Tutti a lezione dal professor Landini: seduti composti, senza sovrapporre le voci, allineati e coperti come scolaretti, i leader del centrosinistra si presentano al Teatro Brancaccio di Roma per partecipare a una tavola rotonda organizzata dalla Cgil. Sul palco, uno accanto all’altro, oltre ovviamente a Maurizio Landini, ci sono Riccardo Magi, Maria Elena Boschi, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Matteo Renzi evita accuratamente di farsi vedere sullo stesso palco di Conte, e manda in avanscoperta la fidatissima Meb.
È il secondo cerchio del centrosinistra: il primo è composto solo da Pd, M5s e Avs; ieri si sono aggiunti Più Europa e Italia viva; al primo tavolo del programma, in video conferenza, domani, si uniranno anche Più Uno, Progetto Civico e il Psi (Rifondazione comunista che pure fa parte della coalizione per ora resta in panchina). Che sia Landini il leader ombra (a proposito, che oscurità in quel teatro) del centrosinistra è noto, e tocca a Fratoianni ufficializzarlo: «Il programma della Cgil», sostiene il co-leader di Avs, «può essere un punto di partenza. Andremo in piazza insieme per annunciare il programma dell’alternativa e dire no a una manovra sbagliata».
Landini propone 25 miliardi, ma i conti non tornano
Bene, anzi malissimo! Il professore Landini, infatti, sull’argomento più succulento della conversazione, ovvero la patrimoniale, sbaglia i calcoli: «I soldi», arringa il capo della Cgil, «si vanno a prendere dove sono. Noi l’abbiamo chiamato contributo di solidarietà, sono pronto a discuterne. Ci sono 500.000 persone che hanno un reddito netto annuo di 2 milioni di euro, noi abbiamo fatto un calcolo: se a queste persone si chiede un contributo dell’1%, e può essere progressivo anche quello, si determinerebbero 25 miliardi che poi si possono investire per la scuola, per la sanità, per il lavoro e le politiche industriali.
Banalmente dico, ma se uno ha 2 milioni di reddito all’anno e paga anche 20.000 euro di tasse in più, ma che c… gli cambia». Bene, anzi malissimo! Landini, infatti, toppa clamorosamente i conti. Il dato delle 500.000 persone che in Italia hanno redditi annuali di 2 milioni è totalmente inventato. Sono poco meno di 60.000 in tutto, infatti, gli italiani che hanno un reddito annuo di oltre 300.000 euro e tra l’altro lordi.
Bonelli cambia nome alla patrimoniale
Se questo è il professore, figuriamoci gli studenti: intanto, al di là delle solite banalità, il tema della patrimoniale è quello più interessante, e pure quello che vede il centrosinistra ancora diviso al proprio interno. Bonelli propone un maquillage grammaticale: «Sulla patrimoniale», dice, «la proposta di Avs è chiara, riguarda 50.000 persone, le modalità per fermare la fuga dei capitali si trovano. Chiamiamola contributo di solidarietà, che non spaventa come la parola patrimoniale». Sarebbe come dire se non vi piace Bonelli scrivete sulla scheda Angelo ma votatelo lo stesso.
Magi rilancia la tassa di successione e la cannabis
Riccardo Magi ha una proposta stupefacente: «C’è chi propone la patrimoniale», sottolinea il leader di Più Europa, «non ho una chiusura pregiudiziale, ho solo dubbi sull’efficacia di questo strumento. La progressività, poi, deve riguardare anche le tasse di successione. E poi una grande patrimoniale nei confronti della criminalità organizzata che si chiama legalizzazione della cannabis». Aumentare la tassa di successione, un balzello odiato in tutto il mondo, che il mai troppo rimpianto Silvio Berlusconi abolì completamente nel 2001 e Romano Prodi reintrodusse nel 2006: si spera che Magi, prima di proporre una follia del genere, si sia fatto una cannetta.
Boschi e Conte frenano sulla patrimoniale
Ma andiamo avanti: Maria Elena Boschi sulla patrimoniale esprime perplessità: «Anch’io come Riccardo Magi», argomenta la Boschi, «ho qualche dubbio sulla patrimoniale. I patrimoni più alti sono quelli più facili da spostare, nel momento in cui lasciano il paese poi tu perdi anche quella tassazione che hai oggi. Quindi ragioniamo su quali sono gli strumenti più efficaci». Ironia della sorte, la Meb è sulla stessa lunghezza d’onda di Giuseppe Conte, il più acerrimo avversario di Italia viva: «Il problema della patrimoniale: non è una questione ideologica», dice il leader del M5s, «però se fosse così semplice, allora come mai dove è stata introdotta non ha portato risorse nelle casse dello Stato? È stata fatta in tanti paesi europei.
Quindi parliamone insieme, se volete facciamo un seminario sulla patrimoniale, discutiamone concretamente però, vediamola anche in questa ricerca comparativa perché non ha funzionato. Ci sono due problemi: primo valutare i patrimoni, sono nati dei contenziosi ed a un certo punto lo Stato ha dovuto rinunciare; e secondo», aggiunge Conte, «ovviamente, chi ha più soldi, a quel livello, non è che sta piantato in una cittadina di provincia, è una ricchezza che travalica i confini nazionali e quindi è facilmente occultabile e mobile. Ma parliamone». Un seminario sulla patrimoniale: Conte o prende in giro gli alleati o vive in una dimensione parallela.
Schlein: «Siamo favorevoli a tassare i super ricchi»
E la Schlein? «Siamo favorevoli a tassare i super ricchi», sottolinea la segretaria del Pd, «una battaglia che abbiamo portato avanti in Europa. La destra ci dovrebbe spiegare perché in manovra ha introdotto una tassazione sui patrimoni in uscita, non per chi trasferisce 5 milioni, ma per chi trasferisce 800.000 euro. Noi non vogliamo alzare le tasse al ceto medio. Dobbiamo sancire in Europa un principio per cui le tasse si pagano dove si fanno i profitti». Aumentare le tasse è l’unica cosa sulla quale i leader del centrosinistra sono tutti d’accordo, la distinzione è sul come….
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