• Sta per arrivare nelle classi dell’Umbria un test per indottrinare i ragazzi di 12 anni. Dovranno dichiarare l’orientamento sessuale e le loro opinioni.
  • Il Comune adotta il metodo per «correggere» i docenti e creare bambini non sessisti.
  • Per l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria la campagna contro l’utero in affitto non viola nessun codice. I promotori: «Ora la Raggi si scusi con noi per la censura».

Lo speciale contiene tre articoli.

Alle coppie dello stesso sesso dovrebbe essere consentito di adottare bambini? Gay e lesbiche hanno ancora bisogno di manifestare per la parità dei diritti? Come definiresti il tuo orientamento sessuale? Sono solo alcune delle domande contenute nel test messo a punto dal Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione dell’università di Perugia e proposto, dopo approvazione dell’ufficio scolastico regionale dell’Umbria, a 54 istituti scolastici della Regione. L’iniziativa è stata presentata come un progetto di ricerca sul bullismo omofobico e ha lo scopo di «garantire la sicurezza e il benessere dei vostri figli».

Lo scorso 6 novembre, presso l’ateneo umbro, è stato compiuto il sorteggio delle classi in cui sarà somministrato il questionario. Si tratta di terze della scuola secondaria di primo grado (ovvero le terze medie) e quarte della scuola secondaria di secondo grado (quarte superiori), che in queste settimane sono chiamate a decidere se partecipare alla ricerca. In pratica, a bambini di 12-13 anni e ai ragazzini di 17, verranno poste domande invadenti in un età molto delicata in cui si stanno formando sia l’identità sessuale sia i convincimenti su temi sensibili che rientrano nella sfera educativa familiare, come ha riconosciuto la recente circolare del ministero dell’Istruzione sull’obbligatorietà del consenso informato.

Ma per comprendere quanto sia invasiva questa ricerca, che indaga in profondità le opinioni personali di alunni appena adolescenti, bisogna partire fin dalle prime domande che fanno un ritratto della composizione del nucleo familiare del ragazzo. Si chiede infatti di specificare la cittadinanza dei genitori. Poi si passa a una sfera delicatissima, l’appartenenza a una confessione religiosa e quale sia l’intensità del rapporto con essa (credente e praticante, credente ma non praticante, eccetera). Dopo è la volta dell’orientamento politico, che va indicato da una scala che va da «estrema destra» a «estrema sinistra», passando per il «centro».

Senza andare oltre, ce n’è già abbastanza per interrogarsi su dove vuole andare a parare un test sull’omofobia che inizia scandagliando i principi religiosi e politici di alunni minorenni. Ma è subito dopo che la ricerca entra per nel campo dell’assurdo se si considera l’età degli intervistati. La quattordicesima domanda del questionario recita testualmente: «Come definiresti il tuo orientamento sessuale?». Le risposte multiple da segnare con una croce proposte ai ragazzini delle medie sono le seguenti: «Esclusivamente eterosessuale»; «Prevalentemente eterosessuale»; «Bisessuale»; «Prevalentemente omosessuale»; «Esclusivamente omosessuale»; «Asessuale». Sì, avete letto bene, a degli alunni appena entrati nella pubertà si chiede se sono asessuali. Terminate le domande che fotografano direttamente l’identità della persona, si passa a una lunghissima serie di affermazioni: rispetto a ciascuna di esse bisogna indicare quanto si è in disaccordo, o in accordo, barrando una scala che va da 0 a 5.

Le perplessità sulle reali finalità del test e sui possibili pregiudizi che potrebbero stare alla base di esso sovvengono fin dalla prima affermazione da valutare sulla scala: «per quanto realizzato sia, un uomo non è mai veramente completo come persona se non ha l’amore di una donna»; e poi ancora «nelle calamità le donne dovrebbero essere salvate prima degli uomini», «molte donne interpretano osservazioni o atti innocui come maschilisti», «le donne dovrebbero essere coccolate e protette dagli uomini». Insomma, cosa c’entra tutto questo con il bullismo omofobico? Avere come priorità della propria vita la relazione con una donna e sacrificarsi per essa ha qualche legame con il bullismo?

Questo non è dato saperlo anche se nella pagina che spiega il test alle scuole si parla di rilevazione statistica che i ragazzi e le ragazze hanno nei confronti delle diversità «etniche», di «orientamento sessuale», degli «stereotipi di genere» e della «percezione relativa al bullismo».

Proseguendo il test si incontrano delle affermazioni che agli occhi di un adulto appaio subito provocatorie, ma che possono essere equivocate da dei ragazzini: «Ci sono delle donne che provano piacere a provocare gli uomini mostrandosi sessualmente disponibili e rifiutando poi i loro approcci», «Le femministe pretendono dagli uomini cose irragionevoli».

Si arriva quindi alla valutazione del gruppo di affermazioni sulla sfera dell’omosessualità, alcune delle quali riguardano anche il tema dell’omogenitorialità: «Alle coppie dello stesso sesso dovrebbe essere consentito adottare bambini allo stesso modo delle coppie eterosessuali», «un uomo gay può essere un buon genitore».

Infine, non poteva mancare anche un parte dedicata all’immigrazione con qualche esplicito riferimento alla politica nazionale. Le affermazioni su cui esprimere un giudizio iniziano subito con «la maggior parte dei politici si preoccupa troppo degli immigrati e non abbastanza dell’italiano medio», «gli immigrati occupano posti di lavoro che spetterebbero agli italiani». Ci sono inoltre domande dirette: «Quanto spesso ti sei sentito solidale con gli immigrati che vivono qui?».

Il questionario ha già scatenato un putiferio sul territorio umbro. Molte le proteste di cui si è fatto portavoce il senatore della Lega, Simone Pillon, che oggi presenterà un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. Pillon parla di alunni usati «come cavie da laboratorio per l’indottrinamento gender». Critico anche il comitato locale del Family day, che ha convogliato le proteste di alcuni genitori: «Le domande investono temi delicatissimi come l’orientamento sessuale, passando su tale aspetto implicitamente un messaggio di approvazione acritica della fluidità sessuale: per questo ribadiamo che nessuna ricerca, anche se fosse mossa dai più nobili fini, può superare il primato educativo dei genitori».


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