erano i finanziamenti per la difesa.

Ieri mattina Dolores Bevilacqua del Movimento 5 stelle annunciava candidamente a Roberto Vicaretti su Rainews che il campo largo avrebbe presentato una risoluzione unitaria per dire «no al riarmo». Fatalmente è avvenuto l’esatto contrario. La risoluzione non è stata presentata per problemi di regolamento, ma buona parte del Pd, quella riformista, avrebbe votato contro.

Dopo le tensioni dei giorni scorsi a distanza tra Schlein e Conte, adesso sono i dem a giungere al nodo del pettine. Fuori o dentro. I riformisti del Pd hanno votato a favore degli impegni per il Safe contenuti nelle risoluzioni di +Europa e Iv astenendosi invece sulla risoluzione di Azione. I deputati riformisti Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino hanno votato poi contro la risoluzione del governo e contro quella presentata dal partito del generale Roberto Vannacci, Futuro nazionale. Le indicazioni del Pd per i parlamentari era quella di astenersi su Italia Viva e +Europa e votare no ai documenti di Azione, maggioranza e FnV.

«Dicono di fare la mozione unitaria con Conte e Avs ma siccome è invotabile per i contenuti poi non la mettono ai voti servendosi di un cavillo. Ma quante umiliazioni ancora devono sopportare gli europeisti e i riformisti del Pd, quanti bocconi indigesti devono ancora ingoiare in nome di una alleanza che qualcuno vuole a tutti i costi?» scrive su X il vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, da poco uscita dal Pd. «Sul cavillo: la risoluzione è stata considerata preclusa dall’approvazione di quella di maggioranza. La cosa decisamente anomala è che a essere considerata preclusa è stata solo la risoluzione di Pd-M5s e Avs, non quelle di Azione, Iv, +Europa. Una cosa che assomiglia molto al gioco delle tre carte».

Ha ragione Picierno, non è un caso ma il frutto, o meglio il risultato di una strategia ben precisa elaborata da Conte: spaccare il Pd per costringerlo a orientarsi più a sinistra. Per Schlein, ha parlato il responsabile agli Esteri Peppe Provenzano che sulla risoluzione unitaria la mette così: «Abbiamo presentato una risoluzione sullo scostamento che abbiamo costruito con altre forze di opposizione e che contiene le posizioni già più volte espresse e formulazioni che abbiamo già votato in mozioni unitarie recentemente con tutte le forze di opposizione della nostra alleanza». Quindi il no al 5% del Pil per la Nato, il no «alla corsa al riarmo dei singoli Stati mentre sosteniamo la necessità di costruire una vera difesa europea. Sono le nostre battaglie di tutti questi mesi».

Alla Camera interviene  Conte durante le dichiarazioni di voto: «Il progetto progressista significa una vera alternativa alla politica del riarmo che state perseguendo. Il Movimento 5 stelle oggi, insieme alle altre forze che sono in questo lato di questo emiciclo, dice convintamente no al riarmo. È un no che esprime una visione completamente alternativa». A chi gli chiede in Transatlantico se la considera una sua vittoria risponde: «Nessuna vittoria. Qui si parla di politica. Non è una gara». Eppure c’è Avs che parte alla rincorsa rimarcando il proprio apporto alla sintesi raggiunta nel documento. «Noi di Avs abbiamo contribuito da protagonisti a scrivere la risoluzione parlamentare unitaria» ha ricordato Nicola Fratoianni aggiungendo di averla «voluta fortemente».

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